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San Paolo di Tarso, l’apostolo dei gentili

Saulo di Tarso, oggi noto come San Paolo di Tarso, è un personaggio fondamentale per l’evoluzione del cristianesimo. Infatti, è grazie a lui che questa religione ha potuto diffondersi e arricchirsi di riflessioni teologiche. In questo articolo analizziamo le informazioni a lui connesse per meglio conoscerne la vita e l’operato.

Cornice storica

Nel periodo in cui vive Paolo di Tarso, la sua città natale, come tutte le coste orientali del Mediterraneo, ha già subito l’ellenizzazione ed è in corso la romanizzazione. Dunque, abbiamo un crogiuolo culturale molto ricco che favorisce lo sviluppo di nuove idee etiche, religiose e sociali. L’espansione ancora in atto dell’Impero romano garantisce un hummus non circoscritto per tale circostanza che trova anzi facile estensione. Anche le rotte commerciali marittime sono ora sicure dopo la dissoluzione delle bande piratesche a opera delle milizie romane.

Tra i maggiori centri di questo fermento culturale troviamo le comunità ebraiche. Queste, pur rientrando nei confini di Roma, preservano gelosamente la loro cultura. Eppure, qualcosa sta cambiando. Uno degli scossoni maggiori ha già avuto luogo con la predicazione di Gesù di Nazareth, che introduce in questo mondo idee nuove portate avanti, dopo la sua crocifissione, dai discepoli.

Saulo di Tarso: prima del cristianesimo

Tutte le informazioni che abbiamo su San Paolo derivano da fonti scritte. Tra queste, il Nuovo Testamento (la sezione nota come Gli Atti degli Apostoli), i testi a lui attribuiti (lettere e apocrifi) e fonti patristiche. Queste fonti parlando del santo in alcuni punti risultano contraddittorie e non è sempre facile giudicare quale sia la versione più fedele ai fatti storici.

San Paolo di Tarso
San Paolo cade da cavallo nel quadro di Raffaello

Comunque, da questi scritti sappiamo che Paolo nasce a Tarso, nell’attuale Turchia, nel primo secolo d.C.; è ebreo, discendente della tribù di Beniamino, ed ha cittadinanza romana. Il suo nome prima della conversione è Saul, e proprio la conversione determina il cambio del nome. La cittadinanza conferma la condizione benestante della famiglia, di cui però non sappiamo nulla. Benché non ci siano suoi testi in latino, la conoscenza di questa lingua da parte sua è probabile. Invece, è certa quella dell’ebraico e del greco, così come elementi culturali ebraici e filosofici.

Inizialmente, Saulo perseguita i seguaci della fede cristiana in quanto membro della casta sacerdotale conservatrice. In particolare, partecipa alla sassaiola e morte del primo martire, Santo Stefano.

Gli Atti descrivono come dopo le persecuzioni compiute a Gerusalemme egli viaggia per raggiungere Damasco ed è su questa strada che sente la voce di Gesù. Questa vicenda ha numerose rappresentazioni a opera di artisti che lo raffigurano nel momento in cui cade da cavallo. In ogni caso, appena giunto a Damasco, Saulo cerca un cristiano per ricevere il battesimo.

Nelle Lettere, che sono la testimonianza diretta del santo, non troviamo un passaggio così netto nella vita del santo. Piuttosto, egli descrive il proprio cambiamento come frutto di una maturazione interiore. Comunque, dopo questa vicenda, inizia la seconda fase della sua vita, caratterizzata dall’incontro con gli apostoli e dai lunghi viaggi.

