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Per un pugno di dollari: la rinascita del western

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Immagine tratta da Prime Video.

Per un pugno di dollari è un film del 1964 scritto e diretto da Sergio Leone, con Clint Eastwood e Gian Maria Volonté.

Il film, primo capitolo della cosiddetta Trilogia del dollaro (che comprende anche Per qualche dollaro in più del 1965 e Il buono, il brutto, il cattivo del 1966), è forse il più famoso spaghetti western della storia del cinema. Il termine, utilizzato inizialmente in senso spregiativo in ambito hollywoodiano, indica i western di produzione europea, in particolare italiana.

Tra i maggiori successi della storia del cinema italiano, Per un pugno di dollari ha lanciato le fortunate carriere di Sergio Leone e di Clint Eastwood, inaugurandone il fruttuoso sodalizio artistico.

Il film segnò inoltre la rinascita del western negli anni Sessanta e Settanta, rinnovandone archetipi ed elementi canonici. Insieme a titoli come Ombre Rosse (1939), Sentieri Selvaggi (1956) e I magnifici Sette (1960), è oggi considerato una pietra miliare del cinema di genere, un punto di non ritorno nella storia dell’evoluzione del western classico americano.

La trama di Per un pugno di dollari

Uno sconosciuto arriva a San Miguel

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In un giorno imprecisato della fine del XIX secolo, arriva nel paesino di San Miguel, al confine tra Messico e Stati Uniti, un misterioso viandante (Clint Eastwood) in sella a un mulo.

Messo in guardia dal campanaro del paese, il pistolero senza nome si ritrova subito a fare i conti con quattro brutti ceffi, che uccide in duello.

Preso alloggio nella locanda del paese, l’uomo fa amicizia col proprietario Silvanito (José Calvo). Da costui apprende che San Miguel è in mano a due famiglie in perenne lotta tra loro: i Baxter, dediti al traffico d’armi, e i Rojo, esperti commercianti d’alcol. Tutti nel paese, insomma, sanno solo «mangiare, bere ed uccidere».

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Il pistolero (Clint Eastwood) arriva a San Miguel. Da Prime Video.

Il piano “per un pugno di dollari”

Joe – così Silvanito chiama il protagonista – approfitta dell’inimicizia tra le famiglie per guadagnare un pugno di dollari, lavorando in segreto per entrambe. Comincia quindi a farle scontrare, trovando in Silvanito una valida spalla per mettere in atto il suo piano doppiogiochista.

Quando però scopre che Ramón (Gian Maria Volonté), il più violento e prepotente dei fratelli Rojo, tiene in ostaggio una giovane donna di nome Marisol (Marianne Koch), strappata alle braccia del marito e del figlio, decide di salvarla, liberandola con astuzia e donandole i soldi fino ad allora accumulati.

Prima di riuscire a lasciare San Miguel, Joe viene però scoperto e catturato dai Rojo. Dopo essere stato picchiato a sangue e torturato, riesce finalmente a scappare con l’aiuto del falegname del paese. Rifugiatosi in un luogo sicuro, Joe inizia a preparare la sua vendetta.

Lo scontro finale

Intanto, in paese, i Rojo, guidati dalla sete di sangue di Ramón, incendiano la casa dei Baxter, dove credono si nasconda Joe, e uccidono tutti i membri della famiglia avversaria. Giunti poi da Silvanito, lo torturano per estorcergli informazioni sull’uomo scomparso.

Joe ritorna appena in tempo per salvare il suo amico e chiudere i conti coi Rojo. Dopo aver disarmato Ramón, uccide con poche pallottole i restanti membri della famiglia. Affronta poi in un epico duello finale il nemico Ramón, armato di fucile, che cade sotto il colpo di pistola di Joe.

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Primissimo piano di Ramón (Gian Maria Volonté). Da Prime Video.

Nel finale, mentre i superstiti abitanti di San Miguel si preparano all’arrivo degli eserciti statunitense e messicano, Joe saluta l’amico Silvanito e riparte verso l’orizzonte sconosciuto.

