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L’Acropoli di Atene, la storia e i templi

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L’Acropoli è il monumento simbolo della città di Atene. O meglio, non un monumento, ma una collina fortificata che, con il passare dei secoli, divenne luogo di culto per Atena, la dea protettrice della città.

L’Acropoli di Atene del passato

Atene inizialmente era una città piuttosto piccola, abbarbicata su un territorio collinare, tortuoso, in cui spiccava il monte dell’acropoli. Nel XIII a.C. il monte fungeva da cittadella fortificata per il re miceneo, l’anax. È solo a partire dall’XI secolo che si hanno reali attestazioni di un’attività religiosa. I primi oggetti di culto rinvenuti in quest’area, infatti, risalgono proprio a questo periodo.

In epoca arcaica (VIII secolo a.C. e seguenti) si cominciano a costruire vari edifici, non più visibili oggi, ma testimoniati da vari reperti archeologici.

L’Acropoli di Atene oggi

La forma classica, che possiamo vedere ancora oggi, fu data all’acropoli da Pericle. Il celebre politico ateniese, infatti, attivo durante il periodo d’oro di Atene, promosse un decreto che destinava alla ristrutturazione dell’acropoli parte dei tributi provenienti dagli alleati della Lega delio-attica. Di fatto, questa Lega era un’alleanza tra varie città della Grecia coordinate da Atene, che si trasformò ben presto in uno strumento di supremazia e di sfruttamento da parte della città attica per fronteggiare la crescente potenza di Sparta.

I lavori durarono all’incirca dal 447 a.C. al 405 a.C., e furono coordinati da diverse personalità importanti, tra cui il celebre scultore Fidia. Il primo edificio a essere ricostruito fu il Partenone, su supervisione appunto di Fidia, che viene affiancato da due architetti: Ictino e Callicrate. Il restauro in particolare iniziò nel 447 a.C., per finire nel 438 a.C. L’edificio non era strettamente legato alla celebrazione dei culti (l’altare della dea Atena si trovava all’esterno), ma era di fatto un tempio tesoro.

Il Partenone: il tempio più famoso dell’Acropoli di Atene

La pianta del Partenone prevedeva infatti una suddivisione in due aree: una, il cosiddetto thesauròs era dedicato ad ospitare le offerte votive e forse anche le risorse monetarie della città. L’altra zona invece accoglieva l’enorme statua crisoelefantina di Atena Parthenos, realizzata proprio da Fidia. L’opera rappresentava la dea in gloria ed era interamente d’oro e avorio, di un valore a dir poco inestimabile.

Acropoli di Atene
Riproduzione della statua di Atena Parthenos

Sulla parete esterna della cella in cui si conservava la statua, in alto, era rappresentata su un fregio la celebrazione delle Panatenee. Si trattava di momento importante per la comunità cittadina, che prevedeva una processione e l’offerta del peplo alla statua della dea, da parte delle fanciulle delle più nobili famiglie ateniesi. Nel fregio sono rappresentate varie componenti della società ateniese: dagli efebi, i giovani uomini, ai servitori, alle fanciulle e gli anziani, fino agli dei stessi, partecipanti alla processione quasi al pari del resto della popolazione.

Spostandoci all’esterno del tempio, invece, sull’architrave soprastante le colonne, vennero raffigurati quattro cicli tematici:

  • La gigantomachia, ossia la lotta degli dei contro i giganti che volevano scalare l’Olimpo e rovesciare le divinità. I giganti furono sconfitti anche grazie all’aiuto di Eracle, dal momento che non potevano essere uccisi dagli dei, ma solo da eroi.
  • Il ciclo dell’ilioupersis, ossia la caduta di Troia.
  • L’amazzonomachia, la lotta dei greci, guidati da Teseo, contro le vergini guerriere che abitavano le regioni del Bosforo orientale.
  • La centauromachia, ossia la lotta tra la popolazione tessalica dei lapiti e i centauri. Causa del conflitto fu il comportamento dei centauri che, ubricatisi durante un banchetto nuziale, cominciarono a molestare le donne presenti alla festa.

I frontoni del Partenone

Sempre all’esterno, sui due frontoni, venivano rappresentati due episodi mitici: la nascita di Atena e la contesa tra quest’ultima e Poseidone per il possesso dell’Attica.

Nel primo caso, si poteva vedere appunto al centro la nascita della dea, dalla testa del padre Zeus, alla presenza di tutte le divinità, che si volgono progressivamente verso il nucleo del complesso scultoreo, per prestare attenzione all’avvenimento. Celebre reperto di questo frontone è quello che riunisce tre dee: Hestia, Afrodite e la madre Dione. In particolare interessante è il trattamento che Fidia riserva alle vesti delle dee, mediante il cosiddetto effetto “panneggio bagnato“: la stoffa, sottile e increspata, crea l’effetto di bagnato, aderendo perfettamente alle forme delle divinità.

