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Siegfried Sassoon: il monito al ricordo nella poesia Aftermath

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Siegfried Sassoon

Siegfried Sassoon è con Rupert Brooke e Wilfred Owen uno degli esponenti della poesia di guerra già analizzati nei precedenti articoli.

Ispirato da un sentimento di patriottismo, si arruolò inizialmente nell’esercito e combatté il primo conflitto mondiale dall’inizio dell’entrata in guerra della Gran Bretagna nel 1914. Tuttavia, si rese ben presto conto della discrepanza tra l’eroismo esaltato dalla propaganda e la dura realtà della guerra che i soldati erano costretti a vivere. Siegfried Sassoon sopravvisse alla Grande Guerra ma continuò a trattare il tema delle trincee e del conflitto nella sua poesia per il resto della vita.

Soldier’s Declaration: la protesta di Siegfried Sassoon

La sua Soldier’s Declaration divenne un simbolo del dissenso. La lettera fu pubblica nel 1917, quando tornò per pochi mesi in Inghilterra per curarsi da una grave ferita.

Il 6 luglio 1917, Siegfried Sassoon scrive una lettera al suo ufficiale comandante in cui esprime chiaramente la sua opinione sulla guerra. Nella lettera il poeta si mostra molto critico nei confronti del modo in cui la guerra è gestita dalle autorità politiche, affermando che viene prolungata proprio da coloro che avrebbero il potere di portarla a termine. Denuncia inoltre il carattere offensivo della guerra, nella quale molti si sono arruolati credendola una guerra di difesa e di liberazione.

La sua protesta, sottolinea, non si scaglia contro l’andamento della guerra, ma contro le bugie e gli errori politici che hanno condannato alla morte molti dei soldati coinvolti.

[…] I believe that the war upon which I entered as a war of defence and liberation has now become a war of aggression and conquest. […] I have seen and endured the sufferings of the troops and I can no longer be a party to prolonging these sufferings for ends which I believe to be evil and unjust.[…] On behalf of those who are suffering now, I make this protest against the deception which is being practised upon them [1]

Aftermath: una poesia di guerra

Siegfried SassoonÈ in questo filone di critica e di protesta che si inserisce una delle sue poesie più famose, Aftermath (Dopo), scritta nel 1919. Il componimento è un’esortazione del poeta a non dimenticare mai le sofferenze e le durezze affrontate dai soldati. Il dialetto della poesia è un elemento tipico dello stile del poeta.

Le tre strofe principali, che presentano rime regolari ma spezzate, sono divise da un refrain ricorrente che sintetizza il significato della poesia.

Il ricordo della guerra

La poesia è costruita sul tema del ricordo e della dimenticanza. Con la ripetizione Have you forgotten yet? (Hai già dimenticato?) in tutta la poesia, il poeta vuole sottolineare infatti la gravità della guerra, che non può e non deve essere dimenticata.

Have you forgotten yet?…
For the world’s events have rumbled on since those gagged days,
Like traffic checked while at the crossing of city-ways:
And the haunted gap in your mind has filled with thoughts that flow
Like clouds in the lit heaven of life; and you’re a man reprieved to go,
Taking your peaceful share of Time, with joy to spare.
But the past is just the same–and War’s a bloody game…
Have you forgotten yet?…
Look down, and swear by the slain of the War that you’ll never forget. [2]

In questa prima strofa Siegfried Sasson parla della vita dopo la guerra. Sebbene gli eventi del mondo riprendono a susseguirsi come prima, e il cuore di chi è rimasto in vita può riaprirsi alla gioia, lo spettro della guerra riemerge nelle memorie di chi l’ha vissuta. La guerra è ironicamente paragonata a un gioco, definito bloody, traducibile sia col significato letterale di sanguinoso che con quello traslato di dannato creando così un’ambiguità linguistica.