San Paolo di Tarso: un nuovo apostolo

Il rapporto con gli apostoli non è sempre facile, sia per l’iniziale timore di questi sia per la discordanza su alcuni punti. Anche i viaggi, che proseguono nel corso di tutta la sua vita, hanno risultati altalenanti. Però, nel complesso, hanno un ruolo fondamentale per la diffusione del cristianesimo. Infatti, ciò che contraddistingue San Paolo è il suo rivolgersi ai non ebrei, dato che inizialmente gli apostoli hanno come interlocutori gli ebrei. Questo non deve stupire, dato che il messaggio di Gesù intende modificare la cultura ebraica. Ma Paolo durante i suoi viaggi dialoga in modo eguale sia con loro sia con genti di differenti etnie, i “gentili”. D’altra parte, Paolo è cittadino romano, e questo gli garantisce maggiori diritti in qualsiasi parte dell’impero egli vada rispetto a ebrei senza cittadinanza romana.

Ma San Paolo di Tarso è davvero un apostolo?

Paolo definisce se stesso “apostolo dei gentili“, cioè dei non ebrei cristianizzati.

“Apostolo”, dal greco “inviato”, è il nome con cui Gesù indica i discepoli scelti per diffondere il suo messaggio. Ma Paolo non conosce direttamente Gesù. Quindi, l’appellativo di apostolo è giusto? Il santo stesso spiega questo punto: egli è apostolo “per vocazione”. Infatti, la voce udita sulla via di Damasco gli ha svelato questo suo compito. Perciò, egli ha scelto come nuovo nome “Paolo”, che vuol dire “piccolo”, per trasmettere l’idea che rispetto agli altri apostoli riceve la chiamata apostolica dopo di loro. D’altra parte, nei Testi Sacri non è l’unico a non aver conosciuto direttamente Gesù e che ha l’appellativo di apostolo. Inoltre, nel Vangelo di Luca anche i discepoli hanno il compito di diffondere il credo, e la distinzione tra discepolo ed apostolo sembra così attenuarsi. Infine, va detto che le varie fonti non sono sempre concordi sul numero e l’identità degli apostoli.

Iconografia del santo

L’iconografia del santo ha subito poche trasformazioni nel corso della storia. Ma questo identikit, influenzato dalla carica simbolica, non è detto che riveli il reale aspetto di San Paolo di Tarso.

Iniziamo dal nome. Scelto per il significato di “piccolo”, ha favorito l’immagine di un uomo basso. Però, come su detto, in realtà ha a che fare con il suo essere un apostolo “di seconda generazione” più che con l’aspetto fisico.

Inoltre, generalmente il santo presenta una lunga barba ed è calvo. Quest’ultimo aspetto può trovare ragione in un episodio del suo secondo viaggio in cui afferma che taglia i capelli per un voto. Tuttavia, queste caratteristiche sembrano ricalcare più un modello iconografico descritto, tra i tanti, da Michel Foucault. Come il filosofo scrive, nel corso dei secoli avviene una singolare sovrapposizione iconografica tra elementi greco-latini e cristiani. Infatti il sapiente, nel mondo pre-cristiano, è perlopiù rappresentato in questa maniera, come Socrate nel Simposio di Platone. Poi, con l’avvento del cinismo, questa immagine ha ancora maggior diffusione anche nel mondo romano. Così, col tempo anche coloro che possiedono un aspetto diverso sono rappresentati nella forma canonica del sapiente. L’iconografia classica di San Paolo di Tarso ne è un perfetto esempio.

San Pietro e Paolo

A proposito di iconografia, San Paolo di Tarso è spesso in coppia con San Pietro. In effetti, i due vivono nello stesso periodo e si conoscono. Tuttavia, anche qui l’immagine ha un valore più simbolico che realistico.

San Paolo di Tarso
San Paolo e San Pietro

Pietro è l’apostolo scelto da Gesù come ministro della Chiesa, ma Paolo è colui che dedica per primo i suoi scritti e i suoi viaggi alla conversione dei non ebrei. Il primo santo rappresenta il legame diretto con Gesù e la fedeltà al suo messaggio, il secondo la capacità di evolverlo, innovarlo ed aprirlo verso nuovi orizzonti. Insomma, i santi incarnano due elementi essenziali per la religione che hanno contribuito a fondare e che insieme ne garantiscono la forza dottrinaria. Per questo, spesso, le raffigurazioni in cui sono protagonisti li mostrano nell’atto di abbracciarsi. In altri casi, come l’immagine su riportata, possiedono rispettivamente la chiave e la spada, altri oggetti dal significato simbolico che richiamano i due aspetti.

