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Leonardo Sciascia: l’intento morale del romanzo – inchiesta

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Leonardo Sciascia

 

 

Leonardo Sciascia


Leonardo Sciascia è nato a Racalmuto in provincia di Agrigento nel 1921. Considerato uno dei più grandi narratori del Novecento italiano, lo scrittore siciliano allestisce nei suoi romanzi un copione da smascherare. Da una parte l’eterna lotta tra finzione e ragione e dall’altra un gioco sottilissimo fra intuizione e leggiadra immaginazione.

Il romanzo – inchiesta rappresenta definitivamente una commedia ben allestita, un teatro della vita poliedrico in cui la moralità troneggia su uno scenario appassionante. Intrisa di politica e di casi misteriosi, la trama fluisce mediante sfumature di giallo – poliziesco o tratta di accese polemiche talvolta irrisolte.

Idealmente la compostezza morale assume un rilievo fondamentale. Si erge a pilastro” costitutivo intorno al quale si esprime l’universo creativo in perenne trasformazione. Per questo motivo Leonardo Sciascia sfrutta complessivamente lo sviluppo automatico della vicenda, lasciando fluire in piena sagacia il linguaggio ricco e complesso della struttura romanzata.

Il Teatro della Memoria

Un esempio noto di inchiesta è sicuramente il “Teatro della memoria” (1981) che presenta la ricostruzione del celebre caso dello smemorato di Collegno. Il 6 Febbraio 1937 la “Domenica del Corriere” pubblica con il titolo “Chi lo conosce?” la foto segnaletica di un uomo ricoverato al manicomio di Torino, senza alcuna identità riconoscibile, se non il numero che lo contraddistingue: “44170”. A seguito di relative ricerche emergono due possibili identità dell’uomo che destano un accanimento mediatico e giudiziario in forma di contesa. Il professor Giulio Canella è una delle due ipotesi messe in risalto, sposato con una moglie di spiccata bellezza, ricco e agiato. L’altra ipotesi viene incarnata dal personaggio di Mario Bruneri, ex tipografo ricercato per truffa e spesso a caccia di problemi.

“Un neo sotto i baffi e una cicatrice al calcagno erano i contrassegni che avrebbero dato la certezza del riconoscimento”

L’Italia si lascia stupire e coinvolgere da questo “Tribunale dell’Inquisizione” e sotto regime l’opinione pubblica prende le dovute posizioni.

L’ Affaire Moro

L’ Affaire Moro (1978) è un rigoroso ed articolato saggio sulla fine tragica del leader democristiano che alla prima pubblicazione trova una schiera di accese ed aspre critiche: una pigrizia e un muro di omertà che vengono letteralmente abbattuti. L’autore analizza la dinamica dei fatti tristemente conosciuti e rivolge particolare attenzione alle lettere che Aldo Moro spedisce alla sua famiglia e agli esponenti della DCCossiga e Zaccagnini.

Nel giugno del 1978 si è a conoscenza di circa 30 lettere inviate su 80 di esse e ciò contribuisce ad innescare dubbi sulla ricostruzione ufficiale. L’intelligenza di Leonardo Sciascia emerge nello studio dedicato alle parole del Presidente del Consiglio e degli esponenti del partito:

“Caro Francesco,

sono indotto dalle difficili circostanze a svolgere dinanzi a te, avendo presenti le tue responsabilità (che io ovviamente rispetto) alcune lucide e realistiche considerazioni.

Benché non sappia nulla né del modo né di quanto accaduto dopo il mio prelevamento, è fuori discussione – mi è stato detto con tutta chiarezza – che sono considerato un prigioniero politico, sottoposto, come Presidente della D.C., ad un processo diretto ad accertare le mie trentennali responsabilità. In tali circostanze ti scrivo in modo molto riservato, perché tu e gli amici con alla testa il Presidente del Consiglio possiate riflettere opportunamente sul da farsi, per evitare guai peggiori.”

Qual è allora l’accorgimento da considerare affinché i futuri risvolti non degenerino, secondo Moro?

“Pensare fino in fondo, prima che si crei una situazione emotiva e irrazionale. Devo ritenere che il grave addebito che mi viene fatto, si rivolge a me in quanto esponente qualificato della DC nel suo insieme nella gestione della sua linea politica.”

Un’accusa individuale o collettiva? Cosa sottolinea Leonardo Sciascia tramite le riflessioni dell’esponente della DC?

“In verità siamo tutti noi del gruppo dirigente che siamo chiamati in causa ed è il nostro operato collettivo ad essere messo sotto accusa.”

Traspare nella descrizione psicologica del leader democristiano, l’immagine del politico caritatevole e fervidamente conservatore dei principi liberali. Il ritratto familiare è allo stesso tempo il tableau vivant di uno statista attento alle regole e alle dinamiche politiche – sociali del tempo. Riconosce parzialmente l’aiuto dei collaboratori, tuttavia non esclude realisticamente il loro mancato coinvolgimento, conseguenza dell’abbandono collettivo da parte delle istituzioni. In relazione ad altri contenuti degli scritti è mostrata l’immedesimazione nei confronti del pensiero delle Brigate Rosse. Politicamente oggettivo denota il terrorismo di estrema sinistra alla pari di una reazione generata da malcontento e sfiducia verso un sistema partitico progressivamente in declino che non accenna a prendere consapevolezza delle debolezze che lo caratterizzano.

Leonardo Sciascia

Primo piano di Aldo Moro.

Alessandro Conti

Bibliografia

“Il teatro della memoria”, 1981 Giulio Einaudi editore S.p.A.

“L’ affaire Moro”, 1978 Sellerio editore

Link

https://www.lacooltura.com/2018/10/le-ceneri-di-gramsci-pasolini-analisi/

http://www.treccani.it/enciclopedia/tag/leonardo-sciascia/

https://it.wikisource.org/wiki/Le_lettere_di_Aldo_Moro_dalla_prigionia_alla_storia/I_testi

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