Home Filosofia moderna e contemporanea Filosofia del secondo Ottocento John Stuart Mill: l’utilitarismo, l’individuo e la bioetica

John Stuart Mill: l’utilitarismo, l’individuo e la bioetica

2707
Mill

John Stuart Mill (Londra, 1806 – Avignone, 1873), è stato un filosofo positivista ed empirista, il cui nome è associato alla tradizione del liberalismo e dell’utilitarismo. La libertà milliana  è stata anche d’ispirazione per una bioetica liberale, attenta al soggetto e al ruolo positivo che l’individuo e l’individualismo possono avere nella società.

Mill e l’utilitarismo: con Bentham e oltre Bentham

Jeremy Bentham concepisce il bene come piacere quantificabile. Tale piacere informa la felicità collettiva. Mill eredita l’edonismo di Bentham ma va anche oltre questo. Bentham, infatti, svuota le azioni di densità morale e non lascia posto al ruolo della coscienza nelle adesioni personali alla vita, agli ideali, al senso estetico e così via. Pur apprezzando Bentham e il suo interessante lavoro di smascheramento e di critica scettica, Mill predilige un edonismo qualitativo. La felicità è per il filosofo non solo una questione di piacere ma anche di gratificazione. Questa gratificazione non riguarda solo gli appetiti, ma le più elevate facoltà umane. Ciò nonostante Mill eredita da Bentham lo stesso approccio critico.

Ne La libertà (1859), infatti, egli giudica aspramente i meccanismi che scaturiscono dalle dottrine morali e dalle religioni che, nel loro progresso storico, diventano inevitabilmente irriflesse. Quando la fede diventa ereditaria, il pensiero non è più costretto  a esercitare le sue forze vitali sulle questioni con cui la sua fede lo confronta. Per usare le parole di Mill, si giunge al punto in cui la fede non ha più alcun rapporto con la vita interiore. Il pericolo è che i “credenti comuni” siano nel comportamento influenzati più da abitudini e credenze collettive che non da un sentimento autentico.

La libertà, l’individuo e la società

Per Mill l’individualità è un elemento positivo e centrale anche per la formazione del cittadino. La libertà milliana è un valore principe e virtuoso della società. Il filosofo cerca di capire che forma debba avere una società che tenga alla libertà come qualcosa che non è visibile solo in momenti circoscritti. Mill vede con chiarezza il ruolo di un “lavoro morale primario”[1], ovvero del lavoro compiuto nel conoscersi, per una società libera.

Grazie al “lavoro” , gli individui si costituiscono come soggetti che esercitano con libertà e creatività le proprie facoltà. La vita individuale è trasformata dal lavoro compiuto nel coltivarsi. Dobbiamo perciò visualizzare la relazione che l’io stabilisce con le sue credenze, con i piaceri e le condotte. Il recupero e la riabilitazione dell’individualità, dei piaceri e dei dolori, delle inclinazioni, delle preferenze e del lavoro morale primario, che sta alla base di una scelta libera, è pertanto un problema fondamentale.

Gli influssi di Mill sulla bioetica

In bioetica la nozione di autonomia viene veicolata mediante il riferimento a Kant o a Mill. Kant la considera l’imput della morale. Eppure la legge morale e l’imperativo categorico kantiani. Mill invece da all’autonomia l’unico limite del danno agli altri, facendosi autore perciò di un’ etica più permissiva.

La libertà milliana è in grado di forgiare e caratterizzare una società in cui, esercitandosi la soggettività in modi creativi, personali e inventivi, il lavoro morale primario venga riabilitato e restituito di senso e significato. Pertanto la teoria milliana della libertà è stata d’ispirazione per la bioetica pro-choice.

Eugenio Lecaldano è autore dell’introduzione all’edizione attualmente in circolazione di La Libertà. L’utilitarismo. L’asservimento delle donne. Egli ha tematizzato i pericoli dell’influsso della religione sulla bioetica. Secondo Lecaldano infatti una religione che abbia pretese universalistiche e normative in ambito bioetico, perde di vista la prassi. Esiste una larga parte della popolazione atea od agnostica e una larga fetta di scelte che esula dalle “dottrine”.

Anche il bioeticista Piergiorgio Donatelli, autore anch’egli di svariati contributi su Mill, tematizza in termini più politici e quasi foucaultiani la libertà milliana e il pericolo che l’etica diventi passiva. Queste argomentazioni insieme al discorso milliano sulla libertà hanno chiare ripercussioni su alcune tematiche della bioetica. Infatti la procreazione, la morte, la sessualità sono tutte sfere in cui, come scriveva Mill in La libertà, l’individuo è sovrano.

Rita Obliato

Note:

[1] Il termine non è milliano, esso è utilizzato da Piergiorgio Donatelli, che interpreta Mill in termini foucaultiani.

Bibliografia:

Donatelli P, Etica, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 2015

Donatelli P., La vita umana in prima persona, Laterza, Bari, 2012

Lecaldano E., Un’etica senza Dio, Laterza, Bari, 2005

Mill J. S., La libertà. L’utilitarismo. L’asservimento delle donne, BUR, 1999

MEDIA: http://www.bbc.co.uk

Commenti

Commenti

CONDIVIDI