Home Storia e filosofia moderna Storia della Sociologia Max Weber e la scienza come professione

Max Weber e la scienza come professione

5394
Weber La scienza come professione

Qual è il vero senso della scienza? Può rispondere a tutte le nostre domande? Il grande sociologo e storico Max Weber se ne è occupato nel capolavoro La scienza come professione.

Nel mondo contemporaneo, la scienza ha un ruolo fondamentale. Tutto ciò che si vuole presentare come incontestabilmente vero passa per “scientifico”, non manca chi professa di avere fede solo nella scienza. Max Weber ha riservato a questo argomento una parte importante della sua riflessione. Ma qual è il vero senso della scienza? Può rispondere a tutte le nostre domande? E quale grado di certezza si può attribuire alle sue conclusioni? Nel 1917, Max Weber partecipò – su invito degli Studenti liberi – ad una conferenza sullo statuto della scienza. Dalla sua relazione nacque il saggio La scienza come professione, un breve ma importante scritto frutto di una lunga esperienza di ricerca.

La scienza come professione in Max Weber

Secondo Weber nell’attività scientifica l’idea geniale gioca un ruolo come in tutte le altre attività umane e solo la boria dei dotti può indurre a credere che l’idea geniale giochi un ruolo più importante che in altri ambiti, o che possa sostituire il metodo scientifico. Ma è possibile parlare di un’intima adesione alla vocazione della scienza? La scienza merita di essere oggetto di questa intima vocazione professionale? Weber paragona il lavoro scientifico con quello artistico e si può parlare di vocazione perché

In entrambi i casi c’è bisogno dell’ebbrezza (nel senso della platonica «mania»), e delle «idee geniali»[1]

Weber La scienza come professioneNon si fa scienza solo con l’intelletto ma con tutta l’anima. Non può fare esperienza della scienza chi non è in grado di provare quella “strana ebbrezza, la passione per la riuscita della tua congettura[2]. Al di là dei punti di contatto (come l’ispirazione) ci sono però destini diversi. Un’opera d’arte davvero riuscita non invecchia e non è mai sorpassata, mente un’opera scientifica si inserisce in un contesto più ampio.

È destinata ad invecchiare in pochi anni, tanto più che le opere scientifiche sono riuscite perché porgono nuove domande. Non è solo un destino ma uno scopo, gli scienziati sperano che altri li superino. Il progresso scientifico non è mai compiuto e tende all’infinito. Ma se così stanno le cose, siamo certi che la scienza meriti un’intima vocazione professionale?

Razionalizzazione e disincantamento del mondo

Il problema del valore e del significato della scienza non si può risolvere solo con l’accentuazione del suo valore pratico (ovvero del progresso tecnico). L’attività scientifica esiste per il semplice motivo che appassiona chi vi si dedica. Come spiegare questa passione?

Weber risponde facendo riferimento al processo di razionalizzazione del mondo. Si tratta di un fenomeno antico, ma tutt’altro che lineare. Il processo della razionalizzazione ha subito una grande accelerazione in tutti i campi, e la scienza moderna ne è un elemento ma anche un motore. È la razionalizzazione del mondo, non dei fini ma dei mezzi. Perché non si possono stabilire i fini validi, ciò che l’uomo deve fare.

WeberIn Scienza come professione, la razionalizzazione del mondo non deve essere intesa come migliore conoscenza attuale rispetto agli uomini del passato. Il selvaggio conosce alla perfezione i suoi strumenti, invece noi non sappiamo come funziona il tram. Non significa migliore diffusione delle conoscenze di fatto, ma di un sapere che se si volesse si potrebbe sempre raggiungere. Questa conoscenza non è attuale ma sempre potenziale.

L’elemento fondamentale della razionalizzazione è che non ci sono potenze misteriose e incalcolabili, mentre per il selvaggio il mondo è limitato e circondato da demoni. Il nostro è un mondo disincantato, basato sul calcolo, ma non più dotato di un senso proprio che la ragione possa scoprire. Quando Nietzsche parlava della morte di Dio si riferiva proprio alla perdita di senso oggettivo del mondo.

Weber e il senso della scienza

In un mondo disincantato, il progresso scientifico ha un senso oltre il mero fatto tecnico affinchè sia possibile parlare di vocazione professionale? Qual è il valore della scienza nell’orizzonte del mondo disincantato? Su ciò Weber coglie un’antitesi radicale fra passato e presente: si è consunta l’idea della conoscenza scientifica come attività capace di cogliere il vero senso del mondo. Allora qual è il senso di una scienza professionale?

Weber
Lev Tolstoj

Premesso tutto ciò, che senso ha la scienza come professione, dato che tutte le illusioni di una volta («via per giungere al vero essere», «via per giungere alla vera a arte», «via per giungere al vero Dio», «via per giungere alla vera felicità») sono ormai naufragate? La risposta più semplice l’ha data Tolstoj: «La scienza non ha senso, perché non risponde all’unica domanda che è veramente importante per noi: Che dobbiamo fare? Come dobbiamo vivere?» [3].

Per Weber è incontestabile che la scienza non risponda a questa domanda. La questione è quindi stabilire in che senso non dia una risposta, e se possa essere comunque di aiuto a chi si pone il quesito in modo corretto.

Ettore Barra

Fonte media

Fonte immagine in evidenza

Commenti

Commenti

CONDIVIDI