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Crypta Neapolitana: la tomba di Virgilio a Napoli

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La Crypta Neapolitana (detta Grotta Vecchia o Romana; da qui i nomi delle circostanti Piedigrotta e Fuorigrotta) è un tunnel di epoca romana scavato nel tufo di Posillipo, ritenuto sede, secondo la leggenda, della tomba di Virgilio.

La Crypta Neapolitana: i dati storici

Attenendoci ai dati puramente storici, sappiamo da Strabone che la Crypta Neapolitana fu fatta scavare dal liberto Lucio Cocceio Aucto durante gli anni delle guerre civili (quindi alla fine del I sec. a.C.) per volere di Agrippa, il braccio destro di Augusto.

Il nome di Aucto, tuttavia, ci suona già familiare: fu sempre lui, infatti, a costruire la poi soprannominata Grotta di Seiano, oltre alla Grotta di Cocceio e alla Crypta Romana a Cuma. L’intenzione di Agrippa (e di Augusto dietro di lui) era quella di rendere più accessibile e percorribile la costa campana, per ottenerne un vantaggio nella guerra civile.

Il risultato fu un’immensa galleria scavata nel tufo, lunga più di 700 metri, che collegava Neapolis e Puteoli, i due porti campani. La Crypta Neapolitana, dunque, rappresentava una strada “statale” a tutti gli effetti: è riportata infatti anche nella Tabula Peutingeriana, copia medievale di una “carta stradale” romana.

…e le leggende religiose

Altre testimonianze sulla Crypta scivolano più nella leggenda: già Seneca, in una lettera a Lucilio, ne parla come di una grotta buia e angusta, e Petronio, che ambienta il suo Satyricon anche in Campania, la definisce sede del culto di Priapo, dunque di riti orgiastici notturni.

Crypta Neapolitana
Mitra Tauroctono

Grazie a degli scavi condotti in età aragonese, fu trovato nella Crypta Neapolitana un bassorilievo, risalente al III-IV sec. a.C., che rappresenta Mitra Tauroctono, cioè il dio Mitra mentre doma un toro, il suo animale.

Questa scoperta ha fatto ipotizzare ad alcuni che la grotta fosse impiegata in età tardo-antica come mitreo, cioè come tempio nascosto e buio dedicato a Mitra, dio del Sole. Da qui, tutta una serie di interpretazioni: l’acquedotto del Serino, che fiancheggiava la Crypta, sarebbe stato impiegato per le purificazioni, e le due entrate, durante gli equinozi, avrebbero fatto entrare luce da entrambi i lati, permettendo ai fedeli di venerare il Sole.

Virgilio a Napoli

La leggenda più nota tra tutte, però, coinvolge il poeta Virgilio che, come si sa, in epoca medievale entrò nei racconti di Napoli, e fu venerato come mago.

La tradizione riportata dalla Cronaca di Partenope, infatti, voleva che fosse stato Virgilio, attraverso le sue arti magiche, a scavare la grotta, e in una sola notte. Tale racconto si radicò così tanto che Roberto D’Angiò, scherzando, decise di sottoporre la questione al Petrarca, durante un suo viaggio a Napoli; il poeta gli avrebbe risposto: “Non mi è mai capitato di leggere che Virgilio fosse un tagliapietre!”.

Al di là della leggenda, il luogo è comunque legato alla vita (o meglio, alla morte) di Virgilio: la stessa Crypta Neapolitana, infatti, ha la sua principale entrata nel Parco Vergiliano a Piedigrotta (da non confondere con il Virgiliano!), dedicato al poeta mantovano in occasione del bimillenario del 1930.

La tomba di Virgilio

Crypta Neapolitana
Il colombario detto “tomba di Virgilio”

All’interno del Parco, inoltre, si dice sia collocata la Tomba di Virgilio. Essa è in realtà un colombario d’età augustea di ignota famiglia, attribuito da sempre alla memoria del poeta. Esternamente al parco, infatti, è collocata un’iscrizione fatta apporre già nel 1544 dai Canonici Regolari Lateranensi della vicina badia di Fuorigrotta, che recita:

“Qui cineres? Tumuli haec vestigia; conditur olim ille hic qui cecinit pascua, rura, duces.”

(Quali ceneri? Sono questi gli avanzi di un tumulo; qui fu una volta sepolto chi cantò i pascoli, i campi, gli eroi).

L’epigrafe ricalca chiaramente l’epitaffio di Virgilio, che secondo la leggenda egli avrebbe recitato in punto di morte, esprimendo così il desiderio di essere sepolto nella sua villa di Posillipo:

“Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc / Parthenope; cecini pascua, rura, duces.”

(Mantova mi generò, la Puglia mi trattenne, mi tiene ora Parthenope; ho cantato i pascoli, i campi e gli eroi)

Anche Leopardi volle ricordare la tomba di Virgilio nei suoi Paralipomeni, che così recitano, iscritti nel marmo del Parco:

“O se a Napoli presso, ove la tomba

Pon di Virgilio un’amorosa fede…”

Non solo Virgilio…

Ed è proprio Leopardi l’altro protagonista del Parco insieme a Virgilio. La Crypta Neapolitana, mai abbandonata nonostante i tanti secoli, ospita infatti anche le sue spoglie, che nel 1939 furono portate nel Parco dalla Chiesa di San Vitale a Fuorigrotta, oggi non più esistente.

È così chiaro il valore del sito, memoria non solo di un’antica epoca perduta, ma anche di un poeta mantovano che quell’epoca la visse, e seppe cantarla, e di uno italiano che, molti secoli dopo, trovò in essa e nei suoi vati un sollievo al dolore dell’esistenza.

Alessia Amante

Sitografia:

http://www.polomusealecampania.beniculturali.it/index.php/approfondimenti/60-parco-e-tomba-di-virgilio-sezioni/297-crypta-neapolitana

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