Cratilo: Platone e il problema del linguaggio

Il Cratilo è un dialogo platonico che riflette sul linguaggio. In particolare, Socrate e i suoi interlocutori all’interno del testo valutano la realtà della corrispondenza tra nomi e cose. In questo articolo analizziamo il dialogo platonico e illustriamo le problematiche in esso sollevate.

Posizione del Cratilo nel corpus platonico

Cratilo
Ricostruzione del volto di Socrate sulla base delle sue statue di marmo. Fonte: Wikimedia Commons.

Innanzitutto, gli scritti platonici sono trentasei. Difatti, il filosofo platonico Trasillo li divide in gruppi da quattro detti tetralogie. Dunque, all’interno di quest’ordine Il Cratilo è il primo testo della seconda tetralogia. In effetti, la prima tetralogia, che inizia con L’Eutifrone, passa per L’Apologia e Il Critone e termina col Fedone, conta un arco narrativo comune che attraversa questi quattro dialoghi e che mostra il processo a Socrate fino alla sua morte. Ma in barba a ciò, nel Cratilo Socrate è “di nuovo” vivo. Insomma, questo dialogo spezza la continuità narrativa dei dialoghi e apre a un nuovo momento in cui assistiamo ad altri ragionamenti portati avanti dall’anziano filosofo. In effetti, è questo ciò che caratterizza, da questo trattato in poi, tutti i testi platonici.

Chi è Cratilo?

Dunque, in questo dialogo troviamo tre personaggi. Infatti, oltre Socrate ci sono i suoi due interlocutori, Ermogene e Cratilo. In quanto a Ermogene, a differenza di Cratilo, egli è ricordato tra gli amici di Socrate presenti alla sua morte, nel Fedone. Inoltre, lo troviamo anche in un altro dialogo, Il Protagora, nel quale Platone lo descrive come un ricco ateniese. In effetti, secondo Diogene Laerzio egli è anche un seguace del pensiero di Parmenide.

Invece Cratilo, come ci informa Aristotele nella Metafisica, è un seguace di Eraclito. Tuttavia, lo studioso Giovanni Reale si chiede come ciò è possibile, dato che l’idea della corrispondenza tra parole e cose che Cratilo espone sembra molto lontana dalla filosofia eraclitea. Comunque, nel dialogo platonico Cratilo è una figura molto più filosofica rispetto a Ermogene. Anche se, come vedremo, entrambi escono sconfitti dal confronto con Socrate.

La circostanza descritta nel Cratilo

Innanzitutto, ci sono molti dialoghi platonici che, prima del tema filosofico, presentano delle lunghe introduzioni che descrivono la circostanza nella quale il ragionamento filosofico di Socrate ha luogo. Ma nel Cratilo questa sezione del testo è molto sbrigativa. Infatti, Ermogene e Cratilo includono fin da subito nella loro conversazione l’anziano ateniese. Dunque, è ignoto dove la conversazione avviene e come inizia prima dell’arrivo di Socrate. Sappiamo solo che Ermogene e Cratilo, come raccontano loro stessi al vecchio ateniese, hanno una visione diversa su un problema che è a tutti gli effetti materia della filosofia del linguaggio. Cioè, se le parole, in particolare i nomi propri, corrispondono alla cosa che indicano oppure no. Infatti, per Ermogene non è così, mentre per Cratilo sì.

Comunque, va evidenziato il tono scherzoso che apre il dialogo. Infatti, Ermogene racconta che Cratilo lo canzona perché possiede un nome inadatto a lui. Ma quando Ermogene chiede quale nome è più adatto Cratilo fa il vago e continua col suo sarcasmo. In effetti, come sottolinea Reale, Cratilo è la caricatura di un esoterico, che fa credere di possedere la verità senza dire nulla. Così, Socrate risponde con lo stesso tono, cioè con la classica ironia che lo distingue. Infatti, dice che se avesse pagato uno di quei corsi salati di Prodico conoscerebbe la soluzione al quesito. Ma visto che non lo ha fatto, può solo sforzarsi nel trovare la risposta giusta insieme a loro.

Argomento di Socrate contro Cratilo

Così, Socrate afferma che un nome è giusto fintanto che risulta in corretta associazione con la cosa che indica. Infatti, appena una cosa riceve un altro nome, il nuovo nome risulta adatto. Cioè, le cose possiedono una loro essenza che è sempre la stessa, al di là del nome che ricevono dagli umani.

