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Roberto Herlitzka e il gioco faticoso

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Pochi delle ultime generazioni riconoscerebbero il nome di Roberto Herlitzka, a meno che non si trattino di cultori o grandi appassionati di teatroRoberto Herlitzka. Alcuni riescono ad associarlo all’immagine di quel vecchietto dal viso scavato ed occhi profondi, che pur con evidente difficoltà, sorrideva sul tappeto rosso della 72° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia (protagonista del film Sangue del mio Sangue di Marco Bellocchio); altri potrebbero pensare che si tratti di un attore emergente. E non potrebbe esserci errore più grande perchè di veterani come lui ve ne sono pochi. E’ raro trovare la sua immagine sulle copertine, ma che ci si creda o no, Roberto Herlitzka è uno dei mostri sacri del teatro italiano. Memorabili sono le performances sul palcoscenico (e non) di questo genio che cattura l’essenza intima del personaggio senza mai tradire la propria integrità, né lo humor che lo contraddistingue. Basta osservarlo in scena riempire un palco vuoto per capire la sua magia che qui tenteremo di riassumere.

Roberto Herlitzka: La vita, il teatro

Nato a Torino il 2 Ottobre del 1937 da padre cecoslovacco e da madre italiana, Herlitzka cresce tra le mura dell’Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico, allievo di Orazio Costa*. Proprio per il maestro e mentore a cui “deve tutto”, terminata la crisi del secondo dopo guerra, il giovane comincia a calcare i primi palcoscenici; interpreta ruoli in capolavori come La vita è sogno di Calderón De la Barca, Francesca da Rimini di D’Annunzio (1960), Anatra selvatica di Ibsen, La dodicesima notte di Shakespeare, Tre sorelle di Čechov, Vita Nuova tratto da Dante, La Divina Commedia, Prediche di Savonarola, Episodi e personaggi del poema dantesco (1966) Don Giovanni di Molière. Nella sua ricchissima carriera lo si vede protagonista in svariate opere di Shakespeare tra le quali Il Coriolano nel 1969 e Sogno di una notte di mezza estate del 1982, Re Lear del 2004 (tutti per la regia di Antonio Calenda), oltre che nel repertorio cechoviano, come in Zio Vanja nel 1990 per la regia di Gabriele Lavia. Con la regia di Mario Missiroli è in scena in Nathan il saggio di Gotthold Ephraim Lessing nel 1976 e in Broken glass di Miller, mentre per Lina Wertmüller è in Lasciami andare madre nel 2004. Firma inoltre nel 2001 la regia dello spettacolo Ex Amleto di cui era il solo ed unico protagonista.

Roberto Herlitzka
Roberto Herlitzka in Una giovinezza enormemente giovane. ph. Jerome Thomas

Ma tra tante,una performance in particolare lascia un segno indelebile, più forte dell’inchiostro. Una giovinezza eternamente giovane, spettacolo singolare portato in scena nel 2013 da Antonio Calenda, è interamente costruito sul monologo creato dal compianto Gianni Borgna scomparso nel febbraio 2014, un monologo che rende omaggio al grande Pier Paolo Pasolini e che tenta di analizzare l’umanità di quest’ultimo attraverso i suoi capolavori letterari e abilità politiche. Herlitzka plasma un ruolo enigmatico, ipnotico. Sul palco recita da solo, come lo fu il grande scrittore,”calato nel mondo, ma in disparte.” Lo spettacolo comincia con la sua morte, il 2 novembre del 1975, e il  cadavere inerme sulla spiaggia di Ostia. Il Pasolini di Helitzka è “un fantasma che contempla sè stesso”, come afferma nell’intervista alla Repubblica.it, “c’è il suo vedere “politicamente”, ma c’è anche la vita, il rimpianto per l’innocenza perduta che lo legava agli ultimi, ai diseredati”. L’interpretazione dell’attore è autentica,mai banale, comprensibile e toccante anche per coloro che sono all’oscuro della tormentata vita del poeta bolognese. Herlitzka recita apparentemente solo, su un palco tra paglia e un manichino-cadavere riuscendo a catturare senza mai minimizzare la complicata versatilità culturale di Pasolini, la sua anima artistica e radicale.”Se si ama il Pasolini poeta non si può non amare anche l’uomo, la sua sincerità straziante, quasi violenta.”

Il Cinema tra Wertmüller e Buongiorno Notte

Stamattina alle dieci in via dei Fiori, nella nota casa di tolleranza…

Roberto Herlitzka
Roberto Herlitzka in Buongiorno, notte

È il 1973 ed Herlitzka viene scelto dall’amica Lina Wertmüller per il film D’amore e d’anarchia, con Giancarlo Giannini, Mariangela ed Anna Melato, Eros Pagni, Elena Fiore, Giuliana Calandra. La prima delle tante collaborazioni tra l’attore e l’allieva di Fellini. Fra i più importanti ricordiamo Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada (1983), nel cast anche Ugo Tognazzi. Ed è sempre grazie alla regista italiana che riesce ad ottenere il Premio Gassman come Migliore Attore per gli spettacoli “Lasciami andare madre”(2004) e “Lignea”. È poi Buongiorno, notte il film capolavoro di Marco Bellocchio ,che vede Herlitzka vestire i panni di Aldo Moro (presidente del partito della Democrazia Cristiana ,cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri rapito il 16 marzo del 1978 dal gruppo terroristico delle Brigate Rosse ed ucciso dalle stesse il 9 maggio), pellicola che gli frutta i più alti riconoscimenti del cinema italiano come il David di Donatello e il Nastro D’argento al Migliore Attore protagonista nel 2003. Ricopre inoltre il ruolo del Cardinale Bellucci nell’indimenticabile film premio Oscar “La grande Bellezza” di Paolo Sorrentino.

Roberto Herlitzka
Roberto Herlitzka

Di sè stesso Roberto Herlitzka dice “sono nato vecchio e rimasto uguale”. Difficile crederlo. Non ci si aspetta mai di vedere un vecchietto interpretare tanta umanità. Difficile credere da dove prende l’energia, la forza per calarsi ogni in un’anima nuova. Herlitzka non delude neanche stavolta. Perchè no, non è facile. Perchè “fare l’attore è un gioco faticoso”.

Alessia Thomas

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