La pietra filosofale tra alchimia ed Harry Potter

La pietra filosofale è la chiave per la realizzazione dell’elisir di lunga vita e la trasformazione dei metalli in oro. In questo articolo analizziamo quello che sappiamo di questo famoso, e al contempo misterioso, artefatto ambito dagli alchimisti.

Pietra filosofale: cos’è e che aspetto ha

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Immagine del 1774. Una delle tante rappresentazioni usate dagli alchimisti per la pietra filosofale è l’uovo avvolto dalle spirali di un serpente. Questa simbologia fa riferimento all’uovo cosmico. Fonte immagine: Wikipedia.org.

La pietra filosofale è una sostanza da sempre ammantata di un’aura leggendaria. Secondo la tradizione, gli studiosi noti come alchimisti sacrificano la loro intera esistenza per la sua ricerca. Tuttavia, le informazioni che abbiamo in merito ad essa sono spesso contraddittorie. In effetti, motivo di ciò è proprio la segretezza della ricerca e l’occultamento, da parte degli alchimisti, del percorso intrapreso, attraverso l’utilizzo di un linguaggio esoterico. Malgrado ciò, non c’è dubbio che la ricerca alchemica ha come obiettivo ultimo la pietra filosofale. In effetti, “alchimia” deriva dall’arabo al-kimiya, “(arte della) pietra filosofale”.

La pietra filosofale offre tre utilizzi principali: l’elisir di lunga vita, che garantisce l’immortalità; la conoscenza assoluta del passato e del futuro, l’onniscienza; la trasformazione dei metalli in oro, oltre che in argento. Ma accanto a questi, ad esempio, Paracelso ne ricorda altri, come la resurrezione delle piante, trasmutazione di cristalli in diamanti, realizzazione della lampada perpetua e del vetro flessibile, creazione degli omuncoli.

Inoltre, anche sull’aspetto abbiamo informazioni diverse: è una pietra, ma anche un liquido. Poi, riguardo al colore, esso cambia nel corso degli esperimenti alchemici: bianco, nero, giallo, rosso. D’altra parte, ricordiamo che la pietra filosofale nasce dall’azione umana e non la troviamo in natura.

Perchè si chiama pietra filosofale?

I trattati di alchimia forniscono molti nomi diversi di questa sostanza. Innanzitutto, calculus albus o candidus, in riferimento al suo colore bianco. Poi, lapis occultus o Arcanum, che ne sottolinea la segretezza e la rarità. Dunque, Aqua benedetta, Radice dell’albero solare, Herba, Talco, Sal metallorum, Vetriolo, che descrivono di più il suo aspetto. Ancora, Elisir del Drago, Cerbero, Uovo filosofico, Mercurio filosofico, Signore della filosofia, e molti altri.

Dunque, perché più di un nome fa riferimento alla filosofia? Innanzitutto, sfatiamo il preconcetto che l’alchimia sia solo una “forma primitiva” di scienza chimica. Invece, essa è una commistione di elementi scientifico naturali e di indagine mistica e filosofica. Insomma, l’alchimia è una scienza che raccoglie in sè tutto lo scibile. Dunque, nel pensiero pre-moderno (e anche dopo) la filosofia ha il ruolo di scienza unificatrice, collante di tutte le altre scienze. Perciò, la pietra filosofale o pietra dei filosofi è la sostanza che, una volta ottenuta, rivela il raggiungimento della conoscenza assoluta, la stessa che garantisce la filosofia.

D’altra parte, abbiamo già detto che tra i tre usi principali della pietra c’è il raggiungimento dell’onniscienza, ma questo uso è di solito il più bistrattato. Cioè nell’antichità, come oggi, ricordiamo la pietra filosofale sopratutto per l’elisir di lunga vita e la trasmutazione dei metalli in oro. Al contrario, questi usi, in particolare il secondo, sono quelli meno importanti, se non deleteri, per un vero alchimista. Infatti, i falsi alchimisti sono quelli che rincorrono le ricchezze materiali e non accedono alla conoscenza. Invece, i veri alchimisti cercano la pietra per la sperimentazione della sua creazione, e non per scopi utilitari.

