Home Arte Arte Contemporanea Francoise Gilot, la donna che lasciò Picasso

Francoise Gilot, la donna che lasciò Picasso

315
Francoise e Picasso

Molte Donne sono passate tra le grazie di Picasso. Ognuna di loro credeva di essere l’unica, illuse dalle attenzioni del pittore, immortalate nella sue tele, non erano altro che parte di un giro infinito di passaggio tra una all’altra, per nutrire il suo bisogno famelico di creare arte, che Picasso stesso diceva fosse d’ispirazione divina.

Nessuna accettavano di essere sostituite, alcune si scontravano sotto gli occhi divertiti del pittore, altre ebbero una fine peggiore: Dora Maar, la fotografa ungherese, cadde in depressione e fu internata; Fernanda Olivier, la sua prima compagna, è morta sola e povera.

Una donna merita di essere ricordata in modo particolare, l’unica che ebbe il coraggio di lasciarlo per trovare la sua indipendenza personale e artistica: Francoise Gilot.

L’incontro con Picasso


Figlia di una famiglia benestante, aveva 21 anni e studiava legge quando Francoise Gilot incontra per la prima volta Picasso.

Era un giorno di maggio del 1943 a Parigi, la Francia era sotto l’occupazione tedesca. Francoise in compagnia della sua amica, Geneviève e di un attore famoso, Alain Cuny, sedeva al ristorante Le Catalan, in rue des Grand-Augustins, quando vide Picasso per la prima volta. Era in compagnia della sua attuale compagnia, Dora Maar, che anni prima per attirare la sua attenzione, fece un gioco pericoloso dove con forza e velocità conficcava un lungo coltello appuntito tra le dita della mano appoggiato su un tavolo.

Per Francoise fu diverso, non ebbe bisogno di giochetti o tecniche di seduzione per attirare il noto pittore, fu lui a notarla. Con la scusa di salutare l’amico attore, si avvicina al tavolo e dopo le dovute presentazioni invita Francoise e l’amica al suo studio.

Da quel momento Picasso entra a far parte della sua vita.
Dopo diversi incontri nel suo studio, dove il pittore ogni volta inventava scuse diverse per allontanarla dagli ospiti che andavano a visitarlo, la giovane intuisce che tra di loro c’è un interesse reciproco.
Quel genio che lei ammirava tanto, si era trasformata in una persona reale da poter amare:

«Non avevo mai pensato prima ad allora che avrei potuto amarlo. Ora sapevo che non poteva essere altrimenti. Lui era capace di evitare tutte le forme stereotipate, nei suoi rapporti umani, come aveva fatto con la sua arte. […] Prese il controllo della situazione interrompendo il gioco intellettuale, evitando quello erotico e avviando la nostra relazione sull’unico binario possibile perché avesse un significato per lui e anche per me».

La sua vita con Picasso

La loro relazione non fu semplice, come tutte le altre che ha avuto Picasso.

Pablo aveva un carattere molto particolare, era egocentrico e presuntuoso. Otteneva tutto quello che desiderava, specialmente dalle persone, dove pretendeva da loro ammirazione e attenzioni. Spesso si faceva attendere ore ed ore da amici e mercanti fuori il suo ufficio, per il semplice piacere di sentirsi desiderato, e sapeva che qualunque trattamento egli avrebbero avuto, loro sarebbero sempre ritornati fuori il suo studio.

La giovane Francoise, capisce la difficoltà di gestire questo genio vivente, ma questa cosa non la spaventava affatto. Lei amava le difficoltà, e vide in Picasso un’affascinante sfida da superare. L’uomo più riverito e invidiato del mondo intero, al tempo stesso il più solo.

Ma il suo forte amore non le impediva di stare lontana da lui per settimana, o mesi:

«Non che non ammirassi la sua grandezza, ma mi irritava vederla sminuita da una sorta di imperialismo che ritenevo incompatibile con la sua grandezza. Ammiravo profondamente la sua arte ma non ambivo a diventare la vittima o la martire come mi sembrava che fosse capitato a certe sue amiche».

