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Eco nel vento di Tania Cantone, la recensione

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eco nel vento

Dall’alba dei tempi filosofi, letterati e persone comuni si interrogano sul senso dell’esistenza e su cosa attenda l’uomo dopo la fine dei suoi giorni. L’unica certezza riguardo la morte resta però l’insieme di sensazioni che essa porta ai suoi amici e parenti; sofferenza, rammarico ma, soprattutto, nostalgia. Ed è proprio il tema dell’assenza di una persona cara a costituire il nucleo centrale attorno a cui Tania Cantone costruisce la sua raccolta poetica Eco nel vento.

Dedicata alla memoria del padre, la raccolta esplora ogni sfumatura dell’animo dell’autrice, rivelandosi un potente strumento di autoanalisi e superamento, oltre che una pregevole opera letteraria. I versi di Tania Cantone, espressione di una straordinaria sensibilità, testimoniano, infatti, un percorso lungo e sofferto che, attraverso il tempo e lo spazio, conduce alla più difficile delle accettazioni.

Eco nel vento
Tania Cantone

Tania Cantone nasce a Cassino e si dedica prevalentemente alla pittura, oltre che alla musica e alla poesia. Suoi componimenti sono presenti in numerose antologie poetiche come “La più grande gioia è sempre l’altra sponda” e “Non ha confini il tempo”. Eco nel vento, pubblicata da Edizioni Eva, rappresenta invece la sua prima silloge.

Eco nel vento è stato presentato martedì 7 maggio alle 18.00 al Mondadori Bookstore sito in Piazza Vanvitelli 10/A (Napoli). Oltre l’autrice sono intervenuti, nel corso della presentazione, lo scrittore e docente Raffaele Messina e la Responsabile Politiche Sociali e Legalità della 5 Municipalità di Napoli Margherita Siniscalchi. Alcuni dei componimenti sono stati inoltre letti dalla dottoressa Maria Gabriella Tinè.

Eco nel vento, un’anima sospesa tra cielo e mare

La raccolta si apre con un componimento eponimo che, nella sua efficace semplicità, inquadra fin da subito lo struggersi dell’io, sospeso tra presente e passato. Il vento, infatti, si fa ingannatore, trasportando suoni che in realtà appartengono ad un altro tempo. E tale resterà il suo ruolo nel corso dei componimenti, associato spesso a quello della parola tramutata in reminiscenza.

Complementare al ruolo del vento è quello del cielo, incaricato di custodire i misteri più indecifrabili. Metafora dell’animo, esso è un luogo a cui l’autrice guarda in cerca di risposte, pur sapendo di non potervele trovare facilmente. La sua ricerca continua dunque nelle profondità del mare, e nel lento fluire delle onde, la cui ciclicità svela nuove verità sull’esistenza aiutando a raggiungere, infine, l’agognata pacificazione.

Eco nel vento
Il dipinto di Tania Cantone che funge da copertina della raccolta

Il viaggio compiuto da Tania Cantone non è però, ovviamente, limitato alla fisicità dei luoghi in cui si avventura. C’è, infatti, nel corso delle poesie uno slittamento progressivo dal reale al simbolico, in grado di coinvolgere completamente i sensi dell’autrice. Un rapimento quasi metafisico che pare ammiccare a possibilità e accostamenti fuori dall’ordinario, sottolineate anche dalla presenza di numerose sinestesie.

Lo stile dei componimenti, improntato alla paratassi, riproduce anche, mediante l’uso di assonanze, le sensazioni uditive prodotte dal serpeggiare del vento o dall’infrangersi delle onde. Tali accorgimenti amplificano il coinvolgimento del lettore, rendendo il suo viaggio nell’animo dell’autrice ancora più pregno di significato.

Alessandro Ruffo

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