Home Scienze Paleontologia Impronte umane dal passato: il caso di Happisburgh

Impronte umane dal passato: il caso di Happisburgh

343
Impronte umane
Impronte umane ad Happisburgh (Credit: Google Immagini)

Le impronte umane sono uno dei resti più affascinanti della paleontologia. In Europa c’è un luogo di grande interesse per la paleoantropologia, cioè la disciplina che si occupa dello studio di resti fossili dell’uomo. A Happisburg (Regno Unito) infatti si trova un importante sito che contiene impronte umane perfettamente preservate. Andiamo a vedere la particolarità di questa scoperta.

Contesto Geologico dell’area

Happisburgh è una località che rientra nella contea di Norfolk e si affaccia sul Mar del Nord, lungo la costa dell’Inghilterra sud-orientale.

Come già accennato, questa piccola cittadina di poco più di 1400 anime costituisce un sito importante per la paleontologia e la paleoantropologia, grazie alla presenza di impronte umane, manufatti e resti assemblaggi floristici e faunistici ben preservati.

impronte umane
Happisburgh (Credit: Google immagini)

In particolare, dal punto di vista geologico ci troviamo di fronte ad una zona caratterizzata da successioni di sedimenti: principalmente silt, argilla e sabbia, rappresentativi di ambiente fluviale, estuario ed alluvionale che si interdigitano con sedimenti di ambiente costiero.

Il contesto geologico è un elemento fondamentale per la paleontologia. Dalla geologia dell’area, infatti, si può ricostruire l’evoluzione di un determinato paesaggio ed i fenomeni che l’hanno interessato nel corso del tempo. Avendo quindi un quadro complessivo di cosa è successo in un dato ambiente, possiamo anche riuscire a capire che genere di processi di fossilizzazione hanno interessato i reperti oggetto dei nostri studi.

Dalle datazioni effettuate, si evince che tali successioni si collocano in un periodo compreso tra 2 – 0,5 milioni di anni fa circa, a cavallo tra Pliocene e Pleistocene.

Le impronte umane più antiche

Tali impronte sono le più antiche tracce appartenenti al genere Homo fuori dell’Africa, con età compresa tra 1 e 0,78 milioni di anni fa circa (Pleistocene); ma non solo le uniche presenti in Europa. In Italia ad esempio, ci sono le cosiddette “Ciampate del diavolo” nel comune di Roccamonfina (in provincia di Caserta).

Il fatto che tali impronte umane siano perfettamente preservate è dovuto alla natura dei sedimenti. Questi ultimi infatti, depositatisi lungo le coste di questa cittadina inglese, sono abbastanza “teneri”. Motivo per il quale, quando gli individui di centinaia di migliaia di anni fa ci camminarono sopra, la traccia dell’impronta s’impresse chiaramente nel substrato.

Fenomeni analoghi che hanno permesso la preservazione di tracce umane si sono verificati anche a Laetoli (Tanzania), Roccamonfina (Italia), tanto per citarne qualcuno. Tuttavia, è da tenere a mente che il contesto geologico ovviamente può variare da sito a sito.

Nel corso del tempo, tali tracce sono state ricoperte da altro materiale di natura sedimentaria. Il tutto ha successivamente subito il processo di diagenesi. Processo che comporta la trasformazione del sedimento in roccia, attraverso varie fasi: compattazione, ricristallizzazione, dissoluzione e sostituzione ed infine precipitazione.

Come si studiano le impronte umane

Le impronte sono venute alla luce a causa della continua erosione costiera, per cui gli scienziati hanno optato per dei rilievi poco invasivi. Tra questi la fotogrammetria era sicuramente la tecnica che si prestava meglio.

Questa consente di determinare forma e posizione di oggetti, partendo da almeno due distinti fotogrammi che riprendono lo stesso elemento, al fine di ricostruire un VOM, acronimo che sta per virtual outcrop model. Il VOM è una rappresentazione digitale 3D della topografia, ovvero una parte di superficie terrestre, di un affioramento.

Per fare ciò, si effettuano prima dei rilievi di campo con una specifica strumentazione. Una volta ottenuti i dati e le misure, mediante dei software si ottengono delle nuvole di punti, in cui ciascuno di essi possiede delle precise coordinate xyz o, in alternativa, delle mesh poligonali.

