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Germania anno zero il film di Rossellini a Berlino

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Roberto Rossellini e il neorealismo

Esistono momenti dopo la distruzione in cui giunge l’ora di ricostruire ma sopratutto di ricominciare a creare, ed è una creazione che parte proprio dalla distruzione, si muove tra le macerie delle città europee distrutte dalle bombe, così come fece la macchina da presa di Roberto Rossellini: uno dei massimi esponenti del cinema neorealista, grande narratore della realtà post-guerra e iniziatore di un nuovo modo di fare cinema. Il neorealismo portò con sé nuove possibilità e modi di sperimentazione, fu un cinema essenzialmente povero, in accordo alle finalità del neorealismo, girato soprattutto in ambienti esterni, tra strade e campagne, con attori non protagonisti e temi inerenti soprattutto ai problemi post bellici (povertà, disoccupazione conflitti di classe, ingiustizie, etc). Nell’ottica neorealista Roberto Rossellini riesce a dare un tocco documentaristico ai suoi film pur senza rinunciare alla struttura tipica di un film narrativo che viene distinto dal documentario: è per questo motivo, ed altri ancora, che il regista romano è considerato uno dei più grandi registi di tutti i tempi, e le sue opere una delle più grandi testimonianze della storia italiana ed europea.

Rossellini

Germania anno zero fa parte della trilogia della guerra insieme a Paisà e Roma città aperta, che a differenza del primo sono ambientanti in un momento in cui i conflitti persistono in Italia e nel resto del mondo, Roma città aperta però, a differenza degli altri due, ebbe tra gli interpreti attori di maggior rilievo, per questo possiamo considerare quei due come l’esempio massimo di un modo di fare neorealista che affida l’interpretazione della storia ad attori non professionisti, così come se un reporter scendesse in strada per girare un documentario o un servizio d’informazione ponendo al centro delle osservazioni gente comune che si incontra per strada. Germania anno zero, al pari di film come L’infanzia di Ivan o Arrivederci ragazzi, ci offre alla vista uno scenario di distruzione, difficoltà di ogni tipo e scenari di povertà assoluta, dove però a vivere in prima persona queste situazione è un bambino, il quale si ritrova ad affrontare una profonda contraddizione, dove la spensieratezza tipica della fanciullezza viene oscurata da responsabilità che normalmente non toccherebbero mai un bambino.

Germania anno zero, la trama

Berlino, 1947. Il piccolo Edmund, appena tredicenne, è costretto con piccoli lavoretti, talvolta illeciti, al mantenimento della propria famiglia. Egli vive in un modesto appartamento con il padre (un uomo gravemente malato), il fratello (che per i suoi precedenti nazisti passa le giornate nascosto in casa) e la sorella (che mantiene la famiglia durante il giorno e la sera si da alla piccola prostituzione).
A stravolgere la giornata e la vita di Edmund è l’incontro con il suo vecchio maestro di scuola. Un personaggio ambiguo, sessualmente attratto dal giovane Edmund, intriso di ideologia nazista, che espone al bambino le proprie idee riguardo alla superiorità dei forti sui deboli, sulla necessità di eliminare i secondi per salvare i primi. Condizionato dalle parole del vecchio maestro, Edmund vede nel padre il debole di cui parlava il maestro, e così, in un momento di confusione ed indecisione interiore, lo avvelena. Dopo essere andato dal maestro che non si sente responsabile dell’accaduto, il giovane vaga per le rovine di Berlino, disorientato ed afflitto dal rimorso; salito all’ultimo piano di un edificio diroccato, sotto lo sguardo della sorella, si getta nel vuoto.

Rossellini

La storia di un bambino che si muove in una Germania disastrata e disillusa

Terzo film della trilogia che consacrerà definitivamente Roberto Rossellini, Germania anno zero è un film che segna una leggera discontinuità rispetto ai precedenti, qui la verità e il realismo post guerra si alternano ai momenti romanzeschi, nonostante ciò ritroviamo in esso gli elementi “classici” del cinema neorealista. Il film è tutt’oggi una grandissima testimonianza storica della situazione di Berlino dopo la carneficina della guerra, dove non si può dire che la situazione fosse simile in altre parte d’Europa, dal momento che oltre alla sconfitta della guerra il popolo tedesco era andato incontro anche alla fine del regime nazista, il che significava un cambiamento radicale rispetto al passato (una situazione analoga è probabilmente quella vissuta in Italia, anche se non paragonabile a quella tedesca); del resto nel film il nazismo non è poi così lontano, basti pensare alla figura del maestro, che fa del suo cinismo e della sua ambiguità stendardi di un gruppo di persone rimasto mentalmente ancora alla Germania nazista, oppure chi come il fratello di Edmund che per i suoi precedenti si ritrova a vivere l’esclusione e l’impossibilità di agire.

Rossellini

E così Rossellini con una macchina da presa mobile, inquadrature più lunghe e l’uso del piano sequenza, tratteggia la storia di questo bambino, Edmund, sullo sfondo delle macerie e della povertà. Il giovane, come altri bambini in questi tempi, e come sarà mostrato eccellentemente anche in altri film (Ladri di biciclette, L’infanzia di Ivan, Sciuscià), è una delle principali vittime di questa guerra: a lui, data la situazione, viene preclusa ogni possibilità di vivere pienamente la sua fanciullezza, gli è negato quell’animo vergine, curioso e spensierato al quale i più sensibili aspirano. Edmund diventa simbolo di quella generazione che sarà costretta con duro sacrificio e rinuncia, a ricostruire le città, a ritrovare la dignità di vivere come prima, giovani ai quali si chiede troppo e son costretti a sopportare il peso di un’esistenza troppo difficile e contraddittoria per il loro animo. Emerge alla fine un quadro desolante della realtà, di uomini e donne perduti e si respira una certa sfiducia verso il futuro.

Rossellini

Germania anno zero rappresenta quindi un punto d’arrivo importante nel cinema e un importantissimo documento storico visivo. L’opera di Rossellini non è inferiore alle altre, anzi, rappresenta una continuazione ed innovazione dei linguaggi, influenzando sia i successivi lavori del regista romano, sia altri cineasti che faranno propria la lezione del neorealismo e sopratutto di Roberto Rossellini.

Roberto Carli

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