Picasso si rese conto che Francoise era diversa dalle altre donne che aveva avuto fino ad ora. Essendo più giovane e di una generazione diversa, anche dalle ex compagne, avevo un atteggiamento più libero, indipendente, e questa cosa portava a desiderarla ancora di più. Prima di convincerla ad iniziare una convivenza, Francoise ebbe un lungo corteggiamento.

Nel loro primo mese di convivenza lei non scese di casa. Rimase tutti i giorni a studiare ed ammirare Picasso dipingere. Studiava la sua arte, apprendeva i suoi insegnamenti, parlavano di arte e filosofia. Picasso voleva che lei conoscesse tutto di lui. La portò nella sua prima casa a Parigi, al Bateau-Lavoir. Gli mostrò tutti i suoi dipinti, compresi quelli che teneva nascosti nella Banca di Parigi.

Durante la loro relazione Francoise ebbe la fortuna di conoscere alcune note personalità dell’epoca: mangiò a casa di Gertrude Stein e la sua compagna, Alice Toklas, Paul Eluard, il fotografo Brassai, Jean Paul Sartre, Jean Cacteau, Simone de Beauvoir, Henri Matisse, Alberto Giacometti.

Francoise Gilot e le altre donne.

A parte i piacevoli incontri con leggende della cultura occidentale, Francoise fu costretta a sopportare spiacevoli incontri.

Ol’ga Chochlova ex ballerina russa, prima e unica moglie di Picasso, anche se la loro relazione era finita da oltre 10 anni, continuava a perseguitare ossessivamente Picasso e le sue compagnie. Quando si rese conto che Dora Maar non era più un minaccia, iniziò a molestare e minacciare Francoise. Una volta ha tentato anche di schiaffeggiarla in pubblico.

«Trovavo insopportabile la sua condotta, ma non potevo sentirmi una sua rivale. Era un’infelice, una sfortunata creatura incapace di far fronte alla situazione in cui si trovava. Non ho mai visto un essere più solitario di lei».

La situazione divenne talmente insostenibile, che costrinse la coppia a trasferirsi a Vallauris, in una villa chiamata, La Galloise. 

Anche dopo il trasferimento i fantasmi delle vecchie relazioni di Picasso continuavano a vivere nella coppia.

Dora Maar continuava a spedire cartoline, come Ol’ga con le sue lettere di minaccia. C’era Marie-Thérèse, vecchia amante con cui ebbe una figlia, Maya. Pablo non tagliava mai i ponti definitivamente con le sue compagne, preferiva che loro continuassero a vivere nella sua ombra, a desiderarlo.

Francoise si dimostrò molto matura e generosa a differenza delle altre. Lei non voleva sostituirle, ma solo occupare un posto vuoto. Anzi, lei cercava di creare rapporti con gli altri figli di Picasso. Invitò a casa Marie-Thérèse e sua figlia Maya, voleva che la figlia entrasse a far parte della vita del padre, riuscendo così a creare un rapporto di fiducia e l’affetto con bambina. Lo stesso fece con il primo figlio, Paulo, avuto con Ol’ga.

L’inizio della fine

Pablo e Francoise ebbero due figli. Claude nel 1947, e Paloma nel 1949.Paloma nacque mentre Picasso era lontano da casa, per il Congresso della Pace a Parigi. Il nome Paloma, infatti, deriva da Colomba, il simbolo che dipinse Picasso per il Congresso.

La seconda figlia, fu un tentato rappacificamento, ma non portò il la riconciliazione sperata, anzi, alzò un muro tra i due amanti. Il parto le aveva portato complicazioni che l’avevano indebolita, e Picasso non evitava mai di ricordargli la sua fragilità fisica ed emotiva. La considerava una donna debole, impassibile ad ogni tipo di provocazione. La denigrava.

Francoise piuttosto che allontanarsi da Picasso, decise di dedicarsi totalmente a lui e ai suoi figli, anche se sapeva che non avrebbe trovato conforto tra le sue braccia, e nemmeno l’intimità di una volta.

«Quando andai a vivere con Pablo mi ero resa conto che avrei potuto e dovuto consacrarmi completamente a lui, ma che da lui non dovevo aspettarmi nulla di più di quanto aveva dato al mondo con la sua arte. […] Non avrei mai avuto più di quanto mi ero ripromessa agli inizi: la gioia di dedicarmi a lui e al suo lavoro. Mi ci volle parecchio tempo per giungere a questa conclusione: non sapevo scrollarmi di dosso le speranze di qualcosa di più, poiché lo amavo molto più che agli inizi».

