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Mackinder, Haushofer e Bowman: origini della geopolitica

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Mackinder
Rappresentazione delle teorie di Mackinder

Nell’articolo precedente, in cui esploravamo le origini del concetto di geopolitica, abbiamo trattato di due suoi importanti autori, ovvero Rudolf Kjellén, colui che ha inventato il termine, e il di questi ispiratore Friedrich Ratzel. Oggi proseguiamo la nostra disamina analizzando le teorie di altre tre importanti personalità del campo. La prima, Halford Mackinder, pur non usando mai il termine “geopolitica” nei propri lavori, è considerato uno dei suoi esponenti più rappresentativi. Il secondo autore, Karl Haushofer, fortemente ispirato da Mackinder, è tristemente noto per essere ritenuto uno dei padri della sinistra politica nazista del Lebensraum. L’ultimo, infine, Isaiah Bowman, è una figura chiave nella storia della disciplina.

Halford Mackinder: alla conquista dell’Heartland

Nato nel 1861 e morto nel 1947, Sir Halford John Mackinder, questo il suo nome completo, fu prima di tutto un geografo e un esploratore. Ad esempio, nel 1887 fu il primo docente ad occuparsi esclusivamente di geografia in un’università britannica, quando assunse tale ruolo ad Oxford. Dodici anni dopo diventò anche il primo uomo a scalare il monte Kenya.

Mackinder
Halford Mackinder

Mackinder è conosciuto soprattutto per la sua concezione geografica delle relazioni interstatali. Secondo lui, la forza di un Paese è strettamente legata al territorio da esso controllato. Egli, infatti, divide la superficie terrestre in tre zone: un’area perno, una mezzaluna interna ed una esterna. I confini tra le tre furono da lui modificati più volte: inizialmente, infatti, l’area perno era l’intero continente euroasiatico. Successivamente, invece, egli pose l’accento sull’Europa orientale e sull’Asia occidentale, che ribattezzò Heartland (terra-cuore) il cui controllo era necessario per dominare la world-island, l’isola del mondo, ovvero la massa euro-asiatico-africana. Nel 1924, poi, aggiunse che, tuttavia, un’unione di Paesi europei e nordamericani, da lui definiti “una singola comunità di nazioni”, avrebbe potuto essere sufficientemente forte da opporsi perfino a chi riuscisse a dominare l’Heartland. Per questo motivo, oggi è ritenuto un profeta dell’atlantismo.

Karl Haushofer: per lo spazio vitale tedesco

Il lavoro di Karl Haushofer (1869-1946) è stato coperto per lungo tempo dal discredito a causa della sua associazione con l’espansionismo nazista. Nella realtà, i rapporti dello studioso con il regime furono molto più travagliati: suo figlio venne giustiziato dalla Gestapo. Soprattutto, egli restò sempre un sostenitore della necessaria alleanza tra Germania e URSS, essendo un seguace della teoria dell’Heartland di Mackinder. Perché, allora, viene talvolta accreditato addirittura come ideologo del nazismo? Per il motivo che abbiamo spiegato all’inizio: Haushofer è visto, non completamente a torto, come uno degli ispiratori della politica del Lebensraum.

Haushofer, Mackinder
Haushofer

In realtà il concetto in questione, secondo cui ogni Stato avrebbe diritto a uno “spazio vitale”, era stato già introdotto da Ratzel. Allo stesso modo, la necessità di controllare l’Europa orientale, come abbiamo visto, era un’idea di Mackinder.

Ciò che lega Haushofer al nazismo è, piuttosto, il fatto che sia stato lui ad applicare, nello specifico, il Lebensraum alla situazione della Germania di Weimar. Le enormi porzioni di territorio che essa era stata costretta a cedere, infatti, venivano da lui presentate come mutilazioni. Tale metafora biologica, chiaramente ispirata a Ratzel e Kjellén, veniva divulgata dalle pagine della Zeitschrift für Geopolitik (“Rivista di geopolitica”) da lui fondata nel 1924. Haushofer fu, successivamente, anche il direttore dell’Istituto dedicato alla disciplina presso l’Università di Monaco. Il collegamento tra le sue idee e l’espansionismo tedesco verso oriente è spesso associato al fatto che Rudolf Hess, gerarca nazista e vice di Hitler, fu un suo allievo.

