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Welfare state per economia e diritto costituzionale

1956
welfare state
Il politico britannico William Beveridge pubblicò, durante la seconda guerra mondiale, un rapporto dove elencava i "cinque giganti" che il welfare state doveva sconfiggere: da sinistra vediamo il bisogno, l'ignoranza, la malattia, lo squallore e, sdraiato, l'ozio. Essi furono bersagliati, rispettivamente, dalla previdenza sociale, dall'istruzione universale, dal servizio sanitario, dal nuovo piano di ricostruzione urbana e dall'intervento statale per garantire il pieno impiego.

Poche volte, probabilmente, chi scrive ha affrontato in un suo articolo un argomento più ambizioso e vasto del welfare state. Esso, infatti, si pone al crocevia di una numerosa serie di discipline: oltre alla sociologia, basti menzionare la storia, la scienza politica, l’economia, ma anche lo stesso diritto costituzionale, come stiamo per vedere. La sua importanza, inoltre, può facilmente essere compresa anche considerando la centralità che esso ha assunto nei dibattiti politici della nostra epoca. Ciò non a caso, se pensiamo che la presenza di un welfare state è addirittura, secondo il diritto, l’elemento caratterizzante della forma assunta dalla stragrande maggioranza degli Stati occidentali contemporanei.

 

Welfare state e stato sociale

L’espressione welfare state è solitamente resa in italiano come “stato sociale” e indica una serie di servizi che lo Stato mette a disposizione della collettività. Ne sono esempi l’istruzione, la sanità, la previdenza sociale. Con welfare state ci si può riferire sia al complesso di istituzioni dello Stato che li forniscono, sia alla forma di Stato in sé. In altre parole, si può dire tanto che l’Italia abbia un welfare state, quanto che l’Italia sia un welfare state. Non si tratta soltanto di un vezzo semantico: un welfare state, infatti, può essere posseduto anche da forme di Stato alternative rispetto a quello sociale contemporaneo.

Le sue origini, infatti, si ritrovano nelle prime forme di previdenza sociale messe in atto dagli Stati liberali ottocenteschi. E, naturalmente, la presenza di un forte stato sociale fu uno dei tratti fondamentali della propaganda dei regimi nazifascisti.

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Tipica simbologia socialista

Soprattutto, e questo è forse il distinguo più importante dal punto di vista storico, il welfare state è uno degli elementi caratterizzanti della tradizione socialista e comunista. D’altronde, non potrebbe essere altrimenti, visto che tale dottrina si basa, dal punto di vista economico, sulla richiesta di un controllo totale da parte dello Stato.

Il welfare state dei Paesi liberal-democratici e capitalisti, allora, sotto questo punto di vista, può essere visto come una sorta di alternativa a questa tipologia così radicale di intervento da parte del settore pubblico. L’influsso del socialismo anche sulla sua forma “occidentale” resta  del resto evidente già a partire dal nome “stato sociale”. Vediamone, quindi, i tratti fondamentali sia per l’economia sia per il diritto costituzionale.

 

Il welfare state secondo l’economia

Aprendo un testo di economia, questa è la definizione di welfare state che ritroviamo:

“intervento pubblico [che] prende corpo per garantire l’inclusione sociale con la redistribuzione e la produzione di beni e servizi pubblici.”

Un bene è detto pubblico quando il suo consumo non può, nella pratica, essere impedito a nessuno. L’esempio classico portato dagli economisti è quello della luce del faro. Da un lato, infatti, è certamente possibile “venderla”, ad esempio facendo pagare un pedaggio alle navi che essa guida in porto. Dall’altro lato, però, ce ne saranno innumerevoli altre che la usano da lontano “gratuitamente” per orientarsi. Per questo motivo, e questa è una delle caratteristiche essenziali di un bene pubblico, esso non può procurare profitti a chi lo produce. Nessun privato, pertanto, avrà mai interesse a promuoverlo.

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Adam Smith

Tuttavia, tra i beni pubblici rientrano alcuni servizi fondamentali e imprescindibili per la collettività, come la difesa, l’ordine pubblico, l’istruzione. Ad essi si aggiungono quelle opere troppo costose perché a realizzarle possa essere un privato. Giungiamo, così, alla conclusione che abbiamo letto sopra: a fornire i beni e i servizi pubblici deve essere lo Stato. Questa idea, contrariamente a quanto vorrebbero interpretazioni un po’ semplicistiche, non è propria solo di dottrine economiche interventiste come il socialismo o le teorie di Keynes. Anche Adam Smith, infatti, solitamente considerato il padre del liberismo, attribuiva al sovrano e non al settore privato il compito di fornire i servizi fondamentali, proprio per i motivi che abbiamo enunciato sopra.

Resta, infine, un’ultima parte della definizione iniziale da analizzare: quella secondo cui il welfare state serve a garantire l’inclusione sociale. Per comprendere meglio cosa significhi, ci spostiamo nell’ambito del diritto costituzionale.

 

Il welfare state per il diritto costituzionale

Il secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione italiana così recita:

“è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

welfare state

Si tratta dell’istituzionalizzazione del nostro welfare state. In base ad essa, come abbiamo già detto, l’Italia si qualifica, alla luce del diritto costituzionale, come uno Stato sociale.

Non più, quindi, lo Stato liberale e liberista ottocentesco che riduceva al minimo il suo intervento nell’economia. Al suo posto, ne sorge uno dove le istituzioni si impegnano attivamente a garantire l’equità sociale. Non si tratta, come si può intuire, soltanto di una questione etica. Infatti l’articolo 3 attesta proprio che troppa disuguaglianza ha effetti negativi anche sulla possibilità, da parte dei cittadini, di prendere effettivamente parte alla vita politica del Paese.

A questo, naturalmente, si aggiunge il fatto che essa è spesso anche causa di violenti conflitti sociali ed eventi nefasti per la collettività. Ricordiamo che, come abbiamo visto, il welfare state è visto come una sorta di alternativa al socialismo di Stato, una dottrina associata, durante la Guerra Fredda, ai nemici dell’Occidente.

Francesco Robustelli

 

 

Bibliografia

Painter, Jeffrey, Geografia Politica, ed.SAGE Publications of London, 2009, it.UTET, 2011

Caretti, De Siervo, Diritto  Costituzionale e Pubblico, G.Giappichelli editore, 2014

Campa, Economia e finanza pubblica, ed. UTET, 2017

Sitografia

www.senato.it

www.quirinale.it

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