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Niccolò Machiavelli e la politica: l’apparenza ne il Principe

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Machiavelli

Machiavelli, capace di guardare alla realtà dei fatti con uno sguardo analitico, si appresta a descrivere nel suo trattato più famoso le regole di governo del principato, mettendo in luce in particolare l’importanza dell’apparenza nella gestione politica del potere.

Machiavelli, una breve introduzione al De Principatibus

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Copertina de Il Principe di Niccolò Machiavelli

Niccolò Machiavelli, nato nel 1469, fu segretario della Repubblica di Firenze e ciò gli permise di acquisire una certa esperienza politica, in particolare nell’attività di diplomatico. Nel 1512, con il ritorno in città della casata medicea, egli è costretto ad abbandonare il suo incarico con l’accusa di aver tramato ai danni dei Medici.

Proprio con il fine di tornare nuovamente a svolgere un ruolo centrale nella politica fiorentina, egli si prodigò di lì a poco nella stesura di un trattato politico dedicato, non a caso, a Lorenzo de’ Medici. Il De Principatibus, notoriamente conosciuto come Il Principe, fece guadagnare a Machiavelli in età elisabettiana persino l’appellativo di ateista[1] ed è ancora oggi uno dei testi più letti e discussi di tutti i tempi.

Il trattato, utilizzato nelle più svariate epoche storiche anche per fini molto diversi, è stato soggetto a innumerevoli interpretazioni e ha suscitato diversificate riflessioni, grazie ad alcuni suoi temi portanti: la virtù, la fortuna, l’utile. L’importanza del trattato non è solo ascrivibile al tracciarsi per la prima volta del concetto di “ragion di stato”, che attesta l’indipendenza della politica dalla morale religiosa e da eventuali problemi di ordine etico, ma anche al fatto che esso rappresenta un documento storico della società dell’epoca.

L’importanza dell’apparire più che dell’essere

Dopo aver elencato le varie tipologie di principato, Machiavelli si appresta a descrivere le regole dell’agire politico che il principe ideale dove seguire nel proposito di governare bene e a lungo. Egli deve essere temuto e rispettato ma non odiato e deve essere volpe e leone, cioè saper combattere sia ricorrendo alle leggi che alla forza, quando quelle non dovessero bastare. Inoltre deve essere in grado di mutare il suo atteggiamento rapidamente e a seconda delle circostanze che si presentano.

Più di ogni altra cosa, però, deve salvaguardare la sua reputazione, giacché il popolo non si preoccupa tanto dei mezzi di cui si serve per raggiungere i suoi scopi quanto del fatto che essi siano raggiunti. La fama del principe lo precede e perciò averne cura risulta addirittura più importante del corretto agire. A fronte di ciò per Machiavelli l’apparenza diventa determinante più dell’essenza. Egli scrive:

Un principe, dunque, non deve realmente possedere tutte le qualità, ma deve far credere di averle. Oserò anzi dire che se le ha e le usa sempre, gli sono dannose. Se fa credere di averle gli sono utili. […] Tutti vedono quello che tu sembri, ma pochi toccano con mano quel che tu sei, e questi pochi non osano opporsi all’opinione dei molti, che oltre tutto sono protetti dall’autorità dello Stato.[2]

Il principe deve allora essere capace di simulare, ovvero far apparire reale ciò che non lo è, e dissimulare, ovvero occultare ciò che invece è reale.

Machiavelli pragmatico

Machiavelli
Busto di Niccolò Machiavelli presente a Palazzo Vecchio, Firenze.

Se la destra vuol ravvedere in Machiavelli un estimatore della sovranità, la sinistra guarda al carattere innovativo dei suoi scritti. Fatto sta che, a latere delle prese di posizione morali o politiche, che possono cozzare enormemente con i principi della democrazia attuale, è impossibile non sottolineare l’importanza storica e il carattere rivoluzionario del suo pragmatismo, con tutto quel che di positivo consegue da esso.

Proprio l’accento posto sull’importanza dell’apparire sancisce la definitiva sconfitta di una visione utopistica dell’attività politica. Machiavelli è ben conscio dei riprovevoli vizi dell’uomo, che sia esso principe o suddito, ed è a partire da questa consapevolezza che la politica dovrebbe fondarsi. Il principe deve, dunque, tenere conto tanto del quadro sociale e storico in cui si trova, quanto di quelle caratteristiche costanti della natura umana.

Ecco perché egli pone l’accento sia sul modo in cui si arriva al potere che sulle tattiche approntate per conservarlo intatto. Machiavelli mette in luce l’importanza di seguire sempre una strategia razionale e precisa nel fare politica, una procedura improntata sull’ordine e sull’organizzazione interna, che ancora oggi risulta imprescindibile per qualsiasi progetto di carattere politico.

Giuseppina Di Luna

Bibliografia

[1] Alessandro Arienzo, Gianfranco Borrelli, Anglo American Faces of Machiavelli, ed. Polimetrica, Monza 2009.

[2] Niccolò Machiavelli, Il principe, ed. Donzelli, Roma 2013.

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