Ma allora perché esistono i nomi? Dice Socrate che essi sono uno strumento proprio come il trapano e la spola. Infatti, come ogni strumento anch’esso ha una funzione. Cioè permette l’insegnamento e la distinzione dell’essenza delle cose. Tuttavia, c’è un particolare utilizzatore di questo strumento, che crea i nomi e li usa, ed è il legislatore. Dunque, il miglior legislatore è colui che trova i nomi più adatti alle cose. Tuttavia, è chi usa un oggetto, e non il costruttore dello strumento, che sa se l’oggetto è riuscito. Quindi, più che il legislatore, valuta bene le parole chi pone le domande, cioè il dialettico.

Così, Socrate trae dai testi omerici vari esempi che giudicano l’opera dei legislatori del passato. Omero chiama il figlio di Ettore ora Astianatte ora Scamandro. Cioè, spiega, il primo nome lo usano gli uomini, il secondo le donne. Infatti, Astianatte significa “difensore della città” ed è un riferimento al padre. Così, come da un cavallo nasce una creatura che è giusto che chiamiamo cavallo, a meno che non è un mostro, allora ha senso il nome del figlio in riferimento al padre. Infatti, anche Ettore significa possessore, nel senso di protettore, della sua città. Dunque, è più giusto il nome scelto per Astianatte dagli uomini che Scamandro scelto dalle donne. Così trovano senso altri nomi, come Agamennone, unione delle parole greche ammirevole e perseveranza, o Tantalo, affine all’espressione “il più infelice”.

I nomi delle divinità

Ma l’argomentazione di Socrate prosegue e riguarda anche i nomi degli dei. Così, Zeus trova affinità con la radice dell’espressione “grazie al quale vivere”. Invece, la moglie di Crono, Rea, ha una radice comune con la parola “acque correnti”, a riprova che gli antichi, come sostiene Eraclito, concepiscono il mondo come un fiume che scorre. Poi, Poseidone deriva dall’espressione “catene per i piedi”, per la difficoltà di chi cammina dove c’è l’acqua. Così come Plutone è in riferimento alle ricchezze sotterranee. Ancora, il nome Apollo deriva dalla parola lavarsi, in quanto il sole purifica.

Ma Socrate riflette anche sull’origine dei nomi “dio” e “demone”. Così, riguardo ai primi sostiene l’affinità con la parola “corsa”. Infatti, i primi oggetti che gli uomini hanno chiamato divinità sono forse il sole, la luna e le stelle. Insomma, astri che corrono nel cielo. Invece, nel caso dei demoni, essi sono in origine uomini esperti vissuti in epoche antiche, e da qui la radice del termine comune con la parola “esperto”. Così come gli eroi sono coloro che suscitano il desiderio erotico sia di altri uomini sia delle divinità, da cui la prossimità tra le parole eros ed eroe.

Ermes e Pan

Tuttavia, un nome la cui trattazione sta a cuore a Ermogene è quello Hermes. Infatti, egli ritiene che il suo nome deriva da quello di questo dio. Quindi, se lui dimostra che in qualche modo l’etimo ha a che fare con lui, pone in torto Cratilo che sostiene che è un nome inadatto.

Dunque, Socrate individua un nesso tra Hermes ed Iride. Infatti, entrambi sono messaggeri. Cioè, “portano i discorsi da una parte all’altra”. Difatti, il loro nome è affine alle parole che indicano il parlare e interpretare. Ma questo demoralizza Ermogene, il quale dichiara di avere scarse capacità oratorie. Dunque, ammette che Cratilo ha ragione.

Cratilo
Statua di satiro che tenta l’accoppiamento con una capra. Fonte immagine: Wikimedia Commons.

Tuttavia, Socrate prosegue la sua considerazione e tratta di Pan, il dio mezzo uomo mezzo capra. Infatti, il suo nome ha affinità con due parole greche. Cioè, quella che indica il tutto e quella che indica un movimento continuo. Dunque Pan, in quanto figlio di Hermes, rappresenta l’ambivalenza della parola. Perciò il suo corpo è per metà umano per metà caprino. Così, proprio come l’aspetto del dio, la parola racchiude nel suo movimento perpetuo tanto la verità tanto le menzogne, cioè il tutto. In effetti, questo punto del dialogo è rilevante rispetto alle altri analisi dei nomi degli dei perché funge da pretesto per Socrate per dire cosa egli pensa riguardo al linguaggio. Cioè, che esso possiede una “parte divina“, che aspira alla verità e la conoscenza, e una “parte popolare“, quella comune alla maggior parte degli uomini, che riguarda miti e menzogne.

