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Kiki consegne a domicilio, analisi del film

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Kiki consegne a domicilio

Kiki Consegne a domicilio è un film di animazione giapponese prodotto da Miyazaki e con protagonista una piccola strega che trova lavoro in una città marittima. In questo articolo analizzeremo la pellicola osservando somiglianze e differenze con altri film dello studio Ghibli e non.

Trama del film

Kiki è la figlia di una strega ben voluta dal suo paese per la sua abilità nel preparare farmaci. Un giorno decide di lasciare il paese immerso nel verde per recarsi in una grande città, normale percorso per le giovani streghe come lei. Con la scopa fabbricata dalla madre e la radio del padre, in compagnia del gatto nero Jiji, con cui è in grado di parlare, inizia il suo viaggio. A differenza della madre Kiki non ha sviluppato particolari abilità magiche se non quella di volare sulla scopa. Per questo motivo, una volta stabilitasi in città, sceglie come impiego la consegna espressa a domicilio. Per sua fortuna incontra una fornaia, Osono, che presala in simpatia le offre alloggio in cambio di una mano nel suo negozio, che diviene così anche “l’ufficio” per le consegne di Kiki.

Oltre alla fornaia e a suo marito la giovane strega fa amicizia con Tombo, un ragazzo affascinato dal volo, e con Ursula, una pittrice solitaria. La vita in città e il lavoro sono esperienze nuove che a volte la scoraggiano e a volte le procurano gioia. Un giorno però, accorgendosi di non essere più in grado di parlare con Jiji né di far volare la scopa, la ragazzina sprofonda nella tristezza. Venendo poi a sapere che Tombo è in pericolo, Kiki riesce nuovamente a volare e a salvare il ragazzo. La notizia, mostrata in diretta nei telegiornali, fa sì che la giovane strega venga acclamata da tutta la città.

Kiki consegne a domicilio: libro, cartone, film

Il film, scritto e diretto da Hayao Miyazaki, non è una storia inventata dal famoso regista. Si tratta, infatti, della rivisitazione di un racconto della scrittrice Eiko Kadono pubblicato nel 1985 col nome Le consegne della strega. Sebbene non sia l’unico romanzo per bambini della scrittrice esso rappresenta il suo maggior successo. Il libro ha ricevuto vari premi tra cui il premio Andersen nel 2018. A esso hanno fatto seguito altri cinque romanzi che raccontano la vita di Kiki fino all’età adulta. Non c’è dubbio che il successo del racconto sia dovuto anche alla trasposizione cinematografica realizzata da Miyazaki nel 1989. Eiko Kadono non ha approvato in toto le modifiche apportate alla sua storia nella pellicola, anche se essa resta molto simile all’opera originale.

Oltre al film del regista giapponese, esiste un’altra trasposizione cinematografica, datata 2014, che porta lo stesso nome del libro. In questa versione Kiki non parte quando lo desidera ma nella data imposta dalla società delle streghe. Inoltre i cittadini non la vedono di buon occhio credendo stia lanciando sortilegi in città. Nel corso del film la ragazza riuscirà però a dimostrare le proprie buone intenzioni.

Cultura giapponese o globalizzata?

In Giappone, così come nella cultura occidentale, sono presenti racconti sulle streghe – solitamente cupi e macabri – nei quali esse non godono di una buona fama. Tuttavia Kiki consegne a domicilio è una narrazione diversa, simbolo di una fase dell'”evoluzione narrativa” in cui le figure mostruose delle fiabe vengono presentate sotto una nuova luce, positiva e attiva.

Kiki consegne a domicilio yamauba
Illustrazione giapponese di una yamamba, una classica strega del folklore nipponico

Lo Studio Ghibli realizzò Kiki consegne a domicilio in un momento delicato. Lo studio aveva prodotto in pochi anni Laputa, Il mio vicino Totoro, e Una tomba per le lucciole, guadagnando notorietà e apprezzamento senza, però, raggiungere ancora un successo di grandi dimensioni. La crisi economica che il Giappone stava attraversando rischiava inoltre di avere effetti negativi sul suo futuro. In questo contesto si inserisce la scelta di realizzare una storia che potesse essere apprezzata da un pubblico più vasto, anche dell’ovest. Se, quindi, il film su Totoro era chiaramente ambientato in un paese giapponese la storia di Kiki richiama ambienti occidentali.

