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Georg Büchner, lo scrittore al servizio della verità

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La questione sociale, il contrasto tra ricchezza e povertà e il fallimento dell’impegno rivoluzionario del Vormärz fecero sorgere un profondo sconforto. Tale sentimento si riversò anche nelle pagine di Georg Büchner.

Nato nelle vicinanze di Darmstadt nel 1813, Georg Büchner era figlio di un medico. Seguendo la tradizione di famiglia, iniziò gli studi di medicina. A causa del suo impegno politico, fu costretto prima a rifugiarsi a Strasburgo e successivamente a Zurigo. Qui contrasse un’infezione e morì, appena ventiquattrenne, nel 1837.

Contrariamente alla maggior parte degli esponenti del Vormärz, che diedero testimonianza del loro impegno rivoluzionario soprattutto nei dibattiti letterari, Büchner si impegnò personalmente nelle lotte politiche. Si rifiutò di essere considerato un membro della Giovane Germania, ritenendo ingenui i letterati appartenenti a questo movimento, Heine compreso.

La lotta politica di Georg Büchner

Georg Büchner
Georg Büchner

Büchner era convinto della necessità di impegnarsi in prima persona per i propri ideali politici. La letteratura forniva a Büchner la base della sua missione politica. Per la stesura del Messaggero dell’Assia, un libello che incitava alla ribellione contro il granduca d’Assia, Georg Büchner raccolse materiale sullo sfruttamento dei contadini, scelse nel Vangelo i punti che parlavano dell’ira di Dio contro i ricchi e iniziò la sua accusa contro i residui del sistema feudale.

Purtroppo la soffiata di una spia mandò a monte la diffusione del libello, e Büchner riuscì a malapena a sfuggire alla cattura. Dal comportamento dei sudditi, che consegnarono obbedienti il libello alle autorità, emerge chiaramente quanto illusoria fosse la speranza di sollevare una rivolta in Assia.

La morte di Danton: l’uomo burattino della storia

A Strasburgo Büchner si occupò della rivoluzione francese e delle cause del suo fallimento, riflettendo soprattutto sul rapporto tra l’uomo e la storia. Egli si domandava se fosse l’attività dell’uomo a fare la storia e a cambiarne il corso, oppure se esso non fosse altro che un burattino manovrato dal destino. È attorno a questo interrogativo che si muove la sua opera prima, il dramma La morte di Danton (Dantons Tod, 1835).

Alla figura di Danton, uomo dal carattere meditativo e sensuale, dedito ai piaceri della vita, ma tormentato dal terrore scatenato dalla rivoluzione, si contrappone quella di Robespierre, un uomo di potere privo di scrupoli. Robespierre vuole imporre gli ideali della rivoluzione francese con la violenza. Ma non è forse lo stesso Robespierre una marionetta?

Lenz: il dramma di un poeta

Dell’ insensatezza della vita parla anche la novella Lenz, concepita sempre durante l’esilio forzato a Strasburgo. Per questo testo Georg Büchner ricorre nuovamente a documenti storici autentici relativi alla vicenda del poeta Lenz, esponente dello Sturm und Drang distrutto dalla schizofrenia.

Lenz aveva intrapreso nel 1778 un viaggio nei Vosgi per cercare aiuto presso il pastore pietista Oberlin, che godeva di una buona fama di medico. Oberlin descrisse in un diario la malattia del suo paziente. Sulla base di questo materiale, che Büchner era riuscito a procurarsi a Strasburgo, e delle sue conoscenze di medico, il poeta compose una novella magistrale.

Lenz, presentato all’inizio come un giovane molto simpatico, pieno di fiducia nell’umanità e dotato di sensibilità artistica, cade sempre più nel delirio fino a perdersi nella disperazione della depressione e dell’ateismo. Büchner si servì di Lenz per riprendere il discorso sul significato della vita. Per bocca del suo eroe, infatti il poeta pone domande radicali sul senso di tutte le cose.

Woyzeck: non c’è salvezza per nessuno

La sensazione di una mancata salvezza non esclude neppure il Woyzeck, l’ultima opera di Georg Büchner, rimasta allo stato di frammento. Anche in questo caso il soggetto è tratto da un avvenimento concreto. Nel 1824 un barbiere di Lipsia, dopo aver ucciso la sua convivente, fu condannato a morte.

Il Woyzeck di Büchner non è tanto un uomo reso cieco dalla gelosia, bensì una creatura maltrattata e offesa. Quest’uomo mentalmente limitato e sempre senza soldi, sfruttato nella vita come barbiere, deriso come soldato e preso in giro in continuazione, deve subire per quattro soldi anche gli abusi di un medico che lo usa per i suoi esperimenti.

I suoi amici e commilitoni non lo capiscono, l’amante e convivente Maria gli volta le spalle e cede alle lusinghe di un ufficiale. A questo punto Woyzeck non riesce più a controllarsi e in un accesso di follia accoltella la ragazza. Nella novella di Büchner, dopo il delitto il protagonista getta il coltello sporco di sangue nel lago e nel disperato tentativo di far sparire l’arma del delitto nell’acqua sempre più profonda annega.

Pia C. Lombardi

Bibliografia

G. Büchner, Lenz, Adelphi, 1989.

G. Büchner, Teatro. La morte di Danton-Leonce e Lena-Woyzeck, Adelphi, 1978.

G. Büchner, Woyzeck. Testo tedesco a fronte, Garzanti, 2007.

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