Rinascimento, tra alchimisti e uovo cosmico

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Fonte immagine: Lookandlearn.com

Dunque, ci sono due interpretazioni riguardo a cosa è davvero una pietra filosofale. Secondo la prima, è una sostanza reale. Invece, per la seconda, è una metafora della crescita interiore. La prima, che vede l’alchimia come “proto-chimica”, ritiene che gli alchimisti compiono esperimenti chimici. In effetti, sembra che essi lavorano a tali scoperte ed esse hanno rilevanza per gli studi della chimica moderna. Tuttavia, questa ha come base la quantità e la misura, mentre l’alchimia la qualità e l’analogia. Cioè, la natura appare come un organismo vivente e sensibile. Quindi, le ricerche condotte coinvolgono qualsiasi cosa esiste, anche, e sopratutto, se stessi.

Insomma, parole presenti nei loro scritti come zolfo, mercurio e sale indicano lo spirito, l’anima e il corpo, e la trasmutazione corrisponde a una ricerca interiore. Perciò la pietra filosofale ha anche il nome di “uovo cosmico“, racchiude in sè tutto il Creato e la vita.

Ma qual è l’origine dell’alchimia? Oggi non vi è risposta, non sappiamo se nasce in Egitto, Cina, Mesopotamia (le patrie più gettonate) o altrove, ed è difficile anche una definizione cronologica. Di certo, gli alchimisti la definisco un’arte antichissima, risalente a Ermete Trismegisto “il tre volte grande”. Grande importanza per il suo sviluppo ha avuto nel Medioevo il mondo arabo. Poi, verso il 1100, passa nel mondo cristiano tramite la Spagna e trova diffusione tra 1200 e 1300, in epoca rinascimentale. Infatti, in questo periodo, troviamo scritti alchemici di Ruggero Bacone, Raimondo Lullo, Alberto Magno e Arnaldo da Villanova.

Però, al di là di ciò che gli alchimisti dicono, possiamo affermare che l’alchimia, così come la conosciamo oggi, corrisponde a un orizzonte culturale tipico del Rinascimento, il suo maggior momento di diffusione. Infatti, il Rinascimento pone al centro del creato l’uomo come artefice della sua vita, copia di Dio che conosce e agisce sul mondo. Questa stessa impostazione anima la ricerca alchemica. Dunque, l’alchimista è l’artefice che, per mezzo della sua scienza, soggioga le forze della natura al sue volere.

Tommaso d’Aquino e la pietra filosofale

«Si prenda del sangue umano e si faccia putrefare nel letame caldo, poi si metta nel distillatore […] si produrrà una pietra lucente e rossa, di straordinaria potenza e virtù.»

Suona strana oggi l’associazione di santi e teologi con la ricerca della pietra filosofale. In effetti, consideriamo l’alchimia come una pratica perseguitata dalla Chiesa e considerata vicina alla stregoneria. Ma questa visione è opera di papi, come Giovanni XXII nel 1317, che promulgano delle bolle contro tali pratiche. Invece, prima di allora l’alchimia appare un’attività morale e religiosa. Anzi, gli alchimisti tracciano anche un parallelo tra la pietra filosofale e Cristo. Cioè, la pietra porta i metalli alla loro pienezza, proprio come Cristo eleva l’umanità alla sua perfezione.

Perciò, non sorprende che due scritti alchemici riportano come loro autore San Tommaso, filosofo e teologo. Questi testi sono il Trattato dell’ordine dei predicatori sulla pietra filosofale e il Trattato sull’arte alchemica. Dunque, tali testi hanno tutte le caratteristiche proprie della loro tipologia. Infatti questi, con riferimenti vari alla cultura antica, da Aristotele a Ermete Trismegisto, riportano indicazioni con molti punti oscuri ai non iniziati per la produzione della pietra. In effetti, in questi scritti l’autore spiega che la conoscenza della pietra non va divulgata con un libro, in quanto è una scienza iniziatica.