Acropoli di Atene
Hestia, Dione e Afrodite: il panneggio bagnato

Nel secondo frontone, orientato verso ovest, era invece rappresentata la mitica contesa tra Atena e Poseidone. I due si sfidano per stabilire chi avrebbe avuto predominio sull’Attica. Avrebbe vinto chi avesse offerto agli abitanti il dono più bello. Poseidone, colpendo il terreno con il tridente, fece sgorgare una sorgente d’acqua salata. Atena però donò l’ulivo, pianta da cui si ricava l’olio, utilizzabile sia come elemento che come combustibile, e riuscì così a vincere. Purtroppo, di questo complesso scultoreo non abbiamo più traccia.

Il Partenone fu infatti seriamente danneggiato nel corso della guerra del 1687 tra Venezia e i Turchi. Questi ultimi avevano sistemato, all’interno del tempo, riserve di polvere da sparo. Quando i veneziani bombardarono l’acropoli, il Partenone inevitabilmente implose, causando la caduta e distruzione di molti gruppi scultorei, ridotti a schegge e massi di marmo.

I Propilei: l’ingresso all’Acropoli di Atene

Una volta terminato il Partenone, i lavori si concentrarono, tra il 447 e il 433 a.C. sui Propilei, l’ingresso monumentale all’Acropoli di Atene.

La struttura era molto particolare, a ferro di cavallo. Mentre la parte interna era costruita per somigliare a un tempietto, ai lati troviamo una sala da banchetti e un’anticamera di ingresso a un tempietto dedicato ad Atena Nike (dea della vittoria). Questo tempietto era in realtà originariamente una torre micenea, ma fu poi convertita a luogo di culto in epoca classica. Oltre agli scalini, l’ingresso era dotato anche di una rampa, per permettere l’accesso all’acropoli ai carri (usati soprattutto durante le processioni cultuali).

L’Eretteo: la struttura più originale dell’Acropoli di Atene

L’ultimo edificio costruito all’interno dell’Acropoli di Atene, dal 421 a.C. in poi, è l’Eretteo. Si tratta di uno scrigno di tutti i culti precedenti all’introduzione della divinità di Atena. Non è un edificio classico, ma ha una planimetria particolare, proprio perché gli ambienti dovevano ospitare culti diversi, in particolare quelli di:

  • Poseidone;
  • Eretteo, sesto mitico re di Atene;
  • Boutes, figlio del re ateniese Pandione, sacerdote di Atena e Poseidone;
  • Efesto, il dio del fuoco che percosse la testa di Zeus per favorire la nascita di Atena;
  • Prostomieion, legato alla sorgente d’acqua salata fatta scaturire da Poseidone durante la contesa con Atena.

Oltre a questi culti, nella zona dell’Eretteo si trovava anche l’area in cui, secondo la tradizione, Atena fece nascere l’ulivo, e la tomba di Cecrope, altro mitico re di Atene, figlio di Eretteo.

A causa della molteplicità dei culti che doveva accogliere, l’Eretteo ha una struttura decisamente particolare. La pianta, di fatto, assemblava un corpo templare principale, e due ingressi addossati alle pareti laterali, quasi a formare tre tempietti compresi in un’unica struttura.

Acropoli di Atene
La loggetta delle cariatidi

Le sculture per cui quest’edificio è famoso nel mondo sono le cariatidi, statue di aspetto femminile, con funzione di colonna. Quelle attualmente visibili nell’edificio sono dei calchi. Cinque sculture infatti sono attualmente conservate al Museo dell’Acropoli di Atene, mentre una si trova al British Museum.

Il depredamento dell’Acropoli di Atene: Lord Elgin

Per quanto sia stupefacente lo stato di conservazione degli edifici dell’acropoli di Atene, certo è che, nel corso dei secoli, azioni abominevoli si sono succedute, mettendo seriamente a rischio la conservazione del patrimonio archeologico.

Oltre alla succitata guerra veneto-turca del 1687, occorre ricordare l’operato di Lord Elgin. Si trattava di un nobile che, per ricostruire la dimora del padre a Broomhall, decise di “decorarla” proprio con le sculture dell’acropoli.

Nell’asportazione delle sculture, che venivano letteralmente strappate dai templi di appartenenza con tecniche rudimentali, vennero rovinati, oltre che depredati, interi templi, tra cui soprattutto il Partenone. In totale furono recuperate:

  • Più di 1/3 delle decorazioni sull’architrave riguardante i quattro cicli tematici della storia mitica greca;
  • 83 m del fregio delle Panatenee (lungo in origine 160 m);
  • 17 statue prelevate dai frontoni che rappresentavano la nascita di Atena e la contesa tra la dea e Poseidone;
  • Una cariatide dell’Eretteo.

Tutti questi reperti sono conservati al British Museum e, nonostante le ripetute richieste da parte del governo greco, non sono ancora state restituite ai legittimi proprietari.

Il meraviglioso patrimonio dell’Acropoli di Atene è dunque ancora disperso per il mondo, ma continua a restare un simbolo della straordinaria perizia tecnica messa in campo dagli artisti ateniesi per la realizzazione di questo gioiello della storia antica.

Maria Teresa Caccin

Bibliografia:

  • Bejor, Castoldi, Lambrugo, Arte greca, 2019, Mondadori Università, Milano
  • Robert Graves, I miti greci, 2014, Longanesi, Milano

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