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Il commercio triangolare e la tratta degli schiavi

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commercio triangolare

Il commercio triangolare è un meccanismo di scambio di beni e schiavi, che coinvolse tre continenti: Europa, Africa e America tra il XVI e il XVIII secolo. Permise agli Europei di ricavare enormi profitti dalla tratta degli schiavi africani e dallo sfruttamento delle risorse americane.

Quali sono le origini del commercio triangolare?

Sin dalle prime scoperte geografiche ebbe inizio una grande espansione commerciale delle potenze europee verso i nuovi territori. Inizialmente gli Stati colonizzatori nelle Americhe furono Spagna e Portogallo, che occuparono il Sud e il Centro del continente. Nel Sei-Settecento anche Inghilterra, Francia e Olanda crearono delle colonie in Nord America.

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Contemporaneamente all’espansione in America si consolidò il controllo commerciale delle tratte marittime tramite la creazione delle Compagnie delle Indie, società costituite per assicurarsi il monopolio di attività commerciali. La più famosa è la East India Company, la Compagnia delle Indie orientali britannica, nata nel 1600. Ma anche la Repubblica olandese e la Francia si servivano delle proprie compagnie delle Indie per controllare i loro imperi commerciali. Gli Stati erano quindi in competizione non solo per il controllo della terra, ma anche per quello dei traffici. Nel 1763, con la firma del Trattato di Parigi per la fine della guerra dei Sette anni, la Gran Bretagna ebbe il controllo del Nord America e delle tratte commerciali per l’Asia e l’Africa.

Come funzionava il commercio triangolare?

Il circuito del commercio triangolare si basava sulla sproporzione di forze tra la madrepatria e le colonie. I Paesi europei importavano materie prime e metalli preziosi (oro e argento) dalle colonie americane, le lavorava e le esportava come prodotti finiti alle colonie stesse. A questo collegamento tra America ed Europa si aggiunse presto quello dell’Africa, perché per le coltivazioni intensive di materie prime c’era bisogno di manodopera schiavile.

In un primo momento, sul finire del XV secolo, le popolazioni indigene furono sfruttate dagli Spagnoli e dai Portoghesi. La loro costituzione, però, non sembrava adatta ai lavori pesanti, oltre a ciò i massacri che hanno subito e alle malattie importate dagli Europei ne hanno decimato la popolazione. Così fu importata manodopera dalle coste africane, utilizzata nelle piantagioni e nelle attività di estrazione. Le mete principali erano il Mar dei Caraibi e il Sud America.

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Per sintetizzare il commercio triangolare: l’Europa vendeva armi, tessuti e manufatti negli stati africani in cambio di schiavi, gli schiavi venivano trasportati in America per lavorare nelle piantagioni, dalle quali ricavavano metalli preziosi, caffè, zucchero, cotone, tabacco e cacao.

La tratta degli schiavi

Il commercio di schiavi africani non era una novità, già dal X secolo era praticato dai mercanti Arabi tra la zona subsahariana e il Nord dell’Africa. Anche il Portogallo, mentre organizzava spedizioni per circumnavigare l’Africa, vi stabilì basi commerciali ed entrò nel commercio schiavile africano, seguiti poi dalla Spagna.

Gli Europei non catturavano materialmente le persone schiavizzate, queste potevano essere vittime di razziatori africani o Arabi o potevano essere finiti in schiavitù per condanne o debiti. Dalle zone interne i prigionieri erano condotti alle aree costiere, dove poi venivano scambiate per i tessuti e manufatti. La zona del Golfo di Guinea venne ribattezzato “Golfo degli Schiavi” proprio per la grande quantità di schiavi che vi ci si poteva trovare.

Dopo essere stati acquistati in Africa gli schiavi dovevano attraversare l’Atlantico e proprio durante la traversata un percentuale altissima perdeva la vita, anche per via delle condizioni disumane del trasporto: navi con capienza di 450 persone ne trasportavano 600, gli schiavi venivano fatti sedere “a incastro”, per sfruttare al massimo lo spazio disponibile, la dieta era povera e c’era scarsità di acqua potabile. Spesso scoppiavano malattie che si propagavano facilmente negli esigui spazi sovraffollati, causate o dalla malnutrizione (dissenteria, scorbuto), per l’infettarsi dalle piaghe delle frustate, oppure si moriva per disidratazione.

