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Volturara: nella bocca del Dragone irpino

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Volturara

Volturara Irpina è un borgo avellinese che si estende lungo i Monti Picentini, sotto le pendici del Monte Terminio.

Denominata in dialetto “Otrale”, è qui che troviamo uno dei bacini idrici più importanti per l’approvvigionamento di acqua della Campania e della Puglia, dove venne a formarsi la cd. Piana del Dragone, a cui si lega e s’intreccia l’antica leggenda di Gesio.

Territorio ricco di verde, parte integrante di un percorso turistico in via di sviluppo, luogo ove roccia ed acqua, cielo e terra si confondono.

Il piccolo comune di Volturara ospita un fenomeno non solo idrologico inerente uno dei più grandi bacini imbriferi del Sud Italia bensì, esso accoglie anche un fenomeno di forte rilevanza popolare.

Folklore che si rispecchia nella credenza di un’antica storia fatta di draghi e di eroi.

Volturara e la piana del “Traone”

Volturara
Volturara Irpina

La Piana di Volturara, da noi qui presa ad esame, è un serbatoio naturale di acqua che raccoglie pioggia per farla confluire in un lago ad inghiottitoio carsico, detto appunto “bocca del Dragone”, alias la “Occa re lo Traone”.

Questa sorta di tavoliere risale a circa due milioni di anni fa, nonostante credenza locale la collocherebbe ad epoca medioevale. Attraversa ben dodici comuni ed è compresa nel Parco Regionale dei Monti Picentini.

La si può definire una meraviglia naturalistica irpina che si snoda per una lunghezza di 4300 ettari e la cui portata d’acqua varia a seconda delle stagioni e delle precipitazioni.

L’abbondanza d’acqua che consente di servire acquedotti campani, lucani e pugliesi, insieme alla fertilità del territorio, rende la Piana del Dragone di Volturara un vero e proprio giardino a cielo aperto, il quale si presta agevolmente a passeggiate distensive e offre aree pic-nic dove poter sostare per godere di aria salubre.

E’ qui, infatti, che, tra le coltivazioni di gladioli e mucche al pascolo, si può apprezzare la bellezza di un paesaggio bucolico all’insegna della semplicità e di un sano ritorno alla natura.

Una buona occasione per trascorrere qualche ora immersi nel verde e rilassare la mente lungo sentieri tracciati e percorsi da scoprire, in cui inoltrarsi, lontani dalla frenesia della modernità!

Il nome di questa Piana, deriva dalla parola sannitica “Rava” utilizzata per indicare la pianura che, allargandosi, finì per essere chiamata “Raone” e diventare successivamente “Traone”.

I monti che la circondano sono: Costa, Chiarini, Foresta, Valle dei Lupi e Calcara d’Alessio.

Alle pendici del Monte Costa si apre una sorta di precipizio, formatosi dopo il sisma del 1456, capace di accogliere circa novecento litri d’acqua e che costituisce il punto focale della “Bocca del Dragone” da cui ha inizio la rete idrografica sotterranea.

A tal proposito i cittadini di Volturara usano l’espressione gergale

“Se pozza appilà la occa re’ lo raone”

ovvero “possa ostruirsi il corso dell’acqua a tal punto da affogarsi” come uno dei peggiori malanni e sciagure che si possano mai augurare ad alcuno.

Questo sito richiamò, in tempi addietro, anche l’attenzione di regi decreti nei quali si parla di bonifica del luogo ma senza giungere mai ad una precisa conclusione fattuale.

A tal proposito, così recita il R. Decreto del 1906, il quale dichiarava zona mefitica la Piana ad eccezione del centro abitato di Volturara:

” Tu, Volturara Irpina,

devi vivere e morire nella tua gabbia di ferro,

attassata dal microbo malarico del DRAGONE,

quando non resti sepolta dalle acque

che discendono dai monti che non sono tuoi,

ed irrompendo nel tuo territorio,

ti avvolgono al Fatal destino. “

Volturara e la leggenda di Gesio

Volturara
Piana del Dragone- Volturara Irpina

Alla località in questione è legata l’antica leggenda popolare di Gesio, eroe molto noto tra i volturaresi.

Tale credenza narra e presuppone che, al passaggio dei Visigoti, e dunque al tempo dei barbari, nel posto oggi riconosciuto come la “bocca”, ci fosse la dimora di un feroce ed ostile drago a tre teste e con un solo occhio, a cui gli abitanti di Volturara erano obbligati a tributare sangue umano e fare sacrifici immolando vittime.

Si sostiene che la fiera selvaggia fosse qui stata posta a guardia di un tesoro da vigilare e custodire.

Una sorta d’incrocio tra il dantesco Cerbero e l’omerico Polifemo, lontanamente vicino alla leggenda del “Mostro di Loch Ness”.

Il mostro di Volturara sarebbe stato sconfitto dall’eroe Gesio, di cui poco si sa e, che avrebbe liberato la comunità irpina dalle angherie e dal terrore che la belva incuteva.

Il racconto vuole che Gesio fosse un giovane aitante, bello, alto come i giganti e che, con la sua spada, avrebbe fatto prigioniero e ucciso il drago malefico.

Si dice che, nel finirlo, il mostro si sarebbe accasciato al suolo, formando con la caduta delle sue tre teste striscianti i solchi e le voragini ancora visibili da cui sgorgherebbe il sangue del Dragone come un torrente in piena.

Gesio, infine, avrebbe restituito a Volturara il tesoro nascosto nell’antro dello spietato animale, tesoro metaforicamente oggi rappresentato dal fascino delle vette e delle sorgenti qui presenti, le quali rendono questo luogo un posto che vale la pena visitare!

Da non perdere, inoltre, l’opportunità di entrare al “Museo Etnografico” di Volturara Irpina dove molta della tradizione rurale è conservata e documentata.

Pasqualina Giusto

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