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Introduzione a Fernand Braudel: l’economia-mondo

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Braudel

Fernand Braudel è stato uno dei più importanti storici del secolo scorso. Vissuto tra il 1902 e il 1985, Braudel è ricordato soprattutto per aver rivoluzionato il metodo della ricerca storiografica. Prima di lui, infatti, questa si soffermava quasi esclusivamente su aspetti concernenti la politica.
Se oggi molti storici, al contrario, si interessano anche agli altri aspetti della vita sociale del passato, ciò si deve soprattutto alle intuizioni dello storico francese.

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Riunione dei membri del Fernand Braudel Center

L’importanza dell’opera di Braudel è stata premiata con molti riconoscimenti. È il caso del Centro per lo studio delle economie, dei sistemi storici e delle civiltà della Binghamton University di New York, a lui intitolato. Nel 2011, inoltre, in occasione del sondaggio condotto dalla rivista History Today fu definito lo storico più importante dei precedenti sessant’anni.

Le origini del pensiero di Braudel: la Scuola delle Annales

La scuola storiografica cui Braudel apparteneva era quella sorta intorno alla rivista Annales d’histoire économique et sociale, fondata nel 1929 e anche definita semplicemente Annales. Come ci riferisce Immanuel Wallerstein, autore che si è ispirato molto alla loro opera:

Il gruppo si era costituito negli anni ’20 come reazione, guidata da Lucien Febvre e Marc Bloch, contro la tendenza estremamente idiografica ed empirista della storiografia francese dominante […] e sostenne diverse controargomentazioni: la storiografia doveva essere “totale” – doveva cioè guardare a […] tutti gli ambiti sociali. […] E generalizzazioni di lungo periodo sui fenomeni storici [ovvero, ricerca di tendenze universali e costanti lungo il corso degli eventi] erano sia possibili che auspicabili (op.cit.)

Braudel arrivò alla direzione delle Annales (il termine francese è femminile) solo nel 1946. Come accennato, le idee della Scuola avevano già anticipato molte delle sue riflessioni. Sotto la guida di Braudel, che dirigerà la rivista fino al 1968, il gruppo delle Annales diventerà il più importante centro di ricerca del settore prima in Francia e poi nel mondo.

Dall’histoire événementielle alla nuova storiografia sociale

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Braudel paragonò gli eventi storici alle lucciole, lucine effimere della durata di un attimo

Braudel sosteneva che a ingombrare le narrazioni storiografiche precedenti non erano semplicemente gli eventi politici, ma gli eventi in quanto tali. Per lui, infatti, gli storici si dedicavano quasi del tutto a quella da lui definita histoire événementielle, ovvero storia basata su episodi spiccioli e inutili. Celebre è la frase in cui sostiene che i fatti siano polvere, perché sono effimeri e disturbano metaforicamente la vista, cioè ci impediscono di cogliere quei processi ad essi sottesi. Dirà infatti:

La storiografia tradizionale, interessata ai ritmi brevi del tempo, all’individuo, all’évenement, ci ha abituati da tempo al suo racconto frettoloso, drammatico, di breve respiro. La nuova storiografia economica e sociale pone invece al primo posto le oscillazioni cicliche e punta sulla validità delle loro durate.

Questo perché, come già spiegato in un precedente articolo, secondo Braudel alla base della storia ci sono processi strutturali e non avvenimenti casuali. Donde l’importanza da lui posta sulla longue durée, la lunga durata: qualsiasi fatto storico va sempre inquadrato in una prospettiva di lungo periodo.  È fondamentale, inoltre, fare attenzione alla “cultura materiale”. L’espressione indica gli aspetti della società che la storiografia precedente trascurava, cioè tutti gli aspetti tranne quello politico.

Una nuova unità di analisi: l’economia-mondo

Un altro contributo fondamentale di Braudel è la ridefinizione dell’oggetto delle scienze sociali. Prima di lui, infatti, i ricercatori avevano sempre preso come punto di riferimento lo Stato nazionale. Contro questa tesi egli propone il fondamentale concetto di economia-mondo. Questa nuova unità di analisi è un’area, estesa nello spazio e durevole nel tempo, che comprende numerosi Paesi. Il nuovo criterio per delimitare l’oggetto di ricerca, infatti, non è più dato dai confini nazionali ma dalla divisione del lavoro: vale a dire, i processi di produzione delle merci di uno Stato. Se essi sono legati in qualche modo a quelli di un altro Paese (è il caso dell’estrazione di materie prime) allora è necessario includere nella nostra analisi anche quest’ultimo. Ne risulta che l’economia-mondo può abbracciare un elevato numero di realtà politiche, se i loro processi produttivi sono strutturalmente connessi gli uni con gli altri.

In particolare, quella su cui Braudel si concentra è l’economia-mondo capitalistica. Si tratta di un sistema nato in quel periodo che lo studioso delinea con l’espressione “il lungo XVI secolo” (1450-1630) e che originariamente già connetteva numerosi Stati sparsi in tutto il mondo. Oggi, però, si è esteso fino a comprendere praticamente tutti i Paesi del pianeta. Non esistono infatti Paesi al mondo i cui processi produttivi non siano legati in qualche modo a quelli globali dell’economia-mondo.

Pertanto, persino l’analisi di un fenomeno sociale così recente come la crisi contemporanea del capitalismo difficilmente può prescindere dalle intuizioni, pur datate mezzo secolo fa, del geniale pensatore.

Francesco Robustelli

Bibliografia

Fernand Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II (2 voll.), traduzione di Carlo Pischedda, Collana Piccola Biblioteca n.471, Einaudi, Torino, 1994.

Fernand Braudel, Civiltà materiale, economia e capitalismo. Secoli XV-XVIII ì, I, Le strutture del quotidiano, Collana Biblioteca di cultura storica, Torino, Einaudi, 1982.

Immanuel Wallerstein, Comprendere il mondo,  editore Asterios, 2006.

Orlando Lentini, Saperi sociali ricerca sociale 1500-2000, editore Franco Angeli, 2003.

Sitografia

http://www.storiaestorici.it/2012/03/06/la-scuola-delle-annales/224-4-1

Fonte Media:

https://www.timesofmalta.com/

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