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Gli Europei e la schiavitù

Nella seconda metà del Seicento si istituzionalizzò la schiavitù nelle colonie inglesi. Nello stesso periodo la domanda di schiavi era tale che la corona francese rinunciò al monopolio sulla tratta, che era stato affidato alla Compagnia delle Indie orientali, e con un editto del 1670 tutti i francesi avevano la possibilità di iniziare questo commercio.

Il picco massimo del commercio degli schiavi si raggiunse nella seconda metà del Settecento. Nel secolo successivo in Europa iniziarono campagne contro la schiavitù che però non fermarono il fenomeno, ma lo resero clandestino. Il primo stato con una legislazione antischiavista fu l’Inghilterra nel 1807. Nel 1926 la Società delle Nazioni decretò la fine dello schiavismo.

Cos’è la “rivoluzione dei prezzi”?

L’afflusso dei metalli stranieri innescò nel XVI secolo una “rivoluzione dei prezzi, perché favorì l’inflazione. Cioè la quantità di monete coniate superava la disponibilità dei prodotti, quindi i prezzi iniziarono a crescere sempre più. I Paesi iberici però continuarono ad importare metalli preziosi, aumentando l’inflazione e diminuendo la produttività interna. Questa strategia economica sarà fallimentare e li porterà alla decadenza economica.

Paesi più intraprendenti furono invece Olanda e Inghilterra, dove la svalutazione fu meno consistente. I due Paesi, mentre il resto del Mediterraneo era bloccato dalla crisi economica, riuscirono ad aumentare le esportazioni. Tutto ciò non fece che favorire da parte loro gli investimenti di capitali nei commerci oltreoceano.

Quali furono le conseguenze del commercio triangolare in Europa?

Il commercio triangolare ebbe conseguenze socioeconomiche importanti, ovviamente si parla di fenomeni stratificati nel tempo che maturarono pian piano e non omogenei.

Anzitutto l’area dei traffici commerciali più importanti si spostò dal Mediterraneo all’Atlantico. A farne le spese furono i Paesi del Mediterraneo come Repubbliche marinare che avevano fatto dei traffici con l’Oriente loro punto di forza, in favore dei paesi che si affacciavano sull’Atlantico.

I metalli e i prodotti che arrivavano dalle colonie dettero impulso al commercio nel circuito europeo, da qui l’aumento della domanda dei beni e prodotti. Ciò stimolò lo sviluppo di nuove tecniche per migliorare la produttività, soprattutto in Inghilterra.

La produzione agricola si trasformò, anche se per avere un effettivo cambiamento generale delle abitudini alimentari bisogna aspettare al Settecento. Furono importate nuove coltivazioni come il mais, il pomodoro, la patata e il tabacco.

Dal punto di vista sociale si hanno prime emigrazioni spontanee verso le colonie e la creazione dell’idea del Nuovo Mondo come una terra di infinite possibilità. Ma soprattutto è il periodo dell’ascesa e affermazione della borghesia, soprattutto mercantile. Ovviamente il ceto borghese era sempre esistito, ma in questo periodo vede un consolidarsi della propria posizione sociale, cresce di importanza a danno della nobiltà. Questo avviene nei contesti in cui la vitalità del commercio che dà forza ai borghesi entra in contrasto con la nobiltà costretta a vivere di rendite e con sempre meno prestigio.

Ad esempio in Inghilterra si diffuse l’espressione «ricco come un West Indian», per indicare chi si era arricchito con il commercio triangolare. I più ricchi tra i borghesi acquistarono un seggio in parlamento.

 Miriam Campopiano

Bibliografia e Sitografia

  • Brancati, T. Pagliarini, Dialogo con la storia e l’attualità, Firenze, La Nuova Italia 2012, vol. 1 Dal Mille alla metà del Seicento.
  • M. Cattaneo, C. Canonici, A. Vittoria, Manuale di storia. Seconda edizione, Bologna, Zanichelli 2012, vol. 1, Dall’anno Mille alla prima età moderna
  • M. Danucci, Geostoria dell’Africa, Bologna, Zanichelli 2002.
  • http://treccani.it/enciclopedia/schiavitu_%28Enciclopedia-Italiana%29/

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