Ma l’autore è davvero Tommaso d’Aquino? Come scrive Paolo Cortesi, con grande probabilità no. Invece, i testi sono di uno studioso del 1300 vicino alla scolastica. Ma perché questa falsa paternità? In effetti, ciò segue il principio che, se attribuiamo un’opera a una personalità già affermata nel panorama culturale, ciò ne aumenta la reverenzialità. In ogni caso, questi documenti sono un’ulteriore prova di quanto circola l’alchimia tra le mani degli studiosi in questo periodo storico.

La pietra filosofale e Carl Gustav Jung

La pietra filosofale torna protagonista negli scritti di un filosofo psicanalista, Carl Gustav Jung. Ma a Jung non interessa il processo chimico per la realizzazione di questa sostanza. Infatti, egli identifica la ricerca della pietra solo con la ricerca interiore, operazione che non richiede l’applicazione delle scienze naturali.

In effetti, Jung ritiene che quella che gli alchimisti chiamano “tintura”, cioè la penetrazione della pietra nell’intima essenza del metallo, non è altro che l’equilibrio armonico che regola il tutto, sotto un punto di vista di analisi interiore. Inoltre, l’idea degli alchimisti che ogni realtà è correlata a un’altra ha anch’essa un risvolto psicanalitico. Insomma, Jung allaccia alchimia e psicoterapia. Perciò il maestro non rivela più di quello che l’allievo sa: la conoscenza non può che trovarsi all’interno dell’allievo stesso. Dunque, le virtù magico-terapeutiche della pietra, il sanare i metalli dalle imperfezioni, rappresentano il cammino dell’uomo che supera la propria inferiorità spirituale.

La pietra filosofale nei media: Harry Potter e altro

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La pietra ha l’aspetto di una gemma rosso brillante nel film di Harry Potter. Fonte foto: Flickr.com

La pietra filosofale ha oggi notorietà grazie ad alcuni media. Innanzitutto, la saga di Harry Potter. Infatti, il primo romanzo della serie, Harry Potter e la pietra filosofale, ha come trama la ricerca del magico artefatto. Il giovane Harry Potter cerca la pietra e impedisce che il più potente mago oscuro, Voldemort, la faccia propria. Particolare interessante, la superficie riflettente di uno specchio magico nasconde la pietra e solo quando Harry vi riflette la sua immagine dentro la trova.

Invece, Voldemort non riesce in questa impresa e la pietra viene distrutta. Insomma, Harry compie la scelta del giusto alchimista, cerca la pietra non per scopi personali ma per la protezione del mondo, e ciò rappresenta la sua crescita personale. In sintesi, quello di Harry sembra un percorso iniziatico come quello che leggiamo nei trattati di alchimia.

Così, un percorso iniziatico è la storia del romanzo di successo L’Alchimista di Paulo Coelho. In esso, un anziano alchimista guida un giovane pastore attraverso il deserto, dopo che quest’ultimo abbandona tutti i suoi averi. Così, il pastore riceve un pezzo d’oro che l’alchimista ottiene dalla trasmutazione di un metallo con l’ausilio della pietra filosofale. Poi, con questo oro, compie un viaggio solitario alla ricerca di un tesoro perduto. Ma, una volta giunto a destinazione, comprende che il tesoro non è dove pensa, bensì nel luogo di partenza, la sua casa. Infine, torna a casa e trova il tesoro. Dunque, anche qui l’oro ha un valore simbolico e rappresenta il raggiungimento della conoscenza dopo un cammino interiore.

Infine, non possiamo non citare Fullmetal Alchemist, un manga pluripremiato e di maggior successo in Giappone, in cui fa la sua comparsa la pietra filosofale.

Bibliografia

Tommaso D’Aquino, L’alchimia ovvero Trattato sulla pietra filosofale, a cura di P. Cortesi, Newton, 2010.

  • P. Coelho, L’alchimista, La nave di Teseo, 2017.
  • S. Hutin, La vita quotidiana degli alchimisti nel medioevo, Bur Rizzoli, 2018.
  • A. Roob, Alchimia e mistica, Taschen, 2011.
  • J. K. Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale, Salani, 1998.

Sitografia

  • Carl G. Jung, Psicologia e alchimia, Boringhieri, 1983. Pdf sul sito Universofilosofico.org.
  • Nota: La fonte dell’immagine di copertina è Commons.wikimedia.org.

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