La realtà della guerra

Do you remember the dark months you held the sector at Mametz–
The nights you watched and wired and dug and piled sandbags on parapets?
Do you remember the rats; and the stench
Of corpses rotting in front of the front-line trench–
And dawn coming, dirty-white, and chill with a hopeless rain?
Do you ever stop and ask, ‘Is it all going to happen again?’ [3]

La seconda strofa della poesia riguarda direttamente la realtà della guerra vissuta dai soldati, costretti a vivere in condizioni terribili e ad assistere a scene orribili. Questi versi rievocano la quotidianità della trincee puntando sulla dimensione visiva e olfattiva delle scene descritte. Il lettore può così immaginare quanto Siegfried Sassoon ha vissuto e ha voluto restituire nei suoi versi.

La ripetizione del secondo pronome you può inoltre essere letta sia come mezzo per coinvolgere direttamente il lettore nella poesia sia come mezzo per parlare a sé stesso. La ripetizione della congiunzione and, inoltre, conferisce alla vicenda un senso di continuità e reiterazione che non permette alcuna speranza di cambiamento.

Do you remember?

Do you remember that hour of din before the attack–
And the anger, the blind compassion that seized and shook you then
As you peered at the doomed and haggard faces of your men?
Do you remember the stretcher-cases lurching back
With dying eyes and lolling heads–those ashen-grey
Masks of the lads who once were keen and kind and gay? [4]

Nella terza strofa l’attenzione è spostata direttamente allo stato fisico ed emotivo dei soldati. La rabbia si confonde con la pietà e la stanchezza, e spesso all’esperienza della morte dei compagni. L’immaginario diventa qui macabro e ripugnante, con la maschera – simbolo della morte – che priva dei ragazzini dell’allegrezza e dell’entusiasmo.

Have you forgotten yet?…
Look up, and swear by the green of the spring that you’ll never forget. [5]

L’ultimo verso ha il sapore della sentenza. Invoca, quasi impone, di non dimenticare mai quanto molti sono stati costretti a vivere.

Salvatore Cammisa

Fonti e traduzioni:

Siegfried Sassoon, The War Poems, Courier Dover Publications, New York, 2018

[1] Io credo che la guerra in cui sono entrato credendola una guerra di difesa e di liberazione sia diventata una guerra di aggressione e di conquista. Ho visto e sopportato le sofferenze delle truppe e non posso più partecipare al prolungamento di queste sofferenza per fini che ritengo cattivi e ingiusti. A nome di coloro che adesso stanno soffrendo, protesto contro la menzogna nella quale vengono ingannati.

[2] Non hai ancora dimenticato?… / Gli eventi del mondo continuano a scorrere anche dopo quei giorni difficili da accettare / come il traffico bloccato ad un incrocio: / ed il vuoto della mente tormentata da spettri si è riempito di pensieri che scorrono / nel cielo illuminato dalla vita; / e tu sei un uomo a cui fu concesso di continuare a vivere, / e puoi prendere la tua parte di tempo e sperimentare la gioia. / Ma il passato rimane lo stesso –  e la guerra è un gioco dannato… / Non hai ancora dimenticato? / Guarda giù e giura sugli uomini uccisi dalla guerra che non dimenticherai mai.

[3] Ti ricordi i mesi bui in cui eri responsabile del settore a Mametz – / le notti durante le quali eri di guardia, installavi i cavi, scavavi le trincee e mettevi i sacchi di sabbia sui parapetti? / Ti ricordi dei ratti? E la puzza / di corpi che marcivano davanti alle trincee in prima linea – / e l’alba che arrivava, di un bianco sporco, e il freddo accompagnato da una pioggia senza speranza? / Ti fermi mai per chiederti “Succederà di nuovo?”.

[4] Ti ricordi il rumore prima di un attacco? / E la rabbia, la pietà cieca che ti prendeva e ti faceva tremare / quando guardavi le facce tirate e condannate dei tuoi uomini? / Ti ricordi i corpi sulle barelle che cadevano indietro / con gli occhi morenti e le teste che ciondolavano – quelle maschere grigio cenere / dei ragazzi che una volta erano stati entusiasti e gentili e allegri.

[5] Non hai ancora dimenticato? / Guarda in su, e giura sul verde della primavera che non dimenticherai mai.

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