Per un pugno di dollari: le origini del mito

«Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto».

Per un pugno di dollari, col passare del tempo, ha riscosso sempre maggiore fortuna, affermandosi come punto di riferimento nella cultura popolare mondiale.

Basti pensare a un grande autore del cinema contemporaneo come Quentin Tarantino, che mai ha nascosto il suo culto per gli spaghetti western e per il cinema di Sergio Leone in particolare.

Per un pugno di dollari è ancora oggi, sotto molti aspetti, uno dei film più rappresentativi della storia del cinema, di cui ha favorito lo sviluppo in senso storico, artistico e commerciale.

Un successo insospettabile

Già le dinamiche di ideazione e produzione del film si rivestono di toni mitici. Per un pugno di dollari nacque infatti quasi per caso, quando Leone, su consiglio di alcuni collaboratori, vide La sfida del samurai (Yojimbo, 1961) di Akira Kurosawa, rimanendone folgorato.

Decise così di scrivere un film quasi interamente ispirato a quello del regista giapponese (fatto che generò anche una disputa legale per plagio, vinta da Kurosawa di cui parleremo più avanti).

Terminata la stesura della sceneggiatura, Il magnifico straniero (questo il titolo iniziale del progetto, modificato pochi giorni prima della distribuzione in sala) fu destinato a una coproduzione italo-germano-spagnola a basso budget. Nessuno, infatti, credeva nel successo del film, né tanto meno nel giovane regista, considerato troppo perfezionista per un film senza pretese e poco capace dal punto di vista artistico.

Lo stile di Sergio Leone

Il successo straordinario che sin dall’uscita arrise a Per un pugno di dollari portò all’attenzione della critica internazionale il talento del giovane Sergio Leone.

In breve tempo, soprattutto dopo i due fortunati sequel, il nome del regista romano divenne sinonimo di western all’italiana. Grazie alla nuova interpretazione del “cinema americano per eccellenza”, Leone contribuì alla ridefinizione del genere nel corso degli anni Sessanta, superando di fatto la visione del cinema classico americano.

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Il regista Sergio Leone. Da Wikimedia Commons.

La sua tecnica registica e lo studio ossessivo delle inquadrature hanno fatto scuola, e moltissimi sono stati gli autori che da Leone hanno tratto ispirazione per formare il proprio stile. Tra tutti, Clint Eastwood, Stanley Kubrick e il già citato Tarantino, che ha inserito una dedica a Sergio Leone nel suo film Kill Bill: Volume 2.

Pare inoltre che lo stesso Tarantino, agli inizi della sua carriera, chiedesse agli operatori «give me a ‘Leone’» («datemi un ‘Leone’») per riferirsi ai primissimi piani, divenuti col tempo tratto distintivo del maestro italiano.

La colonna sonora di Ennio Morricone

Per un pugno di dollari è rimasto nella storia anche perché ha segnato l’inizio della collaborazione artistica tra Leone ed Ennio Morricone.

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Il compositore Ennio Morricone. Da Wikimedia Commons.

Dalla fine degli anni Sessanta, il nome di Morricone finì per accompagnarsi a quello di Leone e di altri grandi autori del cinema, in particolare western. Tra tutte, si ricordano le collaborazioni con Terrence Malick, John Carpenter, Roland Joffé, Brian De Palma, Giuseppe Tornatore e, ovviamente, Quentin Tarantino.

In Per un pugno di dollari, le musiche composte da Morricone divengono elementi fondamentali per la narrazione. La colonna sonora detta così allo spettatore toni e ritmi di scena in scena. Indimenticabile e iconico il tema principale, col celebre fischio di Alessandro Alessandroni ad accompagnare i titoli di testa del film.

Aneddoti e curiosità su Per un pugno di dollari

Tanti sono gli aneddoti e le curiosità che riguardano Per un pugno di dollari. Di seguito, abbiamo raggruppato le più interessanti e divertenti.

