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Il tempo e la rosa de Il Piccolo Principe di de Saint-Exupéry

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Piccolo Principe rosa

La storia narrata da Antoine de Saint-Exupéry ne Il Piccolo Principe narra di un grazioso bambino, abitante di un minuto asteroide, che possiede come bene più prezioso una rosa che gli giura di essere l’unica della sua specie nell’intero universo.

Il principe cura incessantemente il suo fiore e lo tiene sotto una campana di vetro per evitargli ogni male, fin quando, deluso dall’atteggiamento contraddittorio e vanesio della rosa, decide di mettersi in viaggio per l’universo alla ricerca di nuovi amici. Approdato sulla Terra, incontra un grande roseto e sconcertato dalla rivelazione della non-unicità del suo bene più prezioso, scoppia in lacrime. È allora che avviene il suo incontro con la volpe.

Addomesticarsi

«Buon giorno», disse la volpe. «Buon giorno», rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno. «Sono qui», disse la voce, «sotto al melo …» – «Chi sei?» domandò il piccolo principe. «Sei molto carino …» – «Sono una volpe», disse la volpe. «Vieni a giocare con me», le propose il piccolo principe, «sono così triste …» – «Non posso giocare con te», disse la volpe, «non sono addomesticata»

La volpe spiega al piccolo principe che “addomesticare” vuol dire “creare dei legami” attraverso la dedizione del proprio tempo ed energie a qualcun altro. All’inizio i due si sono indifferenti, niente più che una volpe tra altre centomila ed un ragazzino uguale ad altri centomila agli occhi dell’altro, ma possono diventare unici ed indispensabili l’uno per l’altra se si addomesticano a vicenda.

Così la volpe, al momento della partenza del piccolo principe,Piccolo Principe rosa interrogata dal bambino su cosa abbia ottenuto oltre al dolore di vederlo andare via, risponde di aver guadagnato il colore del grano che prima non aveva alcun signifcato per lei, ma che da allora in poi le avrebbe ricordato del colore dei capelli del piccolo principe. Lo invita poi ad andare a rivedere il giardino di rose prima di dirle addio. Allora, aggiunge, gli rivelerà un segreto.

Trovatosi nuovamente al cospetto delle rose che tanto l’avevano addolorato, il piccolo principe intuisce che pur simili nell’aspetto, non sono per nulla uguali alla rosa a cui ha donato tanto del suo tempo, che ha addomesticato, che è la sua rosa.

L’importanza del tempo ne Il Piccolo Principe

Tempo
Orologio solare conservato al Museo Galileo di Firenze

Gli uomini appartengono al tempo, vi sono immersi e connaturati. Per questo impiegano la loro arte nella creazione di calendari, orologi, clessidre, meridiane: tutti idoli del tempo, costruiti per poterlo osservare nei minimi dettagli mentre scorre, per “tenerlo”, come se in assenza di questi artefatti si potesse perderne la cognizione.

Ma proviamo ad immaginare di trovarci in una stanza in cui le lancette degli orologi stiano sempre ferme sul quadrante e le pagine del calendario non vengano mai sfogliate. Sarà allora impossibile per noi dire che il tempo sta trascorrendo? No. Il mutare della luce nell’ambiente, l’accumularsi della polvere sull’arredamento, l’avvicendarsi dei rumori esterni scandiranno il flusso dei minuti.

Immaginiamo ancora di riuscire ad isolarci completamente dal mondo esterno: saranno i ritmi del nostro corpo, il comparire della sete e della fame, l’alternarsi del respiro a presentarci lo scorrere incessante del tempo. In definitiva esso non sta in nessuno strumento di misurazione ma nell’uomo stesso.

Tutti questi eventi seguono però un ciclo che si ripete e che l’uomoTempo uroboro ha vestito delle sembianze di un serpente che morde la propria coda, l’Ouroboros, simbolo che viene interpretato come la rappresentazione della natura fondamentalmente illusoria dello scorrere del tempo.

Ma se ciò fosse vero cosa spiegherebbe l’ossessione nei confronti della misurazione del tempo? Noi diciamo che è la consapevolezza che ogni uomo ha di possedere solo una quantità limitata di giorni senza nemmeno sapere quanti esattamente a rendere il tempo un bene così prezioso; la consapevolezza della morte, che genera il bisogno di creare strumenti che diano al tempo una forma controllabile e divisibile che attenui l’ansia di perderlo.

Ma questi stessi strumenti sono capaci di rendere l’uomo uno schiavo del tempo con lo sguardo puntato sullo scorrere dei secondi nel tentativo di risparmiarli per impiegarli sempre meglio, tanto che oggi vengono addirittura create delle “banche del tempo”, come se potesse esistere qualcosa come una riserva di ciò che non possiamo in nessuna maniera conservare, come se la massima secondo cui “il tempo è denaro” avesse in definitiva reso anche il primo una merce di scambio qualsiasi, depositabile e matrice di guadagno materiale.

A smentire questa sciocca idea, le parole della volpe al piccolo principe

Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!

L’essenziale è invisibile agli occhi

Incalzato dalla paura della morte l’uomo vive ormai con l’idea che non dedicarsi a nulla lungamente equivalga a risparmiare tempo, secondo la stessa logica distorta che lo porta a pensare di avere la possibilità di fermarlo vuotando la clessidra o bloccando il pendolo.

Noi diciamo che il tempo non può essere conservato. Se non viene impiegato per coltivare una nostra “rosa” – se non diamo le nostre ore ad “addomesticare” qualcuno o qualcosa – ecco che lo perdiamo realmente. Riluce così quello che è il vero rapporto tra tempo e uomo: la possibilità, tramite il suo impiego, di dare valore a cose e persone e di essere valorizzato a sua volta dai legami creati. Questo è il segreto della volpe, rivelato al piccolo principe nel momento di più grande intensità di ogni rapporto, quello della separazione che rivela quanto profondamente due si siano addomesticati.

 E ritornò dalla volpe. «Addio», disse. «Addio», disse la volpe. «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi […] È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante»

Piccolo Principe rosa

Giovanni Marco Ferone

Fonti

Fonte citazioni: Antoine de Saint-Exupéry, Le Petit Prince, Editions Gallimard, 1943

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Fonte immagini media: I; II; III; IV

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