L'ultimo Decamerone

L’ ultimo Decamerone, presto il debutto.

L’ ultimo Decamerone lo spettacolo che  verrà rappresentato da martedì 10 aprile sino a domenica 6 al Teatro Bellini di Napoli. Un progetto nato dalla condivisione di una idea innovativa di teatro, tra i due più prestigiosi teatri napoletani, rispettivamente per la prosa e la lirica, il Teatro Bellini e Teatro di San Carlo.

Il punto di partenza è ovviamente il celebre capolavoro scritto dal letterato fiorentino Giovanni Boccaccio.

Il Decameron redatto presumibilmente tra il 1349 e il 1351 nella sua versione definitiva, come attestato da un cospicuo gruppo di codici tra cui il berlinese Hamilton 90, secondo il parere di alcuni filologi potrebbe rappresentare addirittura il manoscritto autografo.

L’ultimo Decamerone, un progetto nato tra la fondazione lirica e di prosa che non si pone l’obiettivo di rileggere l’autore in prospettiva filologica. Ma sperimentare linguaggi drammaturgici inediti alla riscoperta della leggendario classico della letteratura italiana in una chiave “a-temporale“.

È così che il L’ultimo Decamerone si trasforma in “teatro-danza” per la regia di Gabriele Russo, sceneggiatura di Stefano Massini, coreografie originali di Edmondo Tucci musiche ad opera di Nello Mallardo con arrangiamenti di Ivano Leva, eseguita dal Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo.

Interpreti: Angela De Matteo, Maria Laila Fernandez, Crescenza Guarnieri, Antonella Romano, Paola Sambo, Camilla Semino Favro, Chiara Stoppa e il Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo diretto da Giuseppe Picone. Le scene sono di Roberto Crea, i costumi di Giusi Giustino, le luci di Fiammetta Baldiserri, le foto di Mario Spada.

L’ ultimo Decamerone. Qual è il senso di raccontare oggi?

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La nostra domanda non è stata come rendere contemporaneo Boccaccio, ma quale fosse oggi il senso del “narrare” – afferma Gabriele Russo regista e direttore artistico del Teatro Bellini nella conferenza stampa tenutasi presso il Memus, “Museo e Archivio storico del teatro di San Carlo”- Si tratta di un’ambientazione a-temporale. I personaggi sono solo sette e il tema della peste è sotterraneo, appare solo nel finale, ridotto ad un epilogo conclusivo. Le novelle non sono sviluppata per intero, ma volte anche una mediante una singola frase. Le trame trattano molto delle relazioni tra uomo e donna.

L’autore fiorentino Stefano Massini, considerato tra più eclettici e  prolifici italiani nella sua riscrittura de L’ultimo Decamerone si propone di rileggere l’autore di Certaldo, trasformandone la struttura e la cornice narrativa, con un taglio inedito rispetto alle riproposizioni contemporanee.

Qui non vi è nè la scelta di rispettare l’interezza filologica del testo, né di attualizzarlo in chiave contemporanea. Bensì un nuovo modo di raccontare le cento novelle da parte di sette protagonisti mediante una sintesi drammaturgica che le vede racchiuse in un’unica macro-storia:

“A me premeva soprattutto indagare il formidabile valore di riflessione di Boccaccio, – sostiene Massini – antica e modernissima, sull’urgenza del narrare, sul ruolo del narrare e sui meccanismi del narrare.

Oggi viviamo in una società che è continuamente bombardata di storie, pensiamo, per esempio, quanto il web e i social network entrino continuamente nella nostra vita, con un intrecciarsi di narrazioni multiple, narrazioni istantanee come le fotografie o narrazioni per immagini come i video.

E noi, immersi in questo grande mare di storie superflue, molto spesso  perdiamo il senso della narrazione.

Il Decamerone, viceversa, parte proprio da questo punto: la salvezza, dentro una crisi, sta sempre nel racconto”.

Rosa Auriemma

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