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François Truffaut e i suoi tortuosi percorsi d’amore

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François Truffaut nasce a Parigi il 6 febbraio del 1932. A causa di diverse vicissitudini che ha dovuto affrontare sua madre, da piccolo, si ritrova a trascorrere molto del suo tempo con la nonna, dalla quale eredita la grande passione per la lettura.

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«Mia madre […] non sopportava i rumori e m’impediva di muovermi e parlare per ore e ore. Allora io leggevo: era la sola occupazione a cui potessi dedicarmi senza disturbarla. Durante l’occupazione tedesca ho letto moltissimo e poiché stavo spesso solo, mi misi a leggere i libri degli adulti […]. Arrivato a tredici o quattordici anni comprai, a cinquanta centesimi al pezzo, quattrocentocinquanta volumetti grigiastri, Les Classiques Fayard, e mi misi a leggerli in ordine alfabetico […], senza saltare un titolo, un volume, una pagina»

Nonostante fosse fin da piccolo interessato e naturalmente attratto dalla cultura (soprattutto letteraria, appunto) non ha avuto un buon rapporto con le istituzioni scolastiche: «avevo una pessima condotta, più ero punito più diventavo turbolento. A quel tempo venivo espulso molto di frequente e passavo da una scuola all’altra».

È in questi anni che, proprio a causa di uno dei suoi tanti trasferimenti, Truffaut conosce Robert Lachenay; un amico che gli resterà al fianco per tutta la vita e che nel dicembre del 1984, in un numero speciale dei Cahiers du cinéma dedicato proprio a Truffaut, scrive: «l’incomprensione che i suoi genitori manifestavano per lui era simile a quella dei miei. Ciascuno di noi non aveva che l’altro a far le veci della famiglia […] Se non ci fossimo incontrati e sostenuti a vicenda, certamente ci saremmo avviati entrambi su una brutta strada».

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François Truffaut e Robert Lachenay con André Mrugalski

Lascia presto la scuola e poco prima della liberazione di Parigi scappa dalla colonia e trova lavoro come magazziniere. Successivamente fonda un cineclub che fa concorrenza a quello di André Bazin, che avrà la possibilità di conoscere proprio per questo motivo e che sarà una figura di fondamentale importanza per il futuro di Truffaut. Sarà, infatti, lo stesso Bazin a assumerlo come critico cinematografico in una rivista da poco fondata: i Cahiers du Cinéma.

La storia personale di Truffaut è facilmente rintracciabile nei film appartenenti al “ciclo di Doinel” che comincia proprio con I quattrocento colpi (Les Quatre Cents Coups – 1959)[1]  e che prosegue con Antoine e Colette (1962, episodio del film collettivo L’amore a vent’anni), Baci rubati (1968), Non drammatizziamo… è solo questione di corna (1970) e L’amore fugge (1978).

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François Truffaut e l’Amore

«Perché la vita è fatta in modo tale che non si può fare a meno di amare e di essere amati»

–      François Truffaut, intervista a “Télérama”, 8 marzo 1976

Di certo Truffaut è l’autore della Nouvelle Vague che ha una produzione complessiva diversificata per quanto riguarda i toni e le forme, ma complessivamente legata a un nucleo tematico che è presente con una certa costanza.

Truffaut tende a voler dimostrare che tradizione e novità possono coesistere, tende a mantenere una costruzione classica del racconto pur riuscendo a portare in scena l’improvvisazione e la ventata di freschezza e di novità tipica della Nouvelle Vague.

Il percorso dei film di Truffaut è spesso un percorso d’amore, tendendo a costruire dei rapporti che inevitabilmente devono fare i conti e che si scontrano con l’ostacolo dei fatti; un contrasto che vuole farci comprendere l’ambivalenza dell’esistenza (limitazione e libertà, eccesso e norma). I toni della commedia si alternano a quelli drammatici, tende a far evidenziare come le scelte radicali si pagano, anche con la morte (Jules et Jim, 1961). In La calda amante (La peau douce – 1964) la storia d’amore si conclude con un’interruzione violenta (un omicidio) così come in Tirate sul pianista (Tirez sur le pianiste – 1960), basato sul romanzo Sparate sul pianista di David Goodis, in cui la sconfitta (la morte finale, appunto) prevale sulla storia d’amore.

«L’amore in Truffaut è questa potenza che trasforma e capovolge: la morte in vita, la perdita in ricchezza, la debolezza in forza, la caduta in slancio, l’angoscia in gioia, il fallimento in creazione» Ed ancora: «Tutto ciò che si ama brucia. Questo potrebbe esser l’emblema dei film di Truffaut. L’effige venerata di Balzac brucia nel piccolo appartamento di Les quatre cent coups, bruciano i libri in Fahrenheit 451 […] Ciò che l’amore (come il fuoco) ci insegna, non è la letizia, è l’assenza. Come il fuoco, l’amore fa il vuoto. Il cinema di Truffaut prende parte a questa operazione. È una macchina per fare il vuoto. Il film ci trasporta, aprendo lo spazio del desiderio, il deserto dell’amore. Les quatre cents coups: perdere la madre. Tirez sur le pianiste: perdere Thérèse, poi Léna. Jules et Jim: perdere Catherine e Jim…Si cercherebbe invano in Truffaut un film a lieto fine, una trama ‘piena’. Perfino le commedie (Baisers volés, Domicil conjugal, Une belle fille comme moi), perfino un film sulla gioia del creare (La nuite américaine), sono costellati di ‘assenze’, di perdite dolorose. In Baisers volés muore un vecchio detective; in Domicile conjugal muore un legame (quello con la giovane giapponese). Ne La nuit américaine, Alphonse perde Liliane, poi Julie, poi ancora muore Alexandre; Séverine perde la memoria ed il suo talento»[2].

Cira Pinto

Bibliografia essenziale:

–      Introduzione alla storia del cinema, a cura di Paolo Bertetto.

–      L’amore secondo Truffaut, Gianfranco Bettin Lattes.

–      Tutte le interviste di François Truffaut sul cinema, a cura di A. Gillain.

–      Il cinema secondo Hitchcock (Le cinéma selon Hitchcock, Robert Laffont, 1967).

[1] Film che fa da pilastro ed è uno dei manifesti della Nouvelle Vague insieme a Hiroshima Mon Amour di Alain Resnais.
[2] Colette J., L’intrigo, il turbamento, l’amore, in Simondi M. (a cura di), François Truffaut, la casa Usher,

Firenze, pp. 91-92.

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