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Carovigno, il castello e la tradizione della ‘Nzegna

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Carovigno

Carovigno, detta anche la “città della ‘Nzegna”, è una località in provincia di Brindisi, nell’Alto Salento, al confine con la Valle dell’Itria.

Si tratta di un caratteristico borgo bianco sul mare, tipico del paesaggio pugliese, dove ulivi, vitigni e fichi d’india incorniciano lo scenario naturale che si contraddistingue per la presenza di numerose torri, testimonianza di tempi remoti.

E’ un luogo ricco di storia e leggenda, pregno di fascino e tradizioni popolari, in cui si rispecchiano le radici profonde di un Sud carico di attrattiva, dalla musica agli usi e costumi religiosi; basti, infatti, pensare al ballo della pizzica, proprio di queste zone.

A Carovigno sorge anche un imponente Castello Normanno che è uno dei massimi simboli-chiave, insieme alla tradizione della battitura della ‘Nzegna.

Carovigno: tra passato e presente

Il toponimo “Carovigno” deriverebbe dal greco “Karpene” o dal latino “Carbina” e il medievale “Carvineo” che significa “frugifera”, ovvero “portatrice di frutti” in relazione alla fertilità della terra connessa alla divinità dell’abbondanza Cerere. Altri ne fanno derivare il nome dal messapico “Karp” che indicherebbe la collina sulla quale fu edificata la città.

Essa vanta un’antichissima storia che risale ai Messapi e comprende la distruzione da parte dei Taratini nel 473 a.C., dopo essere stata fondata intorno al XII sec a.C. e avrebbe intrattenuto rapporti con Egizi e Fenici.

L’attuale centro storico presenta tratti nettamente medievali; si possono notare i due accessi alla fortificazione, la cui cinta muraria era a forma ellittica con quattro torri ancora tuttora esistenti: Torre del Civile, Torre Giranda, Torre delli Brandi e Torre del Prete.

Nelle campagne carovignesi si contano ben 14 torri di difesa, anche se il bene di massimo rilievo storico-culturale resta il Castello Dentice di Frasso.

Carovigno: il Castello della “perfezione”

Carovigno
Castello Dentice di Frasso

Il Castello di Carovigno sorge sul punto strategico più alto dell’abitato e presenta una pianta triangolare, simbolo di perfezione, con una torre su ogni vertice: una cilindrica, una quadrata e quella più interessante a forma di mandorla o detta anche a forma di carena di nave rivolta al mare.

Nacque come roccaforte militare alla fine del XII sec. d.C., durante il periodo normanno, fino a diventare residenza signorile nel ‘700.

Accanto ad esso si trova la Chiesa di Sant’Anna, a cui si può accedere attraverso una vetusta veranda collegata alla Porta di Ostuni. Le segrete del maniero ora ospitano il Museo delle Tradizioni Popolari e il castello, solo nel 1792, divenne proprietà della famiglia Dentice di Frasso che nel 1905 diede avvio ai lavori di rifacimento e ristrutturazione, comprendendo nell’opera di restauro l’allestimento dei giardini comunali che un tempo costituivano un orto botanico di importanza nazionale. Solo nel 2014 la dimora gentilizia torna ad essere proprietà di Carovigno.

La secolare tradizione della ‘Nzegna

Carovigno
Battitore della ‘Nzegna

Il vero emblema di Carovigno è la tradizione della ‘Nzegna. Questa parola dialettale, che vuol dire “insegna”, riassume una delle storie più intriganti dell’Italia e rappresenta un’usanza folkloristica ancora viva e molto sentita dagli abitanti del posto.

La battitura della ‘Nzegna Carovignese ha origine intorno al 1100 d. C. ed è legata alla leggenda del Conte di Conversano (Bari), al quale apparve in sogno la Madonna del Belvedere che gli diceva di recarsi a Carovigno dove sarebbe guarito dalla paralisi che lo affliggeva.

Il nobile si mise in viaggio insieme ai suoi servitori e, ad un tratto, si persero tra la sterpaglia dove, improvvisamente, udirono grida d’aiuto di alcuni pastori rimasti impigliati tra il groviglio di rami insieme alla loro giovenca. Tagliati i rovi, essi scoprirono una grotta e qui l’immagine della Madonna, alla cui vista il Conte guarì miracolosamente.

Si narra che sulla strada del rientro, uno dei pastori avrebbe agitato un drappo colorato legato ad un bastone per attirare l’attenzione della folla e, fu allora che la bandiera simbolo di Carovigno divenne la’ Nzegna, ancora oggi agitata e lanciata in aria al ritmo di musica pastorale durante la processione pasquale o le dimostrazione ufficiali in cui gli sbandieratori si esibiscono.

Da questo racconto avrebbe avuto inizio la tradizione e da qui sarebbero nati i gruppi di battitori, i quali s’impegnano a mantenere fervida la storia locale.

La ‘Nzegna, inoltre, che è anche detta “insegna mariana”, ha una forma quadrata, presenta disegni a triangolo di vari colori sui bordi e al centro porta raffigurata una rosa mistica che richiama la Vergine. Questo rito coinvolge tutta la popolazione e consiste essenzialmente nel gioco di due bandiere variopinte che vengono sventolate con dei movimenti studiati intorno al corpo del battitore e lasciate andare in aria al suono di flauto, tamburo, cembalo e grancassa.

Una manifestazione suggestiva che incarna la più antica tradizione di sbandieramento religioso di tutta Europa, vanto ed onore dei Salentini. Essa dà nome anche ad un’Associazione sorta per il recupero e la valorizzazione degli usi storico-folkloristici, la quale ha come stendardo: i colori della ‘Nzegna e al centro il disegno mitologico di un amorino che suona la cetra in groppa ad un delfino, ripreso anche nello stemma araldico della città.

La nascita di Carovigno, infatti, rimanda pure al mitico racconto di Arione, figlio di Poseidone e della ninfa Anea, che durante un viaggio verso la Magna Grecia viene tradito e gettato in mare dal suo equipaggio ma, essendo egli un bravo suonatore di cetra, con la sua musica attirò un delfino e questo lo condusse in salvo sulla costa.

Il piccolo borgo carovignese è dunque un esempio della magnifica Puglia che racchiude in sé storia e folklore intrecciati al fascino atavico della leggenda.

Pasqualina Giusto

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