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Beowulf, la lotta primigenia tra eroe e mostro

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Un uomo dotato di smisurata forza fisica e notevole capacità dialettica lascia la sua patria, la terra dei Geati, per accorrere in aiuto di un re Danese, la cui dimora è da lungo tempo minacciata dalle scorrerie di un mostro. Non si tratta dell’incipit di un romanzo fantasy ma di Beowulf, il più antico poema (anonimo) della tradizione letteraria germanica che sia giunto completo fino a noi.

Beowulf con traduzione e commento di Tolkien.
Beowulf con traduzione e commento di Tolkien.

Ciò che lo rende familiare, già sentito, è presto detto: tutto un filone della letteratura fantastica contemporanea, grazie al lavoro di J.R.R. Tolkien (che, ricordiamolo, non fu solo scrittore, ma eminente filologo e studioso di letterature antiche), si ispira all’epica eroica della tradizione germanica.

Una trama tripartita

Andiamo a dare una sbirciata alla trama di Beowulf, aiutandoci con uno strumento guida: il commento che dà l’irlandese Seamus Heaney alla sua famosa traduzione del testo in inglese moderno. Secondo Heaney, la storia dell’eroe – scandita in tre parti, corrispondenti probabilmente ai tre momenti in cui il testo veniva recitato – è anche la storia dei popoli con cui egli ha a che e fare e dei luoghi in cui i mostri si manifestano.

La lotta tra Beowulf e Grendel secondo TheFool432 (deviantArt)
La lotta tra Beowulf e Grendel secondo TheFool432 (deviantArt)

Beowulf, il cui nome è un kenning, cioè una perifrasi, per “orso” (dall’inglese antico beō, “ape” e wulf, “lupo”), decide di partire assieme ai suoi compagni guerrieri alla volta della Danimarca per dare sollievo al re Hroðgar e al suo popolo. I suoi “danesi con l’Asta”, gli Scyldingas, sono infatti tormentati, da dodici lunghi anni, dalle incursioni notturne di Grendel, una creatura inquietante e mai descritta in maniera diretta, che possiamo figurarci come un grosso orco mangiauomini; tutte le notti l’orribile mostro, tinteggiato da perifrasi quasi sataniche (il Nemico, il Flagello, il Visitatore di morte), assale Heorot, “il cervo”, residenza regale adibita a banchetti ed eventi di natura sociale. La sconfitta di Grendel, che l’eroe affronta a mani nude, è però subito seguita da una nuova minaccia: la madre di Grendel, più pericolosa e più forte, attende l’eroe nelle paludi mefitiche che si trovano a confine con la terra dei danesi. Lo scontro è duro, ma Beowulf sembra favoreggiato dal destino: con l’ausilio di una spada magica trovata sul luogo (la sua “lo aveva tradito”, non faceva alcun male alla donna demoniaca) riesce a sconfiggere il secondo mostro e il re lo ricompensa con gioielli e ricchi doni. Come possiamo notare, le due lotte hanno una difficoltà crescente: la gloria di Beowulf aumenta, ma anche la forza dei suoi avversari. Anche i luoghi in cui avvengono gli scontri sono emblematici: il primo, Heorot, è il luogo del calore umano, quello in cui più di altrove ci si dovrebbe sentire al sicuro; il secondo, la palude, è anche geograficamente minaccioso (nella mitologia germanica, infatti, i nove mondi sono concepiti come spazi chiusi e “recintati”, all’esterno dei quali si trovano mostri e ogni pericolo di sorta).

Beowulf Heorot
Heorot immaginata PeteAmachree (deviantArt)