Il talento di Clint Eastwood

Per un pugno di dollari è stato il trampolino di lancio della grande carriera di Clint Eastwood. Il film di Leone mise infatti a dura prova la pazienza e le capacità del giovane attore americano.

Innanzitutto, Eastwood ebbe oggettivi problemi di comunicazione, circondato com’era da attori e membri dello staff europei, che parlavano soltanto italiano o spagnolo.

Dopo le prime difficoltà e incomprensioni, però, il rapporto tra l’attore e Leone, in particolare, si sviluppò positivamente, tanto che i due riscrissero insieme parte del copione dell’Uomo senza nome, giudicato da Eastwood troppo loquace.

Leone, da parte sua, cominciò a scherzare sulla mimica facciale del suo protagonista, dicendogli spesso sul set di avere soltanto due espressioni: con e senza cappello.

Leone vs Kurosawa

Come accennato sopra, per la scrittura di Per un pugno di dollari Leone s’ispirò largamente a La sfida del samurai di Akira Kurosawa, film del 1961 di cui il western è quasi un remake.

Il ritardo dell’uscita americana del film fu dovuto proprio alla denuncia per plagio avanzata da Kurosawa nei confronti di Leone. La causa fu vinta dal regista giapponese, il quale ricevette come risarcimento il 15% degli incassi complessivi e i diritti esclusivi di distribuzione del film in alcuni Paesi orientali.

Più tardi, Kurosawa fece notare con ironia che aveva guadagnato di più grazie a Per un pugno di dollari che con La sfida del samurai.

Per un pugno di dollari è il primo spaghetti western?

Per un pugno di dollari viene erroneamente considerato il capostipite dell’intero sottogenere cinematografico degli spaghetti western ma, in realtà, ben prima di Leone svariati registi, non solo italiani, a partire dai primi anni del Novecento avevano cercato di fare propria la mitologia legata al Far West americano.

Ciononostante, Per un pugno di dollari è stato il primo grande western non americano a essere distribuito diffusamente negli Stati Uniti (sebbene a tre anni dall’uscita in Italia) da una prestigiosa casa di produzione come la United Artists.

È per questo che, in alcuni titoli di testa del film, i nomi dei membri del cast e dello staff tecnico figurano “adattati” in lingua americana. Alla regia Bob Robertson, pseudonimo scelto da Leone in omaggio al padre Vincenzo, noto col nome d’arte di Roberto Roberti; mentre Morricone è Dan Savio (o Leo Nichols in altri titoli) e Gian Maria Volonté appare come John Wells (o Johnny Wels).

Chi è l’Uomo senza nome?

Uno dei tanti misteri legati a Per un pugno di dollari riguarda l’identità del personaggio interpretato da Clint Eastwood, all’epoca semisconosciuto e al suo primo ruolo da protagonista.

L’Uomo senza nome è stato inserito dalla rivista britannica Empire al 33° posto nella classifica dei più grandi personaggi cinematografici della storia.

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L’Uomo senza nome (Clint Eastwood) e Silvanito (José Calvo) dialogano nella taverna. Da Prime Video.

Pur essendo presente in tutta la Trilogia del dollaro, il personaggio presenta nomi diversi in ciascun film. In Per un pugno di dollari, Silvanito gli si rivolge chiamandolo Joe. In Per qualche dollaro in più ha come soprannome Il Monco, mentre ne Il buono, il brutto, il cattivo Il Biondo.

Tuttavia, nella sceneggiatura originale dell’ultimo capitolo della trilogia, il personaggio interpretato da Eastwood viene chiamato esplicitamente Joe, sebbene ciò non succeda mai durante il film.

L’origine e il nome di questo personaggio, divenuto una vera e propria icona degli spaghetti western e della cultura pop, sono perciò ancora oggi avvolti nel mistero.

Christian Maria Savastano

Bibliografia e sitografia

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