Quando è morto il latino?

Quante volte avete sentito dire che il latino è una lingua morta? Moltissime. Lo dicono i professori al liceo, i ragazzi che lo odiano, alcuni manuali universitari. Ed è sicuramente vero. Ma la domanda è: come e quando è morto il latino? Ed è importante rispondere a questa domanda perché l’italiano deriva dal latino, certo non quello classico come quello di Cicerone, ma dal cosiddetto latino volgare.

In quanto tempo muore il latino?

vocabolario

Il latino è una lingua morta oggi, ma un po’ di secoli fa era certamente una lingua viva, anzi, vivissima. Inoltre sicuramente dobbiamo essere coscienti che non è facile esaurire la questione della nascita e della morte di una lingua.

Il passaggio da una lingua all’altra, infatti, è un fenomeno molto complesso, lungo e graduale.
Tra il latino di Cesare e Catullo e l’italiano contemporaneo, si contano vari importanti momenti linguistici. In breve, dal latino classico abbiamo il latino medievale, quello volgare, poi l’italiano volgare e infine quello attuale. Senza contare tutte le varianti regionali e dialettali che hanno lasciato piccoli e grandi segni, sia nei modelli scritti sia in quelli orali delle lingue elencate.

Così possiamo certamente affermare che dalla morte del latino alla nascita dell’italiano passano quasi dieci secoli. Alcuni profondissimi tentativi di sistematizzazioni (definendo la storia della nota ‘questione della lingua’) si ebbero da Dante, toccando Bembo, fino all’Ottocento con Manzoni e i Promessi Sposi

I primi documenti in volgare

I primi documenti in latino volgare risalgono al Medioevo, intorno al IX secolo. Certamente già a quell’epoca l’uso del dialetto era affermato; poi, con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, il latino classico era rimasto intatto soltanto nei testi scritti.

Quindi quando circa mille anni fa vennero redatti i primi documenti in latino volgare ci fu un’operazione linguistica non facile: mettere per iscritto una lingua orale. Certamente per quell’epoca, come ancora almeno cinque secoli dopo, il latino era la lingua della giurisprudenza. Ciò significa che, in giurisprudenza, era vivo anche dello scritto, oltre che nelle arringhe e nelle sentenze dei giudici, perché i processi erano costantemente verbalizzati.

latino

Il cosiddetto ‘atto di nascita’ della lingua italiana sarà il Placito Capuano, un documento notarile, contenente una formula legata ad un giuramento.
È ancora molto difficile in questa fase stabilire quale fosse la coscienza linguistica dello scrivente.

Anche solo da quello che abbiamo appena detto riguardo il rapporto tra uso del latino e linguaggio giuridico, capiamo che ogni settore della cultura e della vita sociale abbia avuto un rapporto particolare con la propria lingua madre.

La nascita di una lingua

Così, nel Medioevo, il latino è permeato da alcuni volgarismi. Nel Trecento Boccaccio scrive l’intero Decameron permettendo di conoscere per la prima in quella che sarà la storia della lingua italiana, un’opera nella quale sono sperimentati tutti i registri linguistici dello scritto (ma anche del parlato! Perché il capolavoro boccaccesco è ricco di personaggi molto attuali al tempo dello scrittore fiorentino).

Nel ‘400, con l’Umanesimo, si prende coscienza, tra i poeti e prosatori, di quali sia il rischio di parlare per sempre in una lingua diversa da quella che sempre coincise con il modello linguistico originario. Si arriva in questo modo nel ‘500 con la stabilizzazione della norma della lingua, o, almeno, ad un grande tentativo, con la redazione delle prime grammatiche; nel ‘600 vengono messi insieme i primi vocabolari e contemporaneamente la prosa scientifica, con Galileo, conosce il volgare italiano.

promessi sposi

Allora ci affacciamo al ‘700, con la diffusione dell’italiano nell’operistica, e arriviamo nell’800 con Manzoni e la famosa ‘risciacquatura dei panni in Arno’. Di lì a poco l’Unità d’Italia avrebbe mandato i nostri avi a scuola, e nel giro di qualche decennio ci ritroveremo nel ‘900 con i grandi capolavori della letteratura italiana, che oggi leggiamo persino tranquillamente sotto il nome di Calvino, senza chiederci quanto tempo abbiano viaggiato certe parole e da dove vengano, e dove andranno le nostre, di tutti i giorni, a finire, se quando diciamo che una lingua è morta è per dire che all’università è più conveniente iscriversi ad Economia.

Lisa Davide

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