Esempio di volto umano 3D realizzato interamente con meshes (Credit:Google immagini)

Le mesh sono degli oggetti generalmente di forma triangolare (ma non sempre), costituiti da vertici, spigoli e facce e largamente utilizzate nella computer grafica.

Mediante l’uso della fotogrammetria, gli studiosi hanno ottenuto un modello tridimensionale della superficie su cui sono state impresse impronte, al fine di studi di maggior dettaglio.

Impronte umane
Modello 3D della superficie (Credit:
Ashton, Nick, et al. “Hominin footprints from early Pleistocene deposits at Happisburgh, UK.” PLoS One 9.2, 2014)

Cosa hanno scoperto?

Analogamente ad un essere umano moderno, gli individui in questione erano in grado di camminare in modo perfettamente bipede; e si trattava di un gruppo costituito almeno da 5 adulti e qualche giovane che si muovevano seguendo una precisa direzione sul substrato fangoso.

Gli studiosi sono riusciti a stimare l’età di questi individui grazie ad analisi di dettaglio condotte sulla lunghezza delle impronte. Perciò quest’ultime hanno messo in luce il fatto che la statura si inseriva in un intervallo compreso tra 0.93 ed 1.73 metri, mentre il peso oscillava tra 48 e 53 kg, almeno per gli adulti. Sono misure che non si discostano poi tanto da quelle che potrebbe avere un uomo moderno.

Chi è l’artefice delle impronte umane di Happisburgh?

Ebbene si tratta di alcuni nostri progenitori appartenenti ad una delle diverse specie umane: Homo antecessor, che si inserì in un periodo compreso tra 2.588 e 0.012 milioni di anni fa circa.

evoluzione umana
Evoluzione umana (Credit: Google immagini)

Il nome della specie: H. antecessor, derivante dal latino, significa predecessore. Si pensava infatti che fossero i primi esseri umani ad avere popolato l’Europa occidentale, ma la questione è ancora controversa e tuttora oggetto di studio da parte della comunità scientifica.

Homo antecessor
Un maschio di Homo antecessor (Credit:Google immagini)
homo antecessor
ATD6-15 & ATD6-69, porzioni di cranio appartenente ad Homo antecessor rinvenuti a Gran Dolina (Credit: Wikipedia)

Oltre ad Happisburg, resti fossili appartenenti a questa specie umana si trovano in due siti spagnoli di grande importanza per la paleoantropologia: Atapuerca Gran Dolina e Sima del Elefante.

Ma questi antichi uomini erano molto diversi da noi? Dal punto di vista anatomico, possedevano le seguenti caratteristiche:

  • Una cresta zigomatica arcuata;
  • La presenza di una fossa canina;
  • Un piano frontale delle ossa orbitali con orientazione inferoposteriore;
  • La sutura della squama temporale alta ed arcuata;
  • Una capacità cranica approssimativamente di 1000 cm³ (un uomo moderno, Homo sapiens, ha una capacità cranica di circa 1350 cm³);
  • In ultimo, una statura e peso simile a quello di un moderno essere umano, inteso come Homo sapiens (i maschi potevano essere alti sino ad 1.80m).

Dal punto di vista tassonomico, la posizione di Homo antecessor è ancora controversa. Molti scienziati pensano che in realtà sia stata una specie che abbia poi portato ad Homo heidelbergensis, una specie nata in Africa.

Di fatti il nome heidelbergensis deriva dal primo ritrovamento fossile attribuito a questa specie, avvenuto nella cittadina tedesca di Mauer, nei pressi di Heidelberg (Germania) nel 1903.

Happisburgh e l’erosione costiera: pericolo per le impronte umane?

Trovandosi in un contesto dinamico quale un ambiente costiero, le scogliere della contea di Happisburgh sono soggette a rapida erosione. Infatti gli edifici che si trovavano a pochi metri dal mare attualmente si trovano sul bordo della scogliera rischiando di cedere.

Chiaramente anche le tracce fossili di cui abbiamo parlato sin ora sono in pericolo a causa della rapida erosione costiera; tant’è vero che già alcune porzioni della pista le impronte diventano sempre meno distinguibili.

È quindi necessario un grande impegno al fine di preservare questo tesoro inestimabile, per noi stessi e per le generazioni future.

Maria Modafferi

Bibiliografia

Commenti

Commenti