Secondo la tradizione, i due santi hanno subìto il martirio a Roma lo stesso giorno. Tuttavia, la pena capitale assume due forme diverse: per Pietro, la crocifissione, invece per Paolo la decapitazione. Perché questa differenza? Proprio per la cittadinanza romana di Paolo. Infatti, tra i privilegi dei cittadini romani troviamo anche un’esecuzione che cerca di evitare la sofferenza. Sempre secondo la tradizione, le tombe dei due hanno collocazioni distanti tra loro, ma vicine ai luoghi di sepoltura di Romolo e Remo. Anche qui vi è simbolismo: i santi sono i “fratelli cristiani” su cui sorge la nuova Roma. Più di un papa ha compiuto questo parallelismo a cominciare, nel Medioevo, da Innocenzo terzo.

Le lettere di San Paolo di Tarso: una prima teologia

Ma oltre alla simbologia e le narrazioni scaturite da questa figura, perché San Paolo è così importante per il cristianesimo? Come su detto, Paolo compie numerosi viaggi per divulgare la nuova religione, e in questi viaggi egli compie un vero e proprio indottrinamento teologico. Paolo riflette su quelli che sono i nodi più importanti del pensiero cristiano, li sviluppa, li rende comprensibili ai non ebrei adattandoli perché risultino chiari anche a loro. Le Lettere sono la prova di questo lavoro costante. Infatti, sono scritti indirizzati alle comunità da lui visitate, pensati per un vasto uditorio che vi avrebbe trovato le risposte ai suoi dubbi.

Nelle Lettere abbiamo la testimonianza più antica della Trinità, l’idea che Dio sia distinto nelle tre Persone divine, usata da lui anche come forma di saluto verso altri cristiani. Inoltre, alcuni studiosi vedono in una sua lettera la prima descrizione del Purgatorio. Accanto a ciò, egli sviluppa il tema dell’escatologia, cioè del vivere in vista di un bene futuro elargito da Dio, e vari passi dei testi ebraici ora ricevono una nuova lettura in funzione cristiana. Descrive la resurrezione del giudizio finale come riguardante non solo l’anima ma anche il corpo, e chiama i Testi Sacri degli ebrei Antico Testamento.

San Paolo di Tarso
San Paolo scrive le lettere in un quadro del XVI secolo

Ma forse la maggior testimonianza della capacità argomentativa del santo è negli Atti. Qui leggiamo che ad Atene stoici ed epicurei, incuriositi dai suoi discorsi, gli chiedono delucidazioni sulla nuova divinità di cui egli parla. Però Paolo afferma che questa divinità non è nuova per loro, la conoscono da sempre. Infatti, ad Atene tra i vari templi c’è anche un altare per il “Dio ignoto“, che è in realtà il dio che dona la vita, il più potente, di cui lui parla.

Amore e cristianesimo

Secondo il santo, tutti gli uomini sono diversi tra loro per volontà divina, la quale conferisce a ognuno diverse capacità, le “vocazioni“. Tuttavia, condizione necessaria per il cristiano è il sentimento dell’amore, che garantisce l’armonia tra tutti gli uomini. Ma Paolo sottolinea fortemente la differenza tra l’amore di cui parla e il desiderio sessuale, non a caso critica aspramente la prostituzione sacra praticata con le sacerdotesse pagane. In sintesi, il santo indica il legante che deve unire i membri della nuova comunità, mostrando così in che direzione tendere la loro condotta di vita. Presupposti, questi, che garantiscono al cristianesimo gli sviluppi dei secoli successivi.

Luigi D’Anto’

Bibliografia

  • N. Abbagnano, Itinerari di filosofia, Paravia, 2002.
  • Atti degli Apostoli e Paolo apostolo di Cristo in La Bibbia, Nuovo Testamento, La biblioteca di Repubblica, a cura di G. Filoramo.

Sitografia

 

 

 

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