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Miyazaki: l’animazione al servizio del pacifismo

1923
Miyazaki
Laputa - Castello nel cielo

La poetica del maestro dell’animazione giapponese, Hayao Miyazaki, si contraddistingue per una duplice vocazione: essa risponde, al contempo, al costante richiamo del mondo onirico e alla necessità  di rendere il prodotto filmico veicolo di un forte impegno politico. 

Hayao Miyazaki

Al di là della pura bellezza estetica dei suoi film, ciò che colpisce delle opere di Miyazaki è la costante presenza del tema della guerra. L’elemento bellico è fortemente contrassegnato da un desiderio pacifista onnipresente, quasi utopico. Lungi dall’essere inconcludente, l’etica pacifista del regista si traduce in ogni sua opera in un’estetica marcatamente militarista. L’approccio pacifista, emerge sin da “Nausicaa nella valle del vento” “Porco Rosso”, in cui il tema guerresco contrassegna interamente la pellicola. Anche ne  “Il castello errante di Howl”, film fortemente influenzato dalla favola europea, l’ottica anti-bellica muove le azioni dei personaggi. Il risultato sono pellicole cariche di messaggi di solidarietà e pace, ma che riescono anche a catapultare lo spettatore in paesaggi di raro splendore.

Interconnessioni storico politiche: il pacifismo nella costituzione

Per comprendere il desiderio pacifista posto alla base delle opere di Miyazaki, è necessario collocarlo nel contesto politico in cui il regista si è formato.

 Nel secolo scorso, due eventi tragici marcarono le sorti di Hiroshima e Nagasaki, rimanendo impressi radicalmente nella coscienza collettiva e nell’immaginario dei giapponesi. Lo shock subito dal popolo giapponese, si tradusse in un vero e proprio ripudio per la guerra, ripudio esplicitato nella nuova Costituzione del 1946. L’articolo 9 della Costituzione sancisce espressamente l’elemento pacifista, istituzionalizzando la rinuncia – apparentemente – definitiva ad ogni tipo di conflitto bellico. 

Aspirando sinceramente ad una pace internazionale fondata sulla giustizia e sull’ordine, il popolo giapponese rinunzia per sempre alla guerra.
-Articolo 9 della Cost. giapponese del 1947.

La costituzionalizzazione del pacifismo trovò naturale sbocco nelle proteste studentesche del Sessantotto che videro protagonisti  anche Miyazaki e Takahata (cofondatore dello Studio Ghibli). L’affermazione del ruolo delle donne, la pretesa del rispetto ecologico e l’antimilitarismo erano le rivendicazioni degli studenti di allora. Tali tòpoi hanno inevitabilmente segnato e contraddistinto il cinema dei due maestri dell’animazione.

Nonostante i buoni propositi, le rivolte di quegli anni assunsero derive pressoché terroristiche, nefasto presagio dell’allontanamento dalla linea pacifista, ispiratrice per i costituenti del 1946. 

Il primo colpo al proposito pacifista, fu inferto dal governo nipponico tramite l’appoggio della guerra in Iraq, sinonimo dell’avanzare strisciante di politiche di “adeguamento militare”. Malgrado la forte militarizzazione del Paese che ne conseguì, il pacifismo ha rappresentato e rappresenta ancora oggi un’ideologia fortemente impressa nell’immaginario collettivo. 

In tale contesto, Miyazaki ha assunto il ruolo di intellettuale illuminato e si è schierato apertamente contro la proposta di emendamento dell’articolo 9 della Costituzione. Il regista, infatti, durante un’intervista concessa alla rivista Neppu nel 2015, ha affermato che “l’emendamento della Costituzione è fuori questione”.

Traducendo la militanza anche sul piano filmico, il maestro affronta nelle sue pellicole temi come la necessità della pace in quanto prerequisito per la libera esplicazione dell’essere.

Il sogno di un pacifismo animato: Laputa – Castello del cielo (1986) 

Miyazaki
Laputa – Castello nel cielo

L’intera esperienza cinematografica di Miyazaki è caratterizzata da alcuni temi ricorrenti. Primo tra tutti, la passione per il volo, da intendersi con l’accezione di strumento atto a raggiungere la libertà. Non meno presente è anche l’invito continuo alla riflessione intorno all’inutilità della guerra. Un esempio ne è senz’altro la cosiddetta trilogia sull’amore, formata da:

  • “ Conan il ragazzo del futuro”, il primo lavoro di Miyazaki in cui il protagonista diventa riflesso delle intime convinzioni dell’autore intorno alla guerra).
  • “Nausicaä della valle del vento”, una personale riflessione del maestro giapponese sulla tragedia atomica, tramite gli occhi della coraggiosa protagonista .
  • “Laputa – castello nel cielo”, di cui ci occuperemo di seguito.

