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Il ragno nero diabolico di Jeremias Gotthelf

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ragno nero Gotthelf

Lo splendido periodo della letteratura romantica tedesca fu intenso, ma breve. Ad esso seguì una stagione letteraria definita Biedermeier, espressione intraducibile che fa riferimento all’uomo comune e alla vita quotidiana. Oggi questo filone non è molto apprezzato dalla critica perché in perfetta linea con le istanze restauratrici e conservatrici del congresso di Vienna.

un'edizione tedesca de "il ragno nero" (Die schwarze Spinne)
un’edizione tedesca de “il ragno nero” (Die schwarze Spinne)

Si sa, però, che in letteratura nulla è più sbagliato del voler raggruppare in rigidi schemi quelle che sono semplici tendenze e direzioni di massima. Può capitare allora, come nel caso de “il ragno nero” dell’autore svizzero Jeremias Gotthelf, novella lunga scritta nel 1842, che la mentalità conservatrice, gli intenti pedagogici e il paternalismo dell’autore si fondessero con una narrazione gotica e perturbante: non a caso Thomas Mann ammirava il ragno nero “come quasi null’altro nella letteratura mondiale” [1].

Il ragno nero: un bacio del diavolo

La trama della novella è piuttosto semplice, ma Gotthelf la complica inserendola all’interno di una cornice narrativa ambientata nella Svizzera a lui contemporanea. Ad un battesimo durante il quale vengono servite decine di pietanze deliziose, al nonno di famiglia (figura ammirata ed autorevole in una società conservatrice e patriarcale com’era la Svizzera del primo ‘800) viene chiesto di raccontare la storia di un vecchio legno annerito, l’unico pezzo rimasto intatto di una casa andata distrutta molti anni prima. A partire da questo spunto inizia il racconto del nonno, cioè la novella vera e propria.

Il nodo del racconto è il seguente. Una piccola comunità di contadini, vessata dalle assurde richieste di un signore straniero, si trova di fronte ad una scelta: consegnare un bambino non battezzato ad un curioso cacciatore offertosi di aiutarli – egli è il Diavolo in persona! – o andare incontro a morte certa ma con la coscienza pulita, non potendo lavorare la propria terra e accontentare il loro signore al tempo stesso?

Il diavolo viene raffigurato in modo peculiare: è un lungo e secco cacciatore vestito di verde, con un berretto “baldanzoso” su cui oscilla una penna rossa, una barbetta rossa fiammeggiante, un naso ricurvo e mento appuntito. Il rosso è un colore da sempre caratteristico del diavolo, mentre il verde sembra suggerire di inserirlo all’interno della natura stessa, come se ne rappresentasse l’aspetto maligno: è infatti in grado di scatenare una tempesta, ma anche di far tornare il sereno. Un male necessario, potremmo dire.

Così egli muove la sua richiesta:

a me, invece, sono tanto più cari quanto più son piccini: il mio gusto è di prendere ad allevarli a modo mio il più presto possibile, e per questo non c’è bisogno di battesimo, anzi, non ne voglio sapere.

Alla fine una donna, anch’ella straniera, decide per tutti. È Cristina di Lindau a stringere l’accordo col diavolo, pensando addirittura di poterlo ingannare. Al momento del patto quello le dà un lieve bacio sulla guancia, che le resta impresso come fosse marchiato col fuoco: sarà il segno della sua dannazione, il minuscolo puntino che crescerà a dismisura fino a trasformarsi nel ragno nero e mostruoso che tormenterà il suo villaggio.

ragno nero Cristina
il ragno nero sul volto di Cristina.

…la vecchia scoprì sulla guancia di Cristina una macchia quasi invisibile. […] E Cristina cercò di consolarsi che non fosse nulla, e che sarebbe presto passato, ma il dolore non cessava, e il piccolo punto cresceva impercettibilmente, e tutti cominciarono a guardarlo e a chiederle cosa diavolo avesse di nero sulla faccia.

È interessante notare l’espediente usato da Gotthelf per intensificare l’idea della presenza del diavolo, pur senza nominarlo in modo diretto: ogni volta che si è in presenza del cacciatore o si ha a che fare col ragno nero, c’è qualche espressione che riporta al diavolo. Sarà la stessa tecnica utilizzata da Bulgakov nel suo capolavoro il maestro e Margherita, pur con uno scopo completamente diverso: Gotthelf insiste sull’inquietante presenza di un male diabolico e tentatore da cui il buon cristiano dovrebbe guardarsi, Bulgakov lo usa per ironizzare sul male insito nella stessa società umana.

Quanto più si avvicinava il giorno della nascita, tanto più terribile si faceva il bruciore sulla guancia, tanto più visibile si estendeva il punto nero; esso allungava distintamente tante zampette, si copriva di corti peli, sulla sua superficie apparivano punti e strisce luccicanti, e la protuberanza pigliava aspetto d’una testa, da cui risplendevano due specie di occhietti scintillanti e velenosi.

Un’epica cristiana

Perché leggere il ragno nero?

illustrazione per il ragno nero, Franz Karl Basler-Kopp
illustrazione per il ragno nero, Franz Karl Basler-Kopp

Alla base del racconto, lo abbiamo già detto, c’è una morale cristiana rigida, paternalistica e irrimediabilmente datata: ad esempio è facile constatare che sia proprio Cristina a consegnare il suo villaggio al demonio per due motivi, in primis perché è una donna e inoltre perché è straniera. Nonostante un messaggio così lontano (si spera) dalla nostra visione del mondo, “il ragno nero” contiene degli elementi di indiscutibile fascino: un diavolo adulatore e affabulatore, l’insidiosa presenza del male che può essere temporaneamente scacciata, ma mai vinta definitivamente. La narrazione di Gotthelf può essere definita come una moderna epica cristiana tra forze del bene e del male. In quest’epica Thomas Mann ha intravisto dei tratti persino omerici… eppure oggi, almeno in Italia, Gotthelf è pressoché sconosciuto.

Spicca infine l’idea che anche nella tranquilla ed idillica cornice, quando il nonno termina il suo racconto e il pranzo della festa non è ancora finito, il ragno sia ancora lì, in quel legno annerito in cui secoli prima un uomo coraggioso era riuscito a rinchiuderlo sacrificando se stesso. Forse tutta quell’ostentazione di ricchezza nel cibo è una sorta di piacere sostitutivo rispetto a quelli, proibiti, che un tempo avevano scatenato il ragno nero, flagello del diavolo ma anche punizione divina.

Maria Fiorella Suozzo

Fonti

Il ragno nero, Jeremias Gotthelf, Adelphi

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