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La storia delle terme romane del Maschio Angioino a Napoli

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Oltre al complesso termale rinvenuto al di sotto della basilica di Santa Chiara, il sottosuolo di Napoli ha restituito anche le “terme romane del Maschio Angioino”, in prossimità di quella costa che, un tempo, ospitava le più lussuose ville degli aristocratici romani.

La scoperta delle “terme romane del Maschio Angioino”

terme romane del Maschio Angioino
La “Sala dell’armeria”

Durante dei lavori di restauro riguardanti la cosiddetta “Sala dell’armeria”, cioè il locale sottostante la “Sala dei Baroni”, sono state rinvenute, in due ambienti distinti, strutture in laterizio, opera mista e rivestimento marmoreo. La stratificazione temporale è complessa, e abbraccia un periodo che va dall’età tardo-repubblicana (I sec. a.C.) all’età tardo-imperiale (V sec. d.C.) e medioevale (VI-XIII sec. ca.).

L’ambiente A

L’ambiente più antico che può essere individuato – grazie all’aiuto di un’efficacissima piantina – è quello distinto con la lettera A. Orientato in direzione est-ovest, l’ambiente A presenta sui lati lunghi nicchie semicircolari, e termina, nell’estremità orientale, con un’abside. L’ambiente fu sicuramente abbandonato prima del completamento dei lavori: lo suggerisce l’intonaco grezzo, senza alcuna rifinitura, che riveste il fondo sottostante.

terme romane del Maschio Angioino
La planimetria. La foto è stata scattata dall’autrice

La datazione della struttura rimanda al periodo tardo-repubblicano, probabilmente alla fine del I sec. a.C., e i confronti con altri complessi antichi hanno permesso agli studiosi di ipotizzarne la collocazione all’interno del giardino di una villa, in quanto vasca. L’idea che tale villa sia quella, estesissima, di Lucio Licinio Lucullo, è possibile, anche se non verificata.

Gli ambienti D e G

Alla prima epoca imperiale (tra I e II sec. d.C.), invece, rimandano le strutture individuate con la lettera D. Esse sono in opera mista (quindi reticolata e laterizia insieme) e “ricoprono” l’ambiente A, come succede in ogni stratificazione archeologica.

A partire dai muri della struttura D, in età tardo-imperiale (V sec. d.C.) fu costruita una nuova vasca, indicata con la lettera G. Essa, dunque, reimpiega il muro D, e si estende verso ovest. Sia nella parete orientale che in quella occidentale la vasca presenta una nicchia con pilastrino. Nei pilastrini e al di sotto del fondo della vasca sono state trovate fistule di piombo, che testimoniano dunque il passaggio di acqua e l’uso dei pilastrini come fontane. La destinazione della struttura è confermata dal rivestimento in marmo: la vasca G faceva parte probabilmente di un complesso termale più ampio, anch’esso forse di una villa, come per l’ambiente A.

La necropoli di età medievale

Con la fine dell’epoca antica, attorno al VI sec. d.C., le “terme romane del Maschio Angioino” furono abbandonate, e in seguito, dopo una colmata volontaria, riutilizzate come necropoli. Sono state rinvenute, infatti, circa cinquanta sepolture, di giovani e adulti, ma con corredo minimo, comprendente per lo più oggetti di uso personale.

Difficile resta un inquadramento cronologico più preciso, a causa della continuità di uso di tali oggetti fra l’età alto-medievale e la piena età medievale.

Le visite nel sottosuolo del Castello

Le cosiddette “terme romane del Maschio Angioino” possono essere ammirate grazie all’installazione nella “Sala dell’armeria” di una pavimentazione vitrea, che permette di camminare, a tutti gli effetti, al di sopra della storia.

Se questo non dovesse essere sufficiente, sono organizzate anche visite guidate nel sottosuolo del Castello, per permettere al visitatore di scendere al livello archeologico e stratigrafico degli antichi romani. Oltre ai resti delle strutture romane, è possibile entrare in contatto anche con un’importantissima sezione geologica, testimonianza della vivace attività del suolo campano tra Vesuvio e Campi Flegrei.

Alessia Amante

Sitografia:

  • http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1375

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