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Ann Radcliffe: il fascino del romanzo gotico

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Ann Radcliffe

Ann Radcliffe, nome d’arte di Ann Ward, è stata un’importante scrittrice inglese del XVIII e XIX secolo. Il suo nome è legato al romanzo gotico, di cui è stata una pioniera insieme a Horace Walpole.

Poco sappiamo della sua biografia, ma certo è che riuscì ad avere un profondo riconoscimento nel mondo letterario dell’epoca

Ann Radcliffe e il romanzo gotico

Come già accennato, con Ann Radcliffe siamo nell’ambito del romanzo gotico. L’autrice riprende alcuni dei canoni già stabiliti dal capolavoro di Walpole The Castle of Otranto, e cioè, il castello, l’abbazia, la fanciulla perseguitata, il villain, l’eroe, la fuga, e così via. Le sue prime opere sono influenzate da ballate e leggende, a cui conferisce una patina storica. Si basavano, inoltre, su degli schemi più tipici e convenzionali del romance popolare. Il suo capolavoro è The Mysteries of Udolpho, pubblicato nel 1794.

La trama

Ambientato alla fine del ‘500 nel sud della Francia, il romanzo di Ann Radclifferacconta le vicende della giovane Emily St. Albert. Figlia unica di una famiglia di proprietari terrieri in decadenza, Emily condivide con il padre l’attaccamento alla terra e alla natura. Dopo la morte della madre, il legame tra padre e figlia si intensifica sempre di più. Emily accompagna infatti il padre in un viaggio che li porterà fino alla Guascogna, dove la ragazza si innamorerà del bel Valancourt. Dopo la morte del padre, Emily è costretta a vivere con la zia, Madam Cheron, che si mostra scontrosa e disamorevole. La zia sposa Montoni, che si spaccia per nobile italiano e che porterà le due donna a Udolfo. Nell’abbazia di questa imprecisata cittadina italiana accadranno degli eventi misteriosi e terribili.

Ann Radcliffe

Analisi

Il romanzo sorprende innanzitutto per il numero cospicuo di pagine. Diviso in volumi come era consuetudine dell’epoca, il testo si presenta come testo cardine della letteratura gotica. Ci sono alcuni degli elementi tipici, come l’ambientazione esotica e misteriosa, l’eroe e il cattivo, la fanciulla perseguitata, gli elementi sovrannaturali e inspiegabili. Possiamo affermare a pieno titolo che The Mysteries of Udolpho sviluppa e codifica la tradizione iniziata dal romanzo di Walpole, e che sappiamo avrà grande seguito nella letteratura inglese di fine ‘700 e inizio ‘800. Tuttavia, gli eventi soprannaturali in Radcliffe trovano sempre una spiegazione razionale. Alla fine l’enigma e il terrore sono sciolti, provocando così anche una certa consolazione nel lettore.  

I personaggi

I personaggi tratteggiati sono abbastanza semplici. Siamo ben lontani dall’approfondimento e dall’introspezione psicologica. Dovremo infatti aspettare Jane Austen affinché l’interiorità faccia capolino nel romanzo, e dobbiamo comunque ricordare che siamo agli albori del romanzo. I personaggi sono più funzionali alla storia e alla trama, che risultano a questo stadio della storia del romanzo più importanti rispetto ai personaggi. È però degna di nota la fanciulla perseguitata, «personaggio in cui si fondono la carica archetipica di cui è investita l’eroina del romance e l’ideale di sensibility che corrisponde ai valori tipicamente borghesi»[1]. Nei personaggi del romanzo, dunque, vengono trasmessi i valori tipici della classe sociale di riferimento, cioè, la borghesia.

La parodia di Jane Austen

Nel 1803, Jane Austen termine uno dei suoi capolavori, The Northanger Abbey. Il romanzo in questione è una palese parodia del romanzo sentimentale e del romanzo gotico, appunto molto in voga al momento. Il romanzo della Austen ruota attorno a Catherine Morland, descritta come un’anti-eroina ingenua ed ignorante. La sua grande passione è leggere i romanzi gotici, e quando viene invitata a trascorrere un periodo di vacanza in una cittadina – la ragazza in questione vive in campagna – comincia ad avere i suoi primi approcci con la società. In questo contesto, Catherine sogna di vivere avventure simili a quelle delle eroine dei suoi romanzi preferiti, arrivando a immaginarsi situazioni che non esistono nella sua realtà. Nel romanzo viene citato diverse volte il testo di Ann Radcliffe, a sottolineare esplicitamente il punto di partenza della parodia del romanzo di Jane Austen.

Salvatore Cammisa

Fonti:

Ronald Carter and John McRae, The Penguin Guide to Literature in English, London, Penguin, 2016

[1] Paolo Bertinetti, Storia della letteratura inglese, Torino, Einaudi, 2000, p. 378

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