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Schopenhauer e la religione: l’analisi dei Frammenti Postumi

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In questo articolo andremo ad analizzare il rapporto che c’è tra Schopenhauer e la religione. Tra i più rilevanti filosofi dell’Ottocento, Schopenhauer è noto soprattutto per il suo pessimismo cosmico. Questo si concretizza nella figura del pendolo che oscilla tra noia e dolore, con brevissimi intervalli di felicità illusori. Uno degli aspetti fondamentali e di sicuro particolari della sua filosofia è la critica mossa alle varie forme di ottimismo, che lui chiama menzogne.

Cosa sono le menzogne?

Schopenhauer e la critica alle religioni

Oggi le “menzogne” che intendeva Schopenhauer le chiameremmo semplicemente ideologie, con cui gli uomini tentano di celare a se stessi e agli altri gli aspetti negativi della nostra vita. Schopenhauer non racchiude queste critiche in un unico volume, ma accenna ad esse in ogni sua opera. Egli fa dello “smascheramento” uno degli aspetti principali della sua filosofia.

Si concentra in modo particolare sulla religione, abbozzando le prime linee di un ateismo filosofico che sarà poi ripreso e ben articolato da Nietzsche. Bisogna precisare che la maggior parte dei pensieri religiosi del filosofo sono stati estratti dai Frammenti Postumi e dai dialoghi con altri personaggi del mondo filosofico. A tal proposito prendiamo in considerazione alcuni dei punti salienti che interessano il rapporto tra Schopenhauer e la religione.

Il mondo e la critica alla religione

Una delle frasi più famose estrapolate dai manoscritti di Schopenhauer per capire la sua critica alle religioni è senz’alcun dubbio la seguente:

Se un dio ha fatto questo mondo, io non vorrei essere quel dio, perché il dolore del mondo mi strazierebbe il cuore.

Si tratta di una frase cruda, che però fa capire a fondo il pensiero del filosofo. Schopenhauer sostiene che il teismo non sia un prodotto della conoscenza, bensì della volontà degli uomini: ognuno di noi è assalito quotidianamente da timori e speranze che ci inducono a costruire entità in cui concentrare un’unica fonte di inquietudine. L’idea è in parte sviluppata, seppur con le dovute differenze, da Feuerbach attraverso il rovescio del cristianesimo che lo porta a sostenere che Dio sia una creatura dell’uomo.

La paura alla base della religione per Schopenhauer

Quando abbiamo paura, quasi istintivamente siamo spinti a prostrarci e a supplicare aiuto recitando una preghiera, il nostro intelletto deve procurarci un Dio affinché possiamo sentirci al sicuro. Il cuore, ossia la volontà per Schopenhauer, ha bisogno di sperare nell’assistenza di qualcosa di soprannaturale. Dio nasce dalla necessità di pregare, non perché vi si creda a priori. Infatti, ogni religione ha un numero di divinità e riti sacri diversi, l’unica cosa che hanno in comune è la sottomissione alla divinità e l’esigenza di pregarla.

La religione e l’alienazione per Schopenhauer

Schopenhauer afferma che la parola “Dio” lo ripugna tanto probabilmente perché, riprendendo l’ateismo di Feuerbach, pone all’esterno ciò che è invece all’interno. Tutte le nostre più grandi paure (dolore e morte) e i più grandi valori (bontà, amore, misericordia) sono rimessi nelle mani di un unico Dio. Ma queste non sono altro che caratteristiche proprie di ogni essere umano.

Non è un caso che si ricorra alla preghiera soprattutto in periodi difficili, perché attorno a noi vengono a mancare i valori umani più importanti che andiamo a cercare in Dio. Potremmo dire che l’invenzione di un Dio serva a giustificare le nostre cattive azioni: rimettendo la nostra bontà in una figura al di fuori di noi stessi, ci potremmo sentire vuoti, conducendo un’esistenza alla ricerca di qualcosa che abbiamo perso.

Schopenhauer contro il monoteismo

Nessuno è mai riuscito decifrare l’enigma dell’esistenza, viviamo nel dubbio e l’unica cosa che possiamo affermare è il socratico motto: “So di non sapere”. Metafisicamente parlando noi non sappiamo nulla di Dio. Per riprendere Karl Popper:

Somigliamo ad un uomo scuro che cerchi in una stanza buia un cappello nero che forse non c’è.

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Bisognerebbe fare però una netta distinzione tra le religioni: il buddhismo, ad esempio, non ha mai istituito una dittatura ideologica. Nessuno è mai stato giudicato eretico per non averlo professato.

Schopenhauer, nella sua critica alle religioni, afferma che le più pericolose sono quelle che hanno un solo Dio a cui fare riferimento e lo dimostra. Non abbiamo mai sentito parlare di guerre di religione nella Roma pagana, questo perché il potere degli dei era equamente distribuito. Nelle religioni monoteiste invece il Dio unico è geloso del proprio potere.

Vanini e la critica alla religione cattolica

Ad aumentare il disprezzo di Schopenhauer nei confronti della religione cattolica è un suo predecessore di nome Giulio Cesare Vanini. Questo fu un monaco carmelitano vissuto alla fine del 1.500, che visse prima a Napoli e poi a Padova, dove entrò in contatto con il professore Galilei. Ad un certo punto della sua vita, Vanini non si fidò più della chiesa cattolica e decise di trasferirsi a Londra, convertendosi. Dopo essersi accorto che questa religione non era poi tanto diversa dalla precedente, visse una vita tra carcere e processi. Purtroppo non riuscì a sfuggire all’Inquisizione che decise di condannarlo a morte l’8 febbraio del 1619. Bisogna notare che la data indica lo stesso giorno in cui fu emessa la sentenza di Giordano Bruno 19 anni prima. Proprio come l’altro filosofo, Vanini non rinnegò le sue idee fino alla fine.

Schopenhauer e la religione politeista

In buona sostanza nel buddhismo Schopenhauer riesce a trovare l’unica ideologia che non annulli l’essenza umana. Non è una religione monoteista, infatti ci sono state pochissimi episodi di intolleranza religiosa. Schopenhauer sostiene che anche quest’ultima sia un fenomeno tipico delle religioni basate sulla credenza di un unico Dio, perché quest’ultimo non vuole che ce ne siano altri. Al contrario, nelle religioni politeiste, gli dei si dimostrano tolleranti ed aperti nei confronti del popolo e delle altre divinità.

La religione buddhista insegna ai più piccoli il rispetto per ogni essere vivente, valore che viene meno nelle religioni monoteiste. Le ideologie orientali, per la maggior parte, invitano i praticanti a trovare il divino dentro di sé, non al di fuori in un’entità metafisica. Questo permette ai fedeli non solo di conoscersi a fondo, ma anche di coltivare quei valori che nelle religioni monoteiste vengono rintracciate in Dio.

Sara Foraggio

Bibliografia
O si pensa o si crede, scritti sulla religione, Nachlass und Gespräche di Arthur Schopenhauer, BUR Rizzoli, ottobre 2019.

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