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Amori divini: storie e miti di unioni tra uomini e dèi

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amori divini: ganimede e l'acquila

In occasione degli ultimi giorni della mostra “Amori divini”, in esposizione al Museo Archeologico Nazionale di Napoli fino al 16 ottobre, vogliamo riscoprire alcuni dei miti lì esposti meno conosciuti. La mostra presenta opere provenienti dai più famosi musei, dall’Hermitage di San Pietroburgo alle collezioni viennesi; non mancano pezzi di collezioni italiane dagli Uffizi fiorentini e dalle bellezze pompeiane. La struttura della mostra segue tematicamente le rappresentazioni in arte delle unioni tra divinità e uomini, e la conseguente metamorfosi di questi ultimi.

I miti presenti sono tra i più famosi: Leda e il cigno, Danae e la pioggia d’oro, Diana e Atteone. Ci sono tuttavia anche rappresentazioni di miti meno famosi che qui ci proponiamo di approfondire.

Ganimede e l’aquila

Ganimede è una figura della mitologia greca, figlio di Troo re dei Dardani e di Calliroe, una delle Naiadi. Principe del popolo troiano, il poeta Omero lo descrive come il più bello di tutti i mortali del suo tempo. La versione più famosa del mito narra che Zeus si invaghì del giovane e, trasformatosi in aquila, lo rapì alle pendici del monte Ida. Portatolo con sé sull’Olimpo il padre degli dèi lo rese suo coppiere. Ma Hera, gelosa dell’affetto del suo compagno Zeus per il giovane, giura odio eterno alla stirpe dei Troiani. Zeus allora pone Ganimede tra le stelle, sotto forma di costellazione dell’Acquario, accanto a quella dell’Aquila.

Salmacide e Ermafrodito

Il mito di Ermafrodito non è greco, ma è invenzione di Ovidio nelle Metamorfosi. Secondo il poeta latino il giovane, figlio di Hermes e Afrodite, era di bellissimo aspetto. Allevato sul monte Ida dalla Naiadi, all’età di quindici anni iniziò a girare il mondo e si ritrovò in Caria. Lì fu visto dalla ninfa Salmacide che se ne innamorò perdutamente, ma fu respinta. La ninfa stette di nascosto ad osservare il giovane finché quello non si spogliò per bagnarsi in una fonte. Non appena entrò in acqua la ninfa lo raggiunse e, avvinghiatasi a lui, pregò gli dèi di unirla per sempre al suo amato. La richiesta fu accolta e i due corpi si fusero in uno solo, formando una creatura di entrambi i sessi, metà maschio e metà femmina.amori divini: ermafrodito

Zeus e Callisto

Tra gli amori divini quello di Callisto è il più complesso. Callisto era una ninfa del corteo di Artemide. Zeus, vistala mentre si riposava in un bosco, se ne innamorò.
Il dio, per sedurre Callisto, consacrata ad Artemide e per questo vergine tenuta alla castità, decise di assumere le sembianze della stessa Artemide. Dopo qualche tempo Artemide, insieme a Callisto e al suo seguito, decise, dopo una battuta di caccia di riposarsi facendo un bagno presso una fonte. Callisto, oramai incinta, sulle prime esitò a spogliarsi per non svelare la perdita della verginità. Sfilatale la veste, la dea scoprì il tradimento. Scacciata Callisto, Artemide la trasformò in un’orsa (secondo un’altra versione a trasformare Callisto in orsa fu Hera, per vendicarsi del tradimento di Zeus, oppure fu lo stesso padre degli dèi a trasformare Callisto per sottrarla alla vendetta di Hera).
Hera riuscì a convincere Artemide ad uccidere la ninfa con una freccia. Dopo la morte Zeus trasformò Callisto nella costellazione dell’Orsa Maggiore.
Un’altra versione della morte della ninfa è connessa al figlio Arcade, nato dall’unione con Zeus. Questo, oramai quindicenne, s’imbatté nel corso di una battuta di caccia nell’orsa e, proprio quando stava per ucciderla, intervenne il padre degli dèi, trasformando madre e figlio nelle costellazioni dell’Orsa Maggiore e dell’Orsa Minore. Hera, ancora adirata, ottenne dal dio Oceano che le nuove costellazioni non potessero mai tramontare.catasterismo orsa maggiore

Amori divini proibiti e metamorfosi

Nell’immaginario mitico l’incontro tra uomini e dèi, come abbiamo visto, è causa di un cambiamento del corso normale degli eventi. Il dio di volta in volta protagonista muta aspetto per unirsi all’amato, o, viceversa, è quest’ultimo ad essere trasformato. Ciò comporta, implicitamente, che l’unione tra un dio e un uomo (gli “amori divini”) è un’eccezione alle regole della natura che non può restare senza conseguenze. L’uomo toccato dalla divinità non conserva mai il proprio stato precedente ma deve mutare condizione, molto spesso deve mutare anche la sua forma.

Catasterismi e assunzioni in cielo

Spesso l’esito di amori divini è un catasterismo, ovvero quando il personaggio di turno è assunto in cielo in forma di costellazione. Questa metamorfosi è generalmente nobilitante, come nel caso di Ganimede o di Callisto e Arcade. Altre volte invece è la conseguenza di una punizione divina, come del caso di Cassiopea. La bellissima regina infatti è condannata a sedere in cielo a testa in giù per il peccato di essersi detta più bella delle Nereidi. Nell’uno e nell’altro caso, episodi di catasterismo non sono affatto rari nella mitologia classica. Ancora oggi basta alzare gli occhi al cielo per vederne, luminose, le tracce.

Arianna Colurcio

 

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