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Una storia semplice di Leonardo Sciascia: trama e morale

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Nel 1989 viene pubblicato Una storia semplice, racconto lungo ed ultima opera di Leonardo Sciascia. Un racconto che quindi (come suggerisce il titolo) dovrebbe presentare una chiarezza espositiva, ma in realtà è più complesso di quanto ci si possa aspettare.

Trama

La lezione è questa: il Male non abita solo la Sicilia, il Male è globale.

(Andrea Purgatori)

La sera del 18 marzo 1989 Giorgio Rocella, un diplomatico emigrato ad Edimburgo che è tornato in Sicilia per risolvere alcune questioni, telefona al commissariato di un non definito paesino per chiedere aiuto su un fatto insolito. Durante la sua assenza qualcuno ha installato nel suo casolare un telefono e vi ha anche nascosto un quadro. Il commissario, non prendendo sul serio la faccenda, incarica il brigadiere Antonio Lagandara di recarsi nella dimora del signor Rocella e di indagare sull’accaduto.

Il giorno dopo il brigadiere si reca sul luogo e nota che le porte del casolare sono chiuse con dei lucchetti. Così sfonda il vetro di una finestra ed entra dentro l’abitazione, trovando il cadavere del signor Rocella. Lagandara nota subito che la testa dell’uomo è poggiata su una scrivania e accanto vi trova un pistola e un foglio con su scritto una frase enigmatica: “Ho trovato“.

Il magistrato e il questore della repubblica, anche essi coinvoli nelle indagini, pensano che si tratti di un suicidio, ma il brigadiere crede di sapere come siano andate davvero le cose: l’assassino deve aver bussato alla porta del signor Rocella e questi, credendo che si trattasse della polizia, lo fa entrare e così viene ucciso. In seguito l’assassino deve aver sistemato il cadavere di Rocella con la testa sulla scrivania e la pistola puntata alla tempia, simulando così il suicidio. Inoltre il brigadiere è convinto che l’uomo stesse segnando su un foglio tutti gli indizi che aveva trovato, giustificando così la frase “Ho trovato“.

Il brigadiere interroga alcune persone legate alla vittima: il figlio, l’ex moglie e il professore Carmelo Franzò, suo strettissimo amico. Ma dopo accurate indagini e continue perquisizioni alla villa, il brigadiere scopre la sconcertante verità: dietro l’omicidio di Rocella c’è proprio il commisario. Questi aveva usato la villa del diplomatico come base per compiere i suoi affari di droga e il suo commercio di dipinti rubati. Proprio il quadro ritrovato in casa spinse Rocella a telefonare quella sera in commissariato e questo spinse il commissario a recarsi di persona alla villa di Rocella per eliminarlo fisicamente.

Capendo di essere stato scoperto il commissario tenta di uccidere anche il brigadiere, ma questi lo anticipa con dei colpi di pistola. Tuttavia Langarda non verrà accolto come un eroe: il questore e il magistrato crederanno che si sia trattato di una fatalità e prepareranno la camera ardente per il commissario, senza che la verità venga veramente a galla.

La complessità di Una storia semplice

Come si è detto in precedenza, Una storia semplice è un racconto che tradisce l’intenzione del titolo. Ci troviamo davanti ad un giallo complesso ed intricato, dove la verità non è data per scontata.

L’ambiente in cui si svolge la storia è piccolo e malato, un posto in cui chi dovrebbe far valere la legge è in realtà colui che la infrange. Così il commissario, il questore della repubblica e tutte le altre forze di polizia fanno di tutto per chiudere subito la faccenda e non sentirne più parlare.

Questo è un caso semplice, bisogna non farlo montare e sbrigarcene al più presto…

Una storia semplice
La locandina del film Una storia semplice , diretto da Emidio Greco nel 1991

Ci troviamo davanti ad una storia in cui la corruzione predomina indisturbata, con la complicità di chi dovrebbe tutelare i cittadini. Tutti sono coinvolti e solo il brigadiere Antonio Lagandara sembra essere l’unico personaggio positivo, l’unica persona che ancora crede nella verità e nella giustizia e che, tuttavia, è condannato alla “sconfitta”.

Capisce che il commissario è il vero colpevole, ma è l’unico detentore di tale verità (anzi, della “soluzione del giallo”) poiché il magistrato e gli altri funzionari della polizia faranno passare questo atto di eroismo per un omicidio involontario.

<<Incidente>> disse il magistrato.

<<Incidente>> disse il questore.

<<Incidente>> disse il colonnello.

E perciò sui giornali: “Brigadiere uccide incidentalmente, mentre pulisce la pistola, il commisario capo della polizia giudiziaria”.

Una Storia semplice: un insegnamento ideale

Se esiste una morale che Una storia semplice possa insegnare è sicuramente questa: la ricerca della verità è un percorso difficile, complicato dall’ostacolo dell’omertà. La Sicilia rappresentata in quest’opera da Sciascia è, naturalmente, un paese soffocato da una cappa di corruzione e di malaffare, che diventa inevitabilmente emblema di un’Italia dominata da quell’entità che però non viene mai nominata in tutto il racconto: la mafia.

Una storia semplice
Leonardo Sciascia fotografato assieme al magistrato Paolo Borsellino (1988)

Le più evidenti cicatrici sono state sicuramente lasciate da Cosa Nostra. Gli omicidi di Boris Giuliano, del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di tutti gli altri uomini che hanno cercato di sradicare un potere così oscuro ed intricato pagando con la vita, rappresentano la metafora che Sciascia ha incarnato nel personaggio del brigadiere Langarda: la lotta per un mondo migliore fino alla fine, a testa alta e senza alcuna paura delle conseguenze.

Ciro Gianluigi Barbato

Bibliografia

Leonardo Sciascia – Una storia sempliceAdelphi

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