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La trilogia de I nostri antenati di Italo Calvino: il significato

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La trilogia de I nostri antenati raccoglie i romanzi – “il visconte dimezzato”, “Il barone rampante e “Il cavaliere inesistente” – che l’autore, Italo Calvino, volle riunire in un’unica edizione per la prima volta nel 1960, quando questi romanzi erano stati già pubblicati ed apprezzati da critica e pubblico.

Il gusto calviniano per il fiabesco e il meraviglioso, e la creatività accompagnata da una sfuggente ironia trovano un punto di incontro nella trilogia de “I nostri antenati”, con la quale Calvino ci ha fornito un allegorico ritratto in divenire dell’uomo contemporaneo.

Il visconte dimezzato

“…una specie di arabescato albero genealogico dell’uomo contemporaneo…una trilogia d’esperienze sul come realizzarsi esseri umani…tre gradi  di approccio alla libertà” 

Apre la trilogia de “I nostri antenati”, nel 1952, “il visconte dimezzato”, racconto scritto quasi di getto mentre l’autore era impegnatissimo politicamente. La vicenda è ambientato tra Italia e Boemia del ‘700 e narra, per bocca del nipote, la storia del visconte Medardo di Terralba che durante la guerra tra Austria e Turchia viene colpito da un cannone in pieno petto e i medici che lo salvano sono costretti a ricucirne solo un metà che si scoprirà cattiva.

Torna a casa dimezzato e più avanti nella narrazione compare la sua metà buona. Entrambe si rendono insopportabili e solo ricostituendosi potranno riconquistare l’armonia perduta. In altre parole, l’individuo alienato può ritrovare il suo equilibrio soltanto tornando a essere un “impasto di vizi e di virtù”.trilogia I nostri antenati Italo Calvino

“La forte fibra dei Terralba aveva resistito. Adesso era vivo e dimezzato”     

Il visconte simboleggia l’uomo, o meglio, l’intellettuale contemporaneo dimezzato cioè incompleto. Quello dell’identità è un problema che lo stesso Calvino sente da scrittore: Chi sono io come scrittore? Cosa scrivo? Cosa sono i libri rispetto a me stesso? 

Probabilmente un Calvino che si sente diviso tra la fiaba e la realtà, tra l’esigenza di essere un militante del partito comunista e combattere una guerra politica ma allo stesso tempo essere uno scrittore fiabesco. Questa è anche una fiaba d’evasione, un’allegoria…dell’uomo contemporaneo sempre alienato, mutilato, impossibilitato a raggiungere integrità e completezza.”

Il barone rampante

Risalente al 1957,Il barone rampanteè la seconda storia della trilogia de “I nostri antenati”. Qui Biagio, voce narrante, racconta la storia bizzarra di suo fratello, il barone Cosimo Piovasco di Rondò, che all’età di 12 anni, per sfuggire alle punizioni del padre, in seguito a un rifiuto del ragazzino di mangiare un piatto di lumache cucinate dalla madre, si arrampica sui rami di un’alta pianta. Cosimo vivrà sugli alberi, osservando da questa nuova prospettiva le vicende umane fino al momento della sua morte ormai vecchio.trilogia I nostri antenati Italo Calvino

“-Ti farò vedere io, appena scendi!

-E io non scenderò mai più.

E mantenne la parola.”

Calvino sviluppa l’immagine di un ragazzino che si arrampica su un albero, il quale passando da una pianta all’altra decide che non scenderà più, e la porta alle estreme conseguenze. È una storia di isolamento, di distanza, di difficoltà di rapporto col prossimo anche se Cosimo conduce una vita tutt’altro che da eremita, piena di avventure “…però sempre mantenendo tra sé e i suoi simili una minima ma invalicabile distanza”. 

Esprime un pathos della distanza che lo stesso Calvino nutre nei confronti della realtà di cui si sente un osservatore distante ma appassionato, uno spettatore affascinato dallo spettacolo del mondo.

