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Henry David Thoreau: la disobbedienza civile

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Thoreau

Henry Thoreau ha atteso a lungo prima che il suo saggio ”Disobbedienza civile” venisse riconosciuto come un classico di teoria politica. Oggi considerata il manifesto di una filosofia del dissenso, lo scritto del pensatore americano ha rappresentato un punto di riferimento per molti filosofi del Novecento. Nella loro riflessione sulla questione della colpa e della responsabilità politica, Hannah Arendt e Karl Jaspers non possono non riconoscere la preziosa eredità consegnataci in questa opera.

Il tema della disobbedienza civile, ossia della rivolta non violenta, ad un governo legittimo, ma profondamente ingiusto nei confronti del supremo valore del rispetto dell’umanità di ogni uomo, torna oggi ad imporsi alla nostra attenzione.

”Il migliore governo è quello che non governa”

Nel luglio del 1946 Thoreau riceve la visita di un agente del governo incaricato di riscuotere le tasse arretrate. Egli si rifiuta di pagare, ritenendo che quell’imposta avrebbe finanziato una guerra ingiusta contro il Messico. Un gesto, quello del giovane americano, di radicalità morale oltre che di aperta opposizione allo Stato.
È questo il contesto in cui matura l’elaborazione di questo saggio. L’autore vi ripone la sua diffidenza contro ogni forma di organizzazione politica. Nell’incipit del saggio leggiamo:

“Accolgo di tutto cuore il motto che recita: «È migliore il governo che meno governa» e vorrei diventasse a tutti gli effetti realtà il prima possibile. Di fatto non significa altro se non ciò in cui ho sempre e comunque creduto, ossia: «Il miglior governo è quello che non governa».”

Riprendendo un motto caro alla filosofia di Emerson, suo maestro, Henry Thoreau aderisce immediatamente al principio di inviolabilità della coscienza individuale. Migliore, dunque, è quel governo che accorda all’individuo la piena autonomia organizzativa. Si tratta di un’utopia idealistica, secondo la quale può definirsi ”il miglior governo” soltanto quello che non governa –  cioè, nel concreto, nessun governo permanente.

La maggioranza come forza politica

C’è un limite strutturale in ogni forma di governo, secondo Thoreau. Questo limite emerge chiaramente nelle forme di democrazia rappresentativa. Mediante il governo democratico il popolo tenta di mettere in atto la sua volontà. Tale governo è però espressione della volontà della maggioranza di contro alla quale sta la minoranza. Ciò che distingue la minoranza dalla maggioranza non risiede nell’esclusiva capacità della seconda di porsi come fonte indiscutibile del giusto. Ciò che permette alla maggioranza di governare è la sua forza.

La stessa forza con la quale il giovane Thoreau è condotto in carcere, reo di essersi opposto ad un provvedimento del suo governo. Scrive Thoreau:

“Non possiamo avere un governo in cui non sono le maggioranze a stabilire a priori il giusto e lo sbagliato, ma le coscienze? In cui le maggioranze affrontano solo questioni alle quali è possibile applicare le regole dell’opportunità? Deve il cittadino, anche solo per un istante o in minima parte, lasciare che la sua coscienza si arrenda al legislatore? E allora perché ogni uomo è dotato di una coscienza? Io penso che dovremmo essere prima uomini e, poi, sudditi.”

Corpo, stato, potere

Miniatura della cattura dell’abolizionista John Brown

La riflessione di Thoreau muove dal riferimento a quella tradizione che indica nella dimensione dell’individuo la base di ogni organizzazione politica. Si tratta di una visione del mondo che affonda le sue radici nella rivoluzione cristiana del soggetto.

Nel cristianesimo, come nella filosofia di Kant, Thoreau rintraccia una postura filosofica che riconosce l’individuo come soggetto morale. La coscienza morale è allora quel ”tribunale della ragione” di fronte al quale sempre siamo chiamati a rispondere.
Tuttavia, lo stato non si confronta mai realmente con la profondità morale e intellettuale del cittadino, ma solo con il suo corpo. Ed è in quanto ”corpi” che l’istituzione penitenziaria punisce i trasgressori della legge, restringendo il proprio spazio di libertà con la reclusione.

Thoreau racconta di aver visto in carcere un gran numero di prigionieri vendicarsi alle guardie declamando versi, componendo poesia. È anzi proprio la poesia quale strumento di massima libertà espressiva ad essere utilizzato spontaneamente dai prigionieri come un manifesto della propria dignità di essere umani.

Thoreau e la critica alla democrazia

Henry Thoreau indirizza una doppia critica al sistema democratico. In primo luogo, non c’è democrazia che, per sua struttura, non si presenti come un ”gioco di forze”. Il potere della maggioranza è tale soltanto in quanto espressione di una forza materialmente superiore a quella della minoranza. La fonte del potere politico, dunque della legge, non è la coscienza né la giustizia, bensì la forza.
In secondo luogo, Thoreau difende il primato dell’etica e dell’individuo. Questo il principio fondamentale del suo pensiero politico: nessun governo, per gli uomini dotati di coscienza, può dirsi legittimo se esso antepone l’utile e il profitto al giusto e al rispetto della dignità di ogni essere umano.

La disobbedienza civile

Non c’è altro modo di delegittimare un tale governo se non la rivoluzione pacifica della disobbedienza civile. Secondo Thoreau nessun uomo ha il dovere di obbedire alle leggi del proprio governo se queste leggi pretendono di elevare a norma ciò che è ingiusto o irrispettoso dei principi di uguaglianza e libertà. Gli errori più grandi e ”inconsciamente diffusi” hanno sempre bisogno di consenso e sostegno sociale ed economico. Decidere di non pagare le tasse ad un governo al cui operato non si vuole concedere il proprio consenso è già un modo indiretto di opposizione pacifica.

Questa l’essenza di “Disobbedienza civile“: l’appello a non delegare la propria capacità di giudicare ad alcun legislatore, mantenendo accesa la luce della propria coscienza soprattutto quando i tempi sono bui.  (Cfr.  L’umanità in tempi bui di H. Arendt).

Martina Dell’Annunziata

Bibliografia

H. D. Thoreau, La disobbedienza civile, trad. it. di A. Mattacheo, Giulio Einaudi Editore, Torino 2018.

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L’immagine di copertina è tratta dal sito http://libreriamo.it/libri/henry-david-thoreau-scrittore-che-voleva-salvare-luomo-dallinfelicita/

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