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Stelle marine: perché non bisogna toccarle?

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Ogni estate la home di Instagram è invasa da foto di stelle marine tenute tra le mani, fuori dall’ acqua. Questo trend, divenuto popolare di recente, ha alla base la concezione distorta secondo la quale le stelle marine siano un trofeo da esibire. In realtà, le stelle marine sono organismi biologici di grande importanza per l’equilibrio di mari e oceani, la loro compromissione può difatti avere gravi conseguenze. Ma cosa sono le stelle marine? Perché sono così importanti? Perché toccarle può danneggiarle?

Stelle marine: un delicato sistema idraulico

Le stelle marine sono animali appartenenti alla classe d’invertebrati Asteroidea, nome che lascia intuire il loro aspetto, simile a quello di una stella. Nonostante le specie più comuni presentino una simmetria a cinque raggi, sono molto diffuse anche specie a sei o più raggi, fino ad arrivare persino a cinquanta.

stella marina rossa appartenente a una specie di stelle marine del mediterraneo
stella marina mediterranea a cinque raggi

Può capitare inoltre, a causa di difetti di sviluppo, d’imbattersi anche in stelle che, pur appartenendo a specie a cinque raggi, ne presentano di più. Le stelle marine sono animali davvero particolari, in quanto non possiedono un capo che permetta d’individuare una parte anteriore o posteriore dell’organismo. Per tale ragione, si fa una distinzione anatomica tra due lati dell’animale, quello orale (dove risiede la bocca) e quello aborale (dove risiede l’ano).

Inoltre le stelle marine, non avendo un cervello centralizzato, presentano un sistema nervoso complesso, costituito da una rete diffusa capace di coordinare il movimento.

Come fanno le stelle marine a muoversi?

Questi animali riescono a muoversi grazie ad un sofisticato sistema idraulico. Sul lato orale, infatti, sono presenti in ogni braccio dei canali, i solchi ambulacrali, da cui fuoriescono centinaia di pedicelli ambulacrali. I pedicelli ambulacrali sono delle piccole estensioni dotate di ventose che comunicano con una rete di canali pieni d’acqua presenti nella stella. Quando i pedicelli si riempiono d’acqua, attraverso la comunicazioni con i canali e in seguito si svuotano contraendosi, la stella si muove nella direzione desiderata.

anatomie delle stelle marine
anatomia delle stelle marine

Ruolo delle stelle marine nell’ecosistema marino

Le stelle marine sono diffuse in tutti mari del mondo e vantano un ruolo importante nel mantenimento degli equilibri naturali in ecosistemi dove esse risiedono. Difatti, seppure sembrino soltanto un abbellimento dei fondali, in realtà queste affascinanti creature contribuiscono alla regolamentazione delle reti trofiche.

Per reti trofiche s’intende quell’ intreccio che collega le varie specie presenti all’ interno di una comunità, facente parte di un ecosistema più complesso. Le reti trofiche rappresentano i collegamenti tra prede e predatori all’ interno di un sistema e tutte le conseguenze dirette e indirette che derivano dalle interazioni tra queste categorie.

È stato infatti dimostrato che le comunità marine, in seguito alla scomparsa di specie di stelle marine precedentemente presenti, spesso vanno incontro a forte compromissione. Un esempio eclatante è sicuramente l’esperimento che fu condotto dal ricercatore ecologista americano Robert T. Paine nella Mukkaw Bay (Washington).  La comunità marina della Mukkaw Bay comprendeva, tra i suoi numerosi abitanti, soprattutto alghe, molluschi, stelle marine, patelle e spugne.

Paine studiò l’interazione tra una specie di stella marina (Pisaster ochraceus) e una specie di mollusco (Mytilus californianus) e suoi effetti sulla comunità marina. La comunità, in presenza di Pisaster ochraceus, la cui preda principale è proprio Mytilus californianus, sembrava essere in perfetto equilibrio.

In seguito alla sperimentale rimozione di Pisaster, la comunità è stata invasa da esemplari di Mytilus che, non avendo più antagonisti, hanno proliferato indisturbati. L’invasione di Mytilus ha ovviamente sovrastato tutte le altre specie presenti nella comunità, causando un enorme squilibrio.

Perché non bisogna toccare e tenere fuori dall’acqua le stelle marine?

Le stelle marine che decorano i fondali, eleganti e variopinte, da sempre attraggono l’uomo e lo inducono alla tentazione di un contatto diretto. Tuttavia, un simile atteggiamento, risulta decisamente pericoloso per queste creature. Le stelle marine sono organismi delicatissimi, la cui compromissione è molto più semplice di quanto si creda.

Innanzitutto, tenere una stella marina fuori dall’ acqua significa compromettere il suo fragile sistema idraulico. I canali del sistema idraulico, solitamente pieni d’acqua, si riempiono d’aria, portando alla formazione di una bolla d’aria che condurrà l’animale a morte certa.

Inoltre, anche solo un contatto sott’acqua può rivelarsi fatale per questi animali. Di fatto, anche solo attraverso un contatto fugace, si possono danneggiare i delicati pedicelli ambulacrali della stella, fondamentali per la sua vita. In aggiunta, bisogna considerare che, attraverso il contatto, si possono trasferire sull’animale lozioni o creme d’uso comune per i bagnanti.

Queste creme, per noi di scontato e benefico utilizzo, sono invece altamente tossiche per le stelle marine, a cui possono causare anche gravi infezioni. Oltre al trasferimento di eventuali lozioni, il contatto diretto causa anche la rimozione del muco protettivo di cui la stella è rivestita. Dunque, seppure le strutture biologiche della stella non venissero compromesse dal contatto diretto, questa contrarrebbe quasi sicuramente una mortale infezione.

Un equilibrio già altamente compromesso

Ancor prima che le foto con le stelle marine divenissero virali, queste nobili creature erano già ampiamente minacciate dall’inquinamento in forte incremento nei mari. Il fragile sistema idraulico delle stelle, con costanti flussi d’acqua in entrata e uscita, non permette loro di filtrare eventuali sostanze tossiche presenti in mare. Per questo motivo, tantissimi esemplari sono morti da qualche anno a questa parte.

Per tale ragione, anche se la tentazione è forte, se davvero queste creature ci affascinano così tanto è bene tutelarle, evitando il contatto diretto. Come ci insegna “il Piccolo Principe”, sono la cura e l’attenzione che diamo alla nostra rosa a renderla speciale. Se davvero vogliamo tutelare i nostri oceani e i nostri mari, rispettare i suoi abitanti è il primo passo da compiere. La rosa del Piccolo Principe è meravigliosa perché è stata tutelata e preservata con amore.

Analogamente, il vero modo per ammirare e preservare le stelle marine che tanto amiamo, non è di certo quello di strapparle al mare. Solo proteggendo queste creature e lasciandole libere di vivere, potremo rendere i nostri mari speciali e garantire l’equilibrio naturale dei fondali.

Carla Aversano

Bibliografia

Roberto Danovaro, Biologia marina – Biodiversità e funzionamento degli ecosistemi marini, UTET, 2019

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