Isaiah Bowman: la geografia negli Stati Uniti

Bowman, Mackinder
Bowman sulla copertina del TIME

Come Mackinder in Inghilterra, Isaiah Bowman (1878-1950) fu una figura centrale nell’istituzionalizzazione della geografia nel suo Paese, gli USA. Presidente per vent’anni della American Geographical Society, egli condusse, come il suddetto, numerosi studi sul campo, in particolare sulle Ande (1907, 1911, 1913). Queste esperienze sudamericane furono centrali per sviluppare la sua teoria di un necessario Lebensraum economico per gli Stati Uniti.

Bowman, fu successivamente, un importante membro della Woodrow Wilson Inquiry, un gruppo di esperti costituito dall’omonimo presidente con lo scopo di ottenere una “pace scientifica” dopo la prima guerra mondiale. Egli, infatti, sperava di organizzare razionalmente i territori europei: Bowman fu, in questa circostanza, un sostenitore della necessità di costruire stati forti nella parte centro-orientale del continente. Un’idea, come ormai ben sappiamo, chiaramente reminiscente di Mackinder.

Geopolitica e potere

Se ci siamo soffermati così dettagliatamente sulle più o meno plausibili rappresentazioni di questi tre autori, non è per spirito aneddotico, ma per cercare di sottolineare un tratto della geopolitica che speriamo sia venuto alla luce durante la nostra trattazione. Si tratta dello strettissimo legame esistente tra questa disciplina e i precisi interessi politici. Mackinder, ad esempio, era un acceso sostenitore dell’imperialismo britannico (ebbe anche incarichi ufficiali in tal senso) e la sua teoria serviva, non a caso, a impedire la creazione di superstati in Europa orientale dopo la prima guerra mondiale. Per lui, la Gran Bretagna doveva prendere coscienza della sua subalternità rispetto alle potenze del continente e quindi cercare il più possibile di mantenervi un equilibrio.

geopolitica, Mackinder
Germania dopo Versailles

I legami tra Haushofer e la realtà politica del suo tempo li abbiamo già accennati. Dopo il conflitto mondiale, la Germania aveva perso porzioni enormi di territorio, in particolare a est. Tra le due guerre fu, quindi, molto diffuso il revisionismo nei confronti del Trattato di Versailles, che aveva determinato tale situazione.

In questo senso, una sedicente tesi scientifica come quella dello spazio vitale poteva sicuramente dare grandissima forza a questa rivendicazione. Bowman, infine, vive in un’epoca, il primo Novecento, in cui gli Stati Uniti sono appena usciti dal tradizionale isolazionismo politico per intraprendere anch’essi una forma di imperialismo. Secondo il geografo, però, il colonialismo territoriale era ormai superato e poco auspicabile: ecco perché egli sottolinea l’importanza di intessere relazioni economiche, anziché di sottomissione politica, con gli altri Paesi del continente americano. Naturalmente, come si può intuire, tale visione era funzionale soltanto agli interessi corporativi delle grandi multinazionali statunitensi.

Una delle discipline più attive nella condanna dei vizi ideologici della geopolitica è, non a caso, la geopolitica critica, che affronteremo nel prossimo articolo.

Francesco Robustelli

 

Bibliografia

Mackinder, The geographical pivot of history, 1904

Mackinder, Democratic Ideals and Reality, 1919

Painter, Jeffrey, Geografia Politica, ed.SAGE Publications of London, 2009, it.UTET, 2011

Sitografia

biografieonline.it

www.britannica.com

Fonti media

www.hlg.it

bowalleyroad.blogspot.com

prabook.com

L’immagine di copertina è ripresa da geopoliticalreview.alphainstitute.it

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