La città in cui la streghetta si trasferisce, in particolare, sembra ispirata ai centri abitati della Scandinavia (è noto che Miyazaki fece alcuni sopralluoghi a Stoccolma) anche se cercare una precisa ubicazione della stessa è un errore. La cittadina del film sembra riunire, infatti, aspetti di varie località occidentali, tra cui Napoli.

Le caratteristiche di una strega

La scelta di creare una storia che piacesse alle nuove generazioni nonché a un pubblico non giapponese è evidente nella caratterizzazione del personaggio.

Secondo il folklore nipponico le streghe, chiamate con diversi nomi come yamamba o kurozuka, sono entità a metà strada tra l’umano e il demonico. Simili al personaggio di un altro film di Miyazaki, Yubaba de La città Incantata, esse sono cannibali, vecchie e brutte, come la Baba Jaga russa o la strega della fiaba di Hansel e Gretel. Anche quando questi attributi mancano si tratta di personaggi negativi come la strega della leggenda di Takiyasha-hime. Tali streghe inoltre possono avere un famiglio (un animale/aiutante magico) ma generalmente questi è un serpente o una volpe. Il gatto, seppur presente, è meno frequente. Il famiglio è sempre complice della malvagità della strega.

Con Kiki consegne a domicilio abbiamo un’eroina giovane, ingenua ed esuberante. Il suo continuo dialogo col gatto Jiji ci permette di coglierne riflessioni e stati d’animo. Kiki mostra le insicurezze tipiche dell’età adolescenziale divenendone così il prototipo. Jiji, che riveste sia il ruolo di voce della coscienza sia quello generalmente conferito a un amico immaginario, è un riflesso dell’animo buono della protagonista.

Kiki desidera lasciare il suo paese e la famiglia nonostante tutti le vogliano bene perché quella dimensione non la soddisfa più (similmente a quanto farà Fio, giovane ragazza presente nel film Porco Rosso, sempre dello studio Ghibli). Per la streghetta però lasciare la propria casa non è tutto: la vera impresa è riuscire ad adattarsi e a trovare un proprio posto nella nuova dimensione.

Kiki consegne a domicilio ed Harry Potter

Il parallelo tra Kiki consegne a domicilio ed Harry Potter sembra inevitabile: la streghetta e il maghetto rappresentano entrambi l’energia e la fantasia infantile, la forza di un giovane che si appresta a superare ostacoli e crescere. I mondi dei due personaggi hanno però delle differenze oltre che delle somiglianze che sembrano rispecchiare le due differenti culture che li hanno prodotti.

Harry Potter è un personaggio tragico, benché la sua storia si concluda bene. Orfano da quando era neonato, non conosce il mondo dei maghi fino a quando non deve iscriversi alla scuola di magia. Ai non maghi egli non può rivelare la sua reale natura perché i loro mondi sono separati e quello magico custodisce gelosamente la propria esistenza. Harry però non sa niente di questo mondo e deve scoprirlo un po’ alla volta, combattendo infine lo stregone più potente per impedirgli di distruggerlo. Il mago riuscirà nell’impresa solo accettando l’idea di poter morire.

Kiki cresce in un luogo in cui ha ricevuto affetto e dove l’esistenza delle streghe non è un problema. Nella città in cui sceglie di trasferirsi trova immediatamente una coppia che le fornisce una casa, un lavoro, e una dimensione familiare. Quest’ultimo aspetto è enfatizzato sia dal fatto che Osono, la donna che la prende in simpatia, aspetta un bambino, sia dal lavoro di panettieri svolto dai due coniugi. Le difficoltà che Kiki deve affrontare sono legate al quotidiano e sperimentabili da chiunque, come la ricerca di un lavoro o l’accettazione da parte dei coetanei.

Harry Potter ricalca il tipico percorso di un personaggio occidentale. Egli è l’eroe disposto a sacrificare anche se stesso pur di salvare il suo mondo. Kiki mostra come trovare un posto nella propria società senza perdere la propria individualità possa rivelarsi un’impresa ugualmente complessa. Tuttavia riuscire in questa impresa è la vera vittoria dell’eroe.