Il cavaliere inesistente

La trilogia de “I nostri antenati” si conclude con “Il cavaliere inesistente”, composto nel 1959 e ambientato al tempo dei paladini di Carlo Magno, e pur tuttavia in un Medioevo privo di verisimiglianza storica e geografica che è proprio dei poemi cavallereschi.

Il protagonista del romanzo è Agilulfo, un’armatura vuota ctrilogia I nostri antenati Italo Calvinohe però parla e ragiona, e che esiste solo per l’adempimento delle regole e dei protocolli di cavalleria. Una volontà astratta a cui si contrappone la figura del suo scudiero Gurdulù, che “c’è ma non sa di esserci”, una sorta di folletto, un pazzo.

“L’elmo era vuoto. Nell’armatura bianca dall’iridescente cimiero non c’era nessuno dentro”                

Agilufo simboleggia l’uomo robotizzato che adempie atti burocratici quasi privo di coscienza, così Cavino ritorna ancora una volta sul problema dell’identità: Ci definisce ciò che facciamo? Nello svolgersi degli eventi tra trovate buffonesche, battaglie, duelli e naufragi non tarda a svelarsi l’accento calviniano, la sua morale attiva, il suo ironico e malinconico riserbo, la sua aspirazione a una pienezza di vita, a un’umanità totale

Risulta anche un libro sulla scrittura e l’atto di scrivere, infatti la narrazione è condotta dalla mano di una suora, Teodora, che si scoprirà essere tra i personaggi delle avventure di Agilulfo e Gurdulù, della fiera amazzone Bradamante e del giovane Rambaldo, del cupo Torrismondo e della maliziosa Priscilla.

“L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla.”

I nostri antenati: trilogia di immagini dell’uomo contemporaneo

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“Il racconto nasce dall’immagine, non da una tesi che io voglia dimostrare; l’immagine si sviluppa in una storia secondo una sua logica interna; la storia prende dei significati, o meglio: intorno all’immagine s’estende una serie di significati che restano sempre un po’ fluttuanti, senza imporsi in un’interpretazione unica e obbligatoria. Si tratta più che altro di temi morali che l’immagine centrale suggerisce e che trovano un’esemplificazione anche nelle storie secondarie: nel Visconte storie d’incompletezza, di parzialità, di mancata realizzazione d’una pienezza umana; nel Barone storie d’isolamento, di distanza, di difficoltà di rapporto col prossimo; nel Cavaliere storie di formalismi vuoti e di concretezza del vivere, di presa di coscienza d’essere al mondo e autocostruzione d’un destino, oppure d’indifferenziazione dal tutto”  

Le tre storie della trilogia de “I nostri antenati“, che Calvino racconta con l’ausilio di un narratore interno, hanno in comune il fatto di essere inverosimili e svolgersi in epoche lontane. Esse rappresentano un’ironica, fiabesca e divertente metafora dei limiti, dei condizionamenti e delle possibilità della ragione umana di commisurarsi alla realtà storica e sociale e traggono origine dalle semplici immagini imposte di questi personaggi che stanno dietro le spalle da cui deriva l’agire soprattutto dell’intellettuale, ma sono anche modi attraverso cui Calvino racconta la propria biografia non solo di scrittore ma anche di uomo.

“Ho voluto che fossero tre storie….aperte….Vorrei che potessero essere guardate come un albero genealogico degli antenati dell’uomo contemporaneo, in cui ogni volto cela qualche tratto delle persone che ci sono intorno, di voi, di me steso”

Maurizio Marchese                              

Bibliografia:

Italo Calvino, Il visconte dimezzato, Mondadori

Italo Calvino, Il barone rampante, Mondadori.

Italo Calvino, Il cavaliere inesistente, Mondadori.

Sitografia:

http://www.oilproject.org/lezione/nostri-antenati-di-italo-calvino-spiegazione-della-trilogia-cura-di-marco-b-1238.html

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