Nel 1951 ci fu una svolta. A causa della grave malattia della nonna di Francoise, la ragazza fu costretta ad allontanarsi diverse volte da casa. Questi viaggi portarono Francoise ad isolarsi dal pittore, che nel frattempo aveva una giovane amante, con cui ebbe una breve avventura.

L’episodio che portò alla rottura della loro relazione fu la morte della nonna. Francoise si chiuse definitivamente in se stessa, non provava più l’amore di una volta. Era diventata indifferente ai capricci e alle provocazioni di Picasso, che non abituato ad essere abbandonato da qualcuno, cercava in tutto i modi di riavere le attenzioni di Francoise. Provò con la moneta della gelosia, ma invece di ricevere attenzioni, ebbe solo l’effetto contrario.

L’accusava di volerlo abbandonare davanti agli amici, così da passare lui per la vittima e lei per la carnefice. La incolpava di ogni cosa:

«Mi rinfacciava di aver superato la settantina come se io ne fossi la responsabile. Avevo l’impressione che il solo modo per riscattarmi fosse di diventare anch’io una settantenne.[…] Non poteva sopportare l’idea che chi avesse fatto parte della sua vita potesse sopravvivergli».

Questi atteggiamenti poco maturi mostrarono a Francoise Picasso per quello che era, un uomo anziano che aveva paura di morire e restare solo, mai cresciuto veramente e lontano dal diventare maturo.

La sua vita senza Picasso

Un genio vivente come lui non può essere lasciato da nessuna donna.
Ma lei lo fece. Nel 1953 Francoise lascia Picasso.
Decide di abbandonare quel fardello d’amore che portava da sola, e dedicarsi a se stessa a alla sua pittura.

Dopo la separazione Francoise non ebbe vita facile. I giornali scrivevano false dichiarazioni sul suo conto. I mercanti che una volta lavoravano per lei la lasciarono per paura di inimicarsi Picasso. Perse i contatti con alcuni amici. Passò per la donna che fece soffrire Picasso. In meno di un mese Jacqueline Roque sostituisce Francoise, diventa la nuova e ultima compagna di Picasso.

Per un periodo di tempo dopo la rottura, Francoise e il pittore restarono in buoni rapporti. Continuavano a vedersi come buoni amici, parlavano di arte,si scambiavano consigli. Entrambi sentivano ancora quell’enorme stima e ammirazione che andava oltre il sentimento. Lei, in suo onore aprì  la Corrida di Vallauris, che si tenne in onore di Picasso, gesto che urtò molto Jacqueline.

Pablo ha sperato fino alla fine che Francoise Gilot sarebbe ritornata da lui.«Sei l’unica persona con la quale mi diverta. Tu sai creare l’atmosfera giusta. Morirò di noia, se te ne vai».

Ma lei cercava una stabilità nella sua vita e decide di sposare Luc Simon, pittore e suo vecchio amico.
Picasso decide di bruciare tutti i rapporti con lei. Le tolse tutto quello che li univa, distrusse tutto il loro passato. Le vecchie lettere, i dipinti che le aveva regalato, le lettere che Matisse le aveva scritto, i suoi libri, le tolse tutto.

Picasso ripeteva spesso a Francoise che nella vita esistono due tipi di donne: zerbini e dee. Lei decise di non sottomettersi ai suoi capricci e restò una dea.
Consapevole che le aspettava un arido deserto, prese il coraggio e andò avanti.

Lei non ha mai smesso di ringraziare Picasso per gli insegnamenti e le opportunità che le ha dato, ma rompere definitivamente con lui le ha dato il tempo di conoscersi meglio, e dedicarsi alla pittura. Nel 1964 pubblica una sua autobiografia: “La mia vita con Picasso”.
Francoise Gilot oggi ha 97 anni, è una nota pittrice contemporanea e le sue opere sono state esposte in tutto il mondo.

Serena Pezone

Commenti

Commenti