Laputa – Castello del cielo, ispirata liberamente all’isola descritta ne “I viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift, è, probabilmente, la massima espressione del pacifismo utopico. In merito, è interessante l’opinione di A. Fontana, il quale la designa come una vera e propria arma per combattere il militarismo.

Una ragazzina coraggiosa, erede di una dinastia ormai dimenticata, incontra fortuitamente un giovane operaio in miniera e i due affrontano inimmaginabili peripezie. I due piccoli protagonisti rincorrono coraggiosamente il sogno – che poi diventa necessità – di ritrovare Laputa, misteriosa isola nascosta tra le nuvole. L’isola, avvolta da miti e leggende, cela ciò che resta di una società ormai in rovina. Gli unici reduci della civiltà di Laputa sono creature giunoniche, apparentemente minacciose, ma che, in realtà, vivono in armonia con la natura e la fauna. La civiltà dell’isola, infatti, era estremamente dotta e all’avanguardia e l’ingegno dei suoi abitanti non era mai stato utilizzato a fini bellici.

Laputa, all’avanguardia e ricca di tesori, è soprattutto un espediente per mettere in luce come le forze militari siano unicamente assetate di conquista. La sete di potere dei militari che inseguono i due protagonisti, impedisce loro di cogliere le bellezze sovrumane che l’isola offre. Essi, invece di trarre insegnamenti dallo spettacolo di rara portata che offre Laputa, ne depredano tutti i tesori.

La poetica di Miyazaki è tutta riassunta in questa pellicola. La morale è che bisogna saper resistere, non venire a patti e non accettare come invincibile il dominio della forza e della forza bellica. La pace è sempre il fine ultimo a cui tendere, perfino quando passa attraverso il sacrificio di sé. 

“Le vent se lève, il faut tenter de vivre”

Altra espressione del pacifismo di Miyazaki è senz’altro “Si alza il vento”, pellicola risalente al 2013. La pellicola in questione presenta tutti i temi cari al maestro: il volo, i sogni indimenticati dell’infanzia e il doloroso raffronto con la realtà contemporanea. La passione del protagonista per le macchine voltanti, permette di ripercorrere la storia del Giappone dagli anni Venti agli anni Quaranta. Proprio un evento di quegli anni, il terremoto di Kanto del 1923, è il punto di partenza dell’infelice storia d’amore tra Jiro e Nahoko.

Jiro, protagonista del film, è il primo personaggio dello Studio Ghibli ispirato ad un personaggio reale ossia l’omonimo ingegnere aeronautico che diede vita al leggendario aereo da combattimento Mitsubishi A6M1. Meglio noto come “Zero”, questo caccia giapponese partecipò all’’attacco di Pearl Harbor. 

“Si alza il vento” rappresenta un vero e proprio inno, un inno alla vita che è anche un inno al sogno.  Così come la vita reale e i sogni, anche la storia di Jiro è la risultante dell’opposizione tra yin e yang. Il desiderio di volare del protagonista non è solo un sogno d’infanzia, ma un vero obiettivo da perseguire. La resa dei conti con gli anfratti più reconditi del proprio io e la constatazione che il proprio lavoro può essere strumentalizzato a fini militari, ostacoleranno non poco il protagonista. Il viaggio all’interno dei sogni dell’infanzia e di un Giappone imperialista ancora molto arretrato rispetto alle grandi potenze, è continuamente accompagnato da sogni e flashback. L’incontro onirico tra più significativo riguarda il famoso progettista d’aerei italiano Caproni

Jiro è probabilmente una proiezione che Miyazaki fa di se stesso. Come portavoce dell’ideale anti-bellico viene scelto Hans Castorp, tedesco rifugiatosi in Giappone, il quale critica aspramente la politica guerrafondaia giapponese.

Hayao Miyazaki, attraverso lo sguardo innocente di un bambino, è stato ed è un instancabile portavoce di poesia, di bellezza e di pace. Egli ha tradotto nel suo mondo immaginifico le convinzioni di cui si è fatto portavoce sin da quando, nel pieno della primavera rivoluzionaria, si batteva insieme altri studenti per ottenere l’egemonia della pace, discriminante per la libertà degli esseri umani.

Bibliografia parziale:

  • La bomba e l’onda, Storia dell’animazione giapponese da Hiroshima a Fukushima, A. Fontana, Milano, 2013. 
  • I mondi di Miyazaki, Percorsi filosofici negli universi dell’artista giapponese, M. Boscarol, Milano, 2016.
  • De l’antimilitarisme de Hayao Miyazaki au pacifisme du Studio Ghibli, M.Pène-Lassus, Francia, academia.edu, 2019.

Marta Aurino

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