Nomi generici

Ma a Ermogene non basta e chiede altro sui nomi degli oggetti. Così, Socrate dice che la parola greca per sole deriva da quella che indica la sua rotazione perpetua. Invece, la luna trae il nome dalla luce del sole che riflette. Ma c’è un caso che Socrate dichiara di difficile analisi, quello della parola fuoco. Così, rivela che in casi come questi egli ricorre a un espediente. Cioè, cerca l’origine al di fuori della lingua greca. Infatti, è probabile che parole con senso complesso e combinazioni di lettere poco usate in greco derivano da lingue barbare. Dunque, è normale che questa stessa parola è pressoché identica nella lingua dei Frigi.

Così, la parola psiche che indica l’anima ha affinità con la parola greca che indica la respirazione. Inoltre, il filosofo nota l’affinità tra la parola verità e l’espressione che indica il “divino movimento“.

Poi, l’argomentazione prosegue e tocca parole che riguardano la conoscenza, i valori, il bene, la giustizia, i vizi e le virtù, il bello e il brutto, l’utile e il nocivo, i sentimenti e i doveri.

Le lettere

Dunque, dopo l’esame di tutti questi nomi, Socrate ammette che è ancora meglio l’analisi delle lettere. Infatti, le lettere sono l’unità più piccola del linguaggio. Dunque, solo chi parte dagli elementi più semplici capisce davvero i più complessi. Invece, bisogna evitare le soluzioni di chi non conosce la risposta. Cioè, di chi dice che non si conosce la loro origine perché troppo antica o straniera, o perché proviene da cause sovrumane e inspiegabili.

Così, ad esempio, Socrate ritiene che la lettera rho è un suono che in origine indica il movimento. Perciò la si trova nella parola fora che vuol dire movimento, e trexein (muovere), tromos (tremore) e molte altre. In effetti, il suono stesso spinge alla vibrazione della lingua nella bocca. Invece, lo iota (una vocale che corrisponde alla nostra i) funziona per ciò che è dolce. Invece il lambda, (la nostra elle), è funzionale all’idea di qualcosa di scivoloso o viscido, in quanto la lingua scivola nella bocca per la sua pronuncia.

Conclusione

Così, dopo questo esame di Ermogene e Socrate, quest’ultimo chiede a Cratilo se vi è qualcosa che vuole aggiungere. Tuttavia, Cratilo afferma che Socrate ha espresso in modo perfetto il suo pensiero. Ma proprio dopo questa ammissione Socrate mette in dubbio la correttezza delle cose che ha detto e ricomincia da capo l’esame. Infatti, come detto all’inizio, la scelta dei nomi è un’arte. Dunque, proprio come tra i pittori ci sono quelli più o meno bravi, lo stesso è per chi assegna i nomi. Perciò, c’è tra gli uomini chi parlando dice cose non corrispondenti al vero. Cioè, la parola è un’imitazione della realtà, proprio come le pitture, in quanto una cosa è il nome e un’altra l’oggetto associato a quel nome.

Ma se i nomi sono convenzioni, come si giudica quali sono quelli corretti? In effetti, proprio come le opere d’arte, il giudizio deriva più che dal nome intero dalle lettere che evocano determinate sensazioni e che compongono i nomi. Insomma, i nomi non sono un fondamento sicuro per la conoscenza dell’essere. In effetti, per conoscere la verità su un oggetto sembra necessario conoscerne il nome. Ma se questo è vero come hanno potuto i primi esseri umani, che hanno donato i nomi alle cose, conoscerne la loro essenza? Dunque, è evidente che la conoscenza deriva solo dall’imparare dalle cose stesse e non dai nomi. Ma dato che tutte le cose si trasformano in continuazione, è impossibile anche la loro conoscenza in modo diretto.

Infine, Socrate dichiara i suoi amici di non sapere quale delle due versioni corrisponde alla verità. Così, si accomiata con la promessa loro che avrebbero riflettuto ancora sulla questione.

Luigi D’Anto’

 

Bibliografia

Platone, Tutti gli scritti, a cura di G. Reale, Bompiani 2000.

Sitografia

Carlo Sini riflette sul rapporto parole e cose al Festival della filosofia: https://www.youtube.com/watch?v=6aOQK1Fqtas

Nota: l’immagine di copertina è da Wikimedia Commons.