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Silio Italico e i Punica: l’epica neoclassica di età flavia

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Chi era Silio Italico?

Sulla personalità storica di Silio Italico, autore epico di età flavia, conosciamo abbastanza grazie alle numerose cariche politiche che egli ricoprì lungo la sua vita. Protettore di Marziale, Silio intraprese la carriera di avvocato durante il principato di Claudio, poi pensò di darsi alla politica. Una macchia, tuttavia, gravò sulla sua reputazione fino alla fine dei suoi giorni: il poeta e politico fece da delatore durante il principato di Nerone, e dall’imperatore fu ricompensato con un consolato nel 68 d.C.Silio Italico

Morto Nerone, la carriera di Silio avrebbe dovuto arrestarsi; lo vediamo invece ancora protagonista della scena politica a colloquio con Vitellio e Vespasiano nell’anno dei quattro imperatori, e poi proconsole in Asia. Soltanto nell’80 d.C. Silio iniziò la stesura del suo poema, i Punica, ispirato al suo grande amore per il passato e l’antiquaria. Sappiamo da Marziale che nell’88 d.C. l’argomento del poema era stato già diffuso; probabilmente fu concluso nei primi anni novanta.

I Punica, poema epico storico

I Punica rappresentano tutt’oggi il più lungo poema epico latino che ci sia giunto dall’antichità: lunga ben 17 libri, l’opera tratta il periodo storico della seconda guerra punica, dalla spedizione annibalica fino alla campagna africana di Scipione.


Apertisi i Punica con uno smaccato elogio di Domiziano (ricordiamo che Silio Italico era pur sempre stato il braccio destro di Nerone!), ci viene subito da chiederci come il poeta sia riuscito a scrivere un poema storico di elogio dell’epoca repubblicana durante il principato di un imperatore così autocratico. Silio, infatti, manifesta più di una volta una forte nostalgia per i secoli passati, per il rigore del romano repubblicano, per il rispetto del mos maiorum, rimpiazzato ai suoi tempi dall’inclinazione al lusso e la corruzione.

Il punto è che Silio Italico tratta la materia antica non con rimpianto politico, ma con malinconia puramente antiquaria: il poeta non rimpiange la forma repubblicana, è semplicemente attratto dall’antico, come lo siamo noi oggi. Silio ammira le grandi personalità di quel tempo, lo splendore artistico e militare, l’emozione del romano nell’affacciarsi sul Mediterraneo, l’inizio promettente di una grande potenza senza fine. Il poeta riconosce – come anche gli storici moderni – nella seconda guerra punica il vero inizio dell’impero romano. In questo modo, il poema “repubblicano” poteva circolare senza censure da parte di Domiziano.

Esiste un protagonista nei Punica?

Molti critici si sono chiesti se esista un vero protagonista dei Punica, nel quale magari riconoscere la celebrazione dell’imperatore. Il personaggio che domina la scena per ben dodici libri è Annibale. Il comandante cartaginese incarna tutte le caratteristiche anti-romane: è sfacciatamente avido di potere, brutale, sanguinoso, infedele, ingannatore, ma è innegabilmente virtuoso. Silio deve negargli il possesso della fides tipicamente romana, ma non può mentire sulla sua virtus. Anzi, si direbbe quasi che il poeta sia segretamente attratto e affascinato dalla fame di gloria di Annibale.

Solo all’inizio del tredicesimo libro entra in gioco Scipione; nonostante egli sia investito della discesa agli inferi come tutti i grandi protagonisti dei poemi epici (Odisseo, Enea…), è paradossale pensare ad un protagonista che compare solo alla fine dell’opera. Silio dedica infatti molto più spazio ad Annibale: tutta la risolutiva campagna d’Africa è liquidata in un solo libro, il diciassettesimo, mentre alla battaglia di Canne vinta da Annibale il poeta aveva riservato quasi due interi libri.

Dobbiamo quindi concludere che un vero protagonista nei Punica non esiste, o meglio, c’è, ma è collettivo: è il popolo romano, la sua storia, il passato.

Silio Italico e Lucano

È in questa assenza di un protagonista ben definito che riconosciamo la prima differenza tra il poema di Silio Italico e l’Eneide di Virgilio. L’epica di età flavia è spesso riconosciuta come epica neoclassica, cioè come un ritorno alla “norma” dopo la sperimentazione lucanea. Attraverso questa definizione, però, sembra che Silio Italico, Stazio e Valerio Flacco recuperino passivamente la lezione virgiliana senza innovarla; le novità invece ci sono, e sono consistenti.

Senza alcun dubbio tutto ciò che Lucano aveva portato di nuovo e rivoluzionario nell’epica romana sparisce: Silio Italico reintroduce la presenza degli dèi del pantheon, recupera gli episodi fissi (discesa negli inferi, giochi funebri, aristìe, ecc.), cancella quasi del tutto la tendenza al paradosso e all’orrido.

Silio Italico e Virgilio

Tuttavia, dietro questa “facciata” di consenso per Virgilio (di cui Silio Italico era un “fan” ante litteram, tanto da festeggiarne il compleanno più del suo proprio), il poeta non può eludere le nuove tendenze della letteratura. In particolar modo, giunti ormai all’età flavia, la classificazione dei generi era sparita, e aveva lasciato spazio al gusto per la contaminazione: Silio Italico introduce spesso nelle pieghe del suo poema epico inserzioni elegiache, comiche, romanzesche. L’unità si è definitivamente rotta, e questo si riscontra, come abbiamo detto, anche nell’assenza di un personaggio centripeto come Enea.

Silio, inoltre, sceglie l’epica storica, e non quella mitica di Virgilio: ne consegue che suo diretto modello doveva essere anche Ennio, che quella materia storica aveva trattato nei suoi Annales. La passione del poeta per l’antico doveva dunque manifestarsi anche attraverso il recupero di autori arcaici, che all’epoca erano stati velocemente rimpiazzati dall’imperante successo di Virgilio. Sta dunque qui il paradosso: Silio Italico, cultore della personalità e del poema di Virgilio, senza volerlo (o forse sì?) riporta “alla moda” Ennio. Siamo alle porte del II sec. d.C.: soltanto qualche decennio dopo il gusto arcaico diventerà la vera nuova tendenza della letteratura latina.

Alessia Amante

Bibliografia:

  • A. Perutelli, “La poesia epica latina” (Carocci)

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