Perchè Jiji non parla più?

Kiki consegne a domicilio
Giocattolo rappresentante Jiji, il gatto di Kiki

Tra le difficoltà che la protagonista deve affrontare la più dura è il momento in cui non riesce più né a parlare con Jiji, di cui sente solo il miagolio, né a far volare la scopa. Tale momento, enfatizzato nel film dall’assenza di musica, è non solo problematico per il lavoro di Kiki ma costituisce la perdita di ciò che la rendeva speciale. Senza quei due poteri non c’è più alcuna capacità che la contraddistingua.

Il potere di volare è recuperato da Kiki quando decide di salvare Tombo. Con questo obiettivo la ragazzina recupera rapidamente da uno spazzino un vecchio spazzolone. Nonostante sembri essere un oggetto “meno adatto” al volo di una strega Kiki riesce ugualmente a pilotarlo e a salvare l’amico. In quanto a Jiji anche dopo questo episodio non lo si sente più parlare ma solo miagolare.

Se la magia incarna nella storia l’aspetto fanciullesco della protagonista, la perdita dei poteri rappresenta la crescita, la quale non è possibile senza perdere una parte di sé. Jiji non parla più perché Kiki ha ormai coscienza di sé e non deve più cercare un confronto con un’entità a lei esterna per riflettere sulla sua vita. Il film dello studio Ghibli sembra però mostrare che non tutto va perduto. Al contrario proprio la capacità di preservare la componente “magica” permette di superare le avversità. La capacità di volare, elemento amato da Miyazaki, simboleggia esattamente questo (ne abbiamo già parlato nell’articolo su Porco Rosso).

Il mondo di Kiki consegne a domicilio

In che epoca è ambientato Kiki consegne a domicilio? Qualcuno se lo è chiesto. Probabilmente, così come Koriko, la città sul mare in cui la streghetta trova lavoro, non esiste realmente, anche il tempo del racconto è da ascrivere a un orizzonte immaginario. C’è chi in ogni caso ha fatto notare la presenza di elettrodomestici come un forno a microonde in una ricca casa descritto come una nuova invenzione. Questo permette di circoscrivere lo svolgimento della storia a un momento successivo al 1950.

Particolare attenzione merita poi l’opinione che le persone hanno sulle streghe. Come già detto nel paese natale di Kiki la presenza di una strega guaritrice non desta stupore. A Koriko la prima persona con cui la giovane parla è un anziano che salutandola entusiasta afferma di non vedere streghe da molto tempo. Tutti gli abitanti osservano rapiti il suo passaggio e ognuno a suo modo mostra curiosità, tranne alcuni dei più giovani che la ignorano.

Espressione tipica di Kiki quando si rende conto di un problema è l’esclamazione «Ma è terribile!». Tale esclamazione, che sembra un suo distinguo, la ritroviamo solo nelle battute di un altro personaggio, un’anziana signora. Questo dettaglio sembra mostrare che Kiki fa parte di un mondo più “vecchio” di quello della grande città in cui si è trasferita, un mondo di cui resta un’eco solo tra i più anziani. Il motivo per il quale le giovani streghe devono trasferirsi dai piccoli paesi alle città trova così una giustificazione. Si tratta di aggiornarsi sul mondo in cui si vive e fare ulteriori esperienze. La streghetta rappresenta così anche tutte le difficoltà dei giovani che dai piccoli centri migrano verso le metropoli.

Curiosità sul film

Il film costituisce la prima partnership tra la Disney e lo Studio Ghibli. La prima, infatti, ha curato il doppiaggio inglese della pellicola nel 1997. In questo doppiaggio c’erano, però, delle differenze rispetto alla versione originale. La più interessante è forse che Kiki (e lo spettatore) riescono a sentire Jiji parlare di nuovo nel finale del film. Queste differenze sono state modificate in un doppiaggio successivo.

In una delle ultime scene è possibile scorgere, tra vari personaggi, anche un cameo del regista Miyazaki.

Luigi D’Anto’

Bibliografia

Eiko Kadono, Kiki – Consegne a domicilio

Sitografia

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