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Giacomo Furia, il caratterista a tuttotondo del palcoscenico

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Dall’aspetto bonaccione e formoso, Giacomo Furia oltrepassò in settanta anni di carriera palcoscenici e set cinematografici, interpretando sempre ruoli brillanti affiancati da grandi interpreti dello spettacolo italiano (e non solo).

Nato “per sbaglio” ad Arienzo

Giacomo Furia nacque ad Arienzo il 28 dicembre del 1924, durante una visita della madre nella sua casa natia, ma dopo pochi giorni la famiglia Furia rientrò a Napoli. Già da bambino, il piccolo Giacomo era stimolato dal padre nella recitazione e nell’amore per il teatro. Dopo il diploma di ragioneria presso l’istituto “Armando Diaz” di Napoli, si iscrisse alla facoltà di “economia e commercio” e proprio in questo periodo ebbe un’occasione fruttuosa che modellò la prima fase della sua futura carriera artistica.

Gli esami non guastano mai

Giacomo Furia (1).
Giacomo Furia

Il figlio di Peppino De Filippo, Luigi, fu rimandato agli esami ginnasiali di riparazione in matematica e Giacomo, approfittando bonariamente della situazione, offrì il suo aiuto negli studi e frequentò al contempo stesso la casa di Titina, dove lì a poco ebbe l’occasione di conoscere Eduardo e Nanni Canessa (sovrintendente del Teatro San Carlo di Napoli).


Proprio con quest’ultimo, ebbe il suo primo ruolo teatrale in una sua commedia (scritta con Augusto Carloni), “I nostri vent’anni” e alla prima dell’opera presenziò anche Eduardo. Alla fine della messinscena, Giacomo fu ben visto dal Direttore, il quale gli offrì la possibilità di entrare a far parte della compagnia “Il Teatro Umoristico: I De Filippo”.

Il debutto di Giacomo Furia

Entusiasta di questa proposta, decise di abbondare l’università e di intraprendere la carriera di attore, appagando la sua viscerale passione coltivata nel tempo. Ma essendo già promesso sposo all’età di 19 anni, i parenti della futura moglie si opposero alla scelta, stroncando forzosamente la sua partecipazione nella compagnia dei De Filippo. Quindi, i progetti e le iniziative artistiche furono mozzate sul nascere, ma solo per pochi mesi.

Nel 1945, con la riformazione della compagnia “Il teatro di Eduardo” (nata dopo la separazione con il fratello Peppino), Giacomo, liberandosi sfacciatamente da ogni vincolo familiare, sostituì un attore della compagnia e debuttò il 7 dicembre al Teatro Santa Lucia con “Napoli milionaria“, delineando ufficialmente il suo debutto sulle scene.

Il cinema

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Giacomo Furia e Sophia Loren ne “L’oro di Napoli” (1954, foto proveniente da “Tototruffa2002.it”)

Nel 1948, a fianco di Eduardo e di Anna Magnani, debuttò anche sul grande schermo con  “Assunta Spina” (tratto dall’omonimo lavoro teatrale di Salvatore Di Giacomo), film che gli concesse di guadagnare l’attenzione di diversi cineasti, tra cui la coppia LattuadaFellini per “Luci del varietà” (1950), il padre del Neorealismo italiano Roberto Rossellini per “La macchina ammazzacattivi” (1952) e l’attore e regista Vittorio De Sica, che lo volle a tutti i costi nel suo film-capolavoro “L’oro di Napoli” (1954), impersonando il ruolo del pizzaiolo Rosario nell’episodio “Pizze a credito“, affiancato da una maliarda e prorompente Sophia Loren nel ruolo della moglie “(in)fedele”.

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Giacomo Furia con Totò e Peppino De Filippo in una foto di scena del film “La banda degli onesti (1956, foto proveniente da “Tototruffa2002.it”)

In questa fase cinematografica, Furia ebbe anche l’occasione di lavorare con quello che poi diverrà il suo secondo maestro: Totò. Con lui realizzò una proficua serie di film (ben diciassette), riaffermando in diversi personaggi le sue capacità di attore protagonista. Memorabile fu l’interpretazione del pittore Cardone ne “La banda degli onesti” (1956) di Camillo Mastrocinque.

Il teatro

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Giacomo Furia (primo a destra) nella compagnia di Peppino De Filippo con la commedia di Rodolfo De Angelis «Attenti al 7» (maggio 1950, collezione privata Domenico Livigni).

Dopo l’esperienza con Eduardo, nel 1950 fu scritturato nella compagnia di Peppino De Filippo, sodalizio che durò solo un anno. Subito dopo, partecipò ad una serie di spettacoli estivi tenuti a Verona e tra le diverse opere allestite, ebbe modo di specchiarsi con il teatro Shakespeariano (“Romeo e Giulietta” e “Sogno di una notte di mezza estate“), con una compagnia di primissimo ordine: Vittorio Gassman, Edda Albertini, Salvo Randone, Tino Carraro, Paola Borboni, Renzo Ricci e Gianrico Tedeschi.

Poi, passò alla rivista teatrale di Walter Chiari con lo spettacolo “Gildo” di Amendola e Maccari, parodia goliardica scritta dopo il successo riscosso dal film statunitense “Gilda” di Charles Vidor. Partecipò alla rivista “Tarantella napoletana” di Armando Curcio, fino poi ad arrivare alla lunga collaborazione artistica e fraterna di Turi Ferro, con il quale riportò in scena il repertorio pirandelliano e diverse opere scritte dal drammaturgo e giornalista Giuseppe Fava.

Domenico Livigni

Fonte: “Pigrecoemme intervista Giacomo Furia“.

 

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