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L’amor fati di Zeno Cosini: Svevo e Nietzsche

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Zeno Cosini

Zeno Cosini non è affatto “solo” un inetto: Svevo rielabora abilmente la filosofia di Nietzsche per colorire il suo protagonista di tratti superomistici.

Del personale rapporto di Italo Svevo con la filosofia si è molto parlato: la particolare forma di lotta per la vita che percorre i suoi romanzi è diretta discendente della lettura di Darwin; il senso di insoddisfazione che subito si sostituisce ad ogni effimero appagamento è  una chiara derivazione schopenhaueriana; la Coscienza di Zeno, infine, non esisterebbe senza la psicoanalisi.

Zeno Cosini Italo Svevo
Italo Svevo

Tutto ciò è certamente vero, ma bisogna evidenziare anche un’influenza, a tratti piuttosto esplicita, di Nietzsche su Svevo, cosa che, come fa notare Maria Anna Mariani in un saggio sulla rivista “Allegoria“, sembra essere stata quasi snobbata dalla critica: sono pochi, infatti, i lavori che si occupano di rilevare le influenze nietzschiane in Svevo.

Zeno Cosini: un personaggio Svevo…nietzschiano


Zeno CosiniPer una volta inizieremo dalla fine: come interpretare il romanzo alla luce della sua conclusione? Possiamo leggere La coscienza di Zeno come un’avventura psichica che non porta affatto ad un sereno scioglimento finale: secondo Zeno  Cosini per l’umanità non c’è salvezza.

Gli uomini tutti, non lui soltanto, sono malati di un male incurabile: la vita attuale è inquinata alle radici [2]. La conclusione, dunque, consiste non nell’offerta di una soluzione alla malattia (a meno che non vogliamo considerare la sua prospettiva apocalittica una soluzione accettabile), ma in una diversa concezione della malattia stessa: la malattia coincide con il divenire. 

Parlando di sua moglie Augusta, emblema della salute borghese, Zeno Cosini ammette:

io sto analizzando la sua salute, ma non ci riesco perché m’accorgo che, analizzandola, la converto in malattia. E, scrivendone, comincio a dubitare se quella salute non avesse avuto bisogno di cura o d’istruzione per guarire.

La situazione appare dunque rovesciata: Zeno Cosini, proprio colui che tutti considerano inetto, è l’unico in grado di vivere pienamente il continuo mutamento della vita, perché costantemente si adatta ad essa, mentre i presunti sani restano fissi nel loro stato di apparente salute; egli non è mai certo di nulla, mai soddisfatto da nulla, ma questo è tutt’altro che un aspetto negativo: è proprio la condicio sine qua non della sua adesione alla vita, nel suo dirle accettandone ogni aspetto.

L’eterno ritorno dell’ultima sigaretta

Zeno Cosini sigarettaUn altro aspetto tipicamente nietzschiano riscontrabile ne La coscienza di Zeno è la configurazione del tempo. Possiamo analizzarlo in relazione a due elementi: il rapporto di Zeno Cosini col fumo e il ruolo della scrittura nell’interpretazione del passato.

Il capitolo sul fumo, uno dei più citati (e incompresi) dell’opera, è frequentemente additato a esempio dell’inettitudine di Zeno Cosini. Egli si trastulla quotidianamente nell’idea di poter smettere di fumare a una data da lui fissata di volta in volta, ma programmaticamente disattende le sue intenzioni e riprende a fumare.

In realtà c’è, nelle intenzioni di Zeno Cosini, non già la volontà di smettere di fumare, ma di vivere in un eterno presente: non c’è passato né futuro, solo l’attimo di godimento che viene percepito come ultimo e proprio tale percezione permette un godimento così intenso.

Per diminuirne l’apparenza balorda tentai di dare un contenuto filosofico alla malattia dell’ultima sigaretta. Si dice con un bellissimo atteggiamento: «mai più!». Ma dove va l’atteggiamento se si tiene la promessa? L’atteggiamento non è possibile di averlo che quando si deve rinnovare il proposito. Eppoi il tempo, per me, non è quella cosa impensabile che non s’arresta mai. Da me, solo da me, ritorna. [3]

Amor fati: riscrivere costantemente il proprio passato

C’è un elemento che accomuna Zeno Cosini ai protagonisti dei primi due romanzi di Svevo, Alfonso Nitti ed Emilio Brentani, e allo stesso tempo lo rende molto diverso da loro; questo elemento è la scrittura.

Cos’è scrivere, se non tentare di mettere ordine al caos dell’esistenza?
Ma in un mondo dominato dal disordine, può mai avere un senso il tentativo di porvi rimedio?

Alfonso ed Emilio sono entrambi scrittori falliti: questo perché, a differenza di Zeno, pensano di poter ingabbiare la realtà all’interno di stereotipi, credono nell’esistenza di un’unica verità e che questa possa concretizzarsi attraverso lo scrivere. Zeno Cosini, invece, abbandona ogni velleità di “scrivere sul serio”: emblematicamente non utilizza la penna per scrivere le sue memorie, ma la matita.

Un tratto di matita è qualcosa di non definitivo, che si può costantemente modificare: così anche il passato di Zeno. La scrittura, infatti, non può mai fissare la vita una volta per tutte perché ciò che conta non è la verità, il “così fu“, ma l’interpretazione che si dà di essa, il “così volli che fosse“.

Scrive Emanuele Severino a proposito dell’amor fati nietzschiano:

“Ciò che fu” è il “macigno” che la volontà “morale” non può smuovere. Essa non è capace di camminare a ritroso. Il passato, per essa, è ormai definitivamente intoccabile e immodificabile. Ma quando la volontà vuole l’eterno ritorno di tutte le cose, diventa capace di volere a ritroso, perché il passato è anche il futuro, e il futuro è il passato.

 In questo modo, il macigno del “così fu” si scioglie nel “così volli che fosse” pronunciato dalla volontà assolutamente creatrice […] “Imprimere al divenire il carattere dell’essere – è questa la suprema volontà di potenza. Che tutto ritorni, è l’estremo avvicinamento del mondo del divenire a quello dell’essere: culmine della contemplazione”. [4]

Il passato di Zeno Cosini non è fisso, ma muta insieme al presente:

l’amor fati è la forma estrema di fedeltà al divenire. [5]

Maria Fiorella Suozzo

Fonti

[1] Soggiorno londinese, in Teatro e saggi, Italo Svevo, ed. a cura di F. Bertoni

[2] La coscienza di Zeno, Italo Svevo

[3] “Genealogia di Svevo” e “Scribacchiare e scrivere sul serio: esercizi di scrittura di Svevo”, Matteo Palumbo

[4] Svevo e Nietzsche, Maria Anna Mariani

[5] Oltre il rimedio: Nietzsche, Emanuele Severino

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