Dopo cinquant’anni ritroviamo un anziano Beowulf re dei Geati, rispettato e amato da tutti. La vita gli ha riservato, però, un’ultima sfida, quella definitiva, l’unica davvero necessaria a misurare la sua forza: la lotta contro un drago. La creatura serpentiforme (chiamata una volta draco, con il termine di derivazione latina tanto esotico per le genti germaniche, e in seguito wyrm, Serpe) è un essere dell’aria e del fuoco, più maestoso e possente dei mostri della palude contro cui Beowulf aveva combattuto da giovane; per anni, forse per secoli, aveva riposato in un tumulo a guardia di un tesoro sepolto, ma era stato risvegliato dal furto di una coppa e adesso seminava morte e distruzione presso il popolo di Beowulf. L’eroe affronta la minaccia con la consapevolezza che il Drago è ben più di un wyrm, è l’incarnazione del wyrd anglosassone, ossia il Fato: la sua spada si frantuma e solo grazie all’intervento Wiglaf, guerriero della sua scorta, riesce infine a sconfiggerlo. Il suo destino, però, è che si scontri con l’unica creatura degna di fronteggiarlo e che entrambi trovino la morte, proprio come nella mitologia norrena accade nello scontro tra Thor e il serpente di Miðgarðr, Jörmungandr.

Thor Beowulf
Thor combatte contro il Serpente di Midgardr.

Era l’ultimo giorno    del grande re guerriero.
Il sovrano dei Wederas    era morto: una morte
prodigiosa. Lì accanto    (l’avevano già vista)
una più strana creatura:    allungato sul prato,
il Serpente, di fronte    al suo nemico. […]

La storia di Beowulf, dunque, è una storia simbolica della paura: minacce esterne, che si annidano nelle paludi o riposano nelle tombe in attesa che qualche malcapitato le risvegli, ma anche interne, che violano la quiete dei luoghi più sicuri; minacce disumane, infine, ma anche minacce umane, costituite dai popoli circostanti (gli Svedesi in particolare) che, venuti a conoscenza della morte dell’eroe, non aspetteranno molto tempo prima di attaccare i Geati e straziare il loro popolo. La conclusione del poema è amara, è l’urlo agghiacciante di una donna che osserva il corpo del suo re e si sente improvvisamente senza più protezioni: la paura della guerra sta tutta lì, in quel grido di dolore che fa gelare il sangue nelle vene e supera qualsiasi confine temporale e geografico.

Beowulf, poema dai tanti primati

Beowulf manoscritto
Prima pagina di Beowulf nel manoscritto Cotton Vitellius, rovinato ai bordi a causa dell’incendio della biblioteca Cotton nel 1731.

Ultime, ma non meno importanti, alcune informazioni sulla storia del manoscritto nel suo contesto. È sufficiente dare un’occhiata alla quarta di copertina dell’edizione italiana (Einaudi) per rendersi conto dell’unicità che, oggi, esso rappresenta: si tratta del più antico testo poetico lungo scritto in un volgare europeo (precisamente il sassone occidentale, per comodità denominato anche inglese antico), del più ricco e importante testo della letteratura anglosassone, ossia della fase più antica nella storia della letteratura inglese, e dell’unica epica completa della tradizione letteraria germanica nella sua fase più antica. Ciò significa che, nello studio storico, linguistico e letterario, il Beowulf riveste un’importanza di primo piano… eppure non stiamo parlando solo del documento storico di un’epoca di difficile costruzione, ma di un testo dal grande valore poetico che, ancora oggi, chiunque può apprestarsi a leggere per puro piacere personale. Si tratta, insomma, non solo di un documento, ma di un vero e proprio monumento della cultura germanica.

In sintesi Beowulf racconta la storia, archetipica eppure complessa, della lotta tra l’uomo e il mostro: il sentirsi minacciati, la paura della morte, la curiosità della scoperta e la voglia di gloria sono temi paradigmatici che percorrono la storia di ogni letteratura, in ogni tempo e in ogni cultura.

E pensare che questa storia ci è pervenuta tramite un unico manoscritto: se, nel 1731, l’incendio della biblioteca in cui era conservato fosse stato più violento, delle epiche gesta di Beowulf non avremmo mai saputo nulla. Il caso la fa da padrone nella conservazione dei manoscritti antichi: chissà quante altre storie, meno fortunate di questa, non potranno mai più essere raccontate… eppure erano lì, nei racconti che quelle genti si tramandavano oralmente, spesso mai messi per iscritto.

Maria Fiorella Suozzo

Fonti

Beowulf, a cura di Ludovica Koch, Einaudi

On Beowulf, Seamus Heaney

fonti immagini

immagine in evidenza (Andimayer)

google, deviantArt (PeteAmachree, TheFool432)

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