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La tragedia “shakespeariana” di Heinrich von Kleist

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Va bene. Ora sono salda. La corona è sprofondata in mare, e come un principe nudo le getto dietro la mia vita. Che mi porti dell’acqua o del veleno, non importa: io berrò; si compia dunque su di me questa mostruosa azione.

(Die Familie Schroffenstein, Atto III, Scena I)

Nel 1803 compare in Svizzera, in forma del tutto anonima, una tragedia destinata ad avere un incredibile successo di pubblico e critica: La Famiglia Schroffenstein, la prima grande prova del giovane e talentuoso Heinrich von Kleist.

Nel suo Trauerspiel, lo scrittore tedesco riprende il modello shakespeariano di Romeo e Giulietta, rielaborandolo sia nelle forme che nei contenuti. Nella tragedia di Kleist, infatti, mancano i celebri monologhi e i cori shakespeariani, i quali esercitavano rispettivamente la funzione  di rivelare la psicologia di un personaggio e di commentare una scena. Inoltre, il tema centrale di questa tragedia non è unicamente la storia d’amore tra due giovani, ma il conflitto, causato da un precedente accordo, tra due rami diversi (la casata di Rossitz e quella di Warwand) della famiglia Schroffenstein.

Il primo e ultimo successo di Heinrich von Kleist

Poco dopo la sua pubblicazione e all’insaputa di Kleist, la tragedia venne rappresentata nel 1804 al Teatro Comunale di Graz, uno dei più importanti in Austria. Numerosi furono i commenti positivi degli intellettuali dell’epoca (Ludwig Ferdinand Huber, Charlotte von Kalb, Jean Paul) e molte volte la critica tentò di scoprire l’identità dell’autore. Ma qual è il rapporto di Heinrich von Kleist con la sua opera? Spesso, se non sempre, lo scrittore reputa la propria arte misera in confronto a quella dei grandi “padri” della letteratura tedesca, fra i quali svetta certamente il nome di Goethe e molte volte l’autore invita parenti ed amici a non  leggere nulla che provenga dalla sua fantasia. Questa sarà dunque la prima e ultima volta che Kleist potrà godere del favore della critica, perché egli non ha ancora sviluppato quel carattere avanguardista che contraddistinguerà le sue opere successive, lontane dalla tradizione letteraria tedesca.

Agnes, l’eroina de La Famiglia Schroffenstein

"Giulietta" di Frank Dicksee
“Giulietta” di Frank Dicksee

Come nella maggior parte delle opere di Kleist, fondamentale è la presenza di un’eroina appassionatamente (e coraggiosamente) innamorata. Nel caso de La famiglia Schroffenstein, tale ruolo è affidato ad Agnes, rappresentante della casata di Warwand che, proprio come la sua “antenata” Giulietta, si lascia andare ai suoi sentimenti e al suo amore per Ottokar, rampollo della famiglia rivale. In realtà, anche Johann, fratellastro di Ottokar, è perdutamente innamorato dell’erede dei Rossitz:

Ah, come un angelo mi si accostò quando si fu coperta, e fece ciò che fanno gli angeli: prima mi sollevò da terra, poi dalla testa e dal collo sciolse il velo per fermarmi il sangue che scorreva.

(Die Familie Schroffenstein, Atto I, Scena I)

Nel confronto tra i due fratelli, è molto importante notare come Agnes assuma una doppia valenza: per Johann si tratta di una divinità classica (“Splendente e pura come una dea che esce dal bagno“), mentre per Ottokar:

Somiglia tanto alla Madonna, chiamiamola Maria… Solo per noi, capisci? E se parlando mi citi questo nome, saprò a chi alludi.

(Die Familie Schroffenstein, Atto I, Scena I)

Quest’ultima citazione è da legare alla celebre “crisi kantiana” di Kleist durante il suo soggiorno a Dresda che lo avvicinerà sempre di più ai valori cattolici.

Il sacrificio e il perdono

Edizione tedesca di "Die Familie Schroffenstein" di Heinrich von Kleist
Edizione tedesca di “Die Familie Schroffenstein” di Heinrich von Kleist

Di un certo impatto è l’ultima parte della tragedia, con le scene del travestimento e dell’assassinio dei due amanti. Ottokar infatti, per evitare l’ira dei rispettivi genitori, camuffa Agnes con il proprio mantello e indossa i vestiti dell’amata. Agnes si lascia spogliare senza nessun tipo di timore, abbandonandosi totalmente al suo sentimento, mentre Ottokar immagina dolcemente il loro futuro assieme:

Oh, Agnes, quando sarà pronunciata la parola che consacra il tuo sentimento che ora è peccato…! Nello sciame degli ospiti, che ci inseguono con sguardi come vespe, io mi avvicino a te, tu mi dici due parole imbarazzate e poi ti volti a chiacchierare fitto con il tuo vicino. (…) Quando poi anche l’ultimo è partito e lì riuniti ci sono ancora solo padri e madri: «Ebbene, figlioli, buonanotte!»… Sorridendo baciano te, baciano me… Noi ci voltiamo, e tutta la servitù vuole seguirci con le candele accese. «Una candela basta, gente» grido, e la prendo io stesso, e ti afferro la mano, questa.
(la bacia)
E lentamente saliamo la scala, muti, come se non avessimo alcun pensiero in petto, e soltanto il fruscio della tua veste si ode ancora nelle vaste sale. Poi… Dormi, Agnes?

(Die Familie Schroffenstein, Atto V, Scena I)

Purtroppo, lo stratagemma non andrà a buon fine e i due amanti verranno uccisi dai rispettivi padri, ingannati dal travestimento. Il loro sacrificio non sarà però vano: permetterà alle due famiglie, infatti, di ricongiungersi in pace.

Pia C. Lombardi

Bibliografia

Heinrich von Kleist, Opere, a cura di A. M. Carpi,  Mondadori, 2011

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