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Zen: pensiero, riflessione e meditazione in Oriente

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Zen

Zen: pensiero, riflessione, meditazione. Il termine zen 禅 rappresenta la lettura giapponese dell’ideogramma cinese ch’an che significa letteralmente meditazione ed è una delle sei perfezioni (paramita) alla base del raggiungimento dell’illuminazione indiana (bodhi).

Con tale terminologia spesso si allude all’insieme delle scuole Buddhiste giapponesi, cinesi (Chan cinese), coreane (Son coreana) e vietnamite (Thien) che, da generazioni, portano avanti un percorso linguistico, storico, culturale che si lega ad aspetti mistici, filosofici e religiosi delle culture orientali. Le analogie tra le varie scuole sono molteplici e le diversificazioni sono molto difficili da esplicitare a causa dei tratti comuni che incentrano interpretazioni occidentali dell’originario pensiero orientale.

Lo zen rappresenta una metodologia dello spirito, della coscienza e della mente che può essere adottato da chiunque, in qualunque luogo e tempo. L’intento, mediante questa pratica, è quello di raggiungere un equilibrio interiore ed esteriore atto al benessere attraverso le pratiche di meditazione. Tale pratica si rifà al termine zazen che letteralmente significa “sedere in meditazione” in una apposita stanza che si trova in ogni monastero zen e che si chiama sendo (tanza [do] della meditazione).

Non possiamo parlare di un vero e proprio movimento o di un modus operandi o di pensiero poichè esso rappresenta proprio il non pensiero, o meglio, l’assenza di pensiero articolato, come se si volesse creare uno spazio vuoto tra un pensiero e l’altro. Come direbbe Shan Hui:

Il vero vedere è quando non c’è più nulla da vedere

Caratteristiche dello Zen

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Le caratteristiche del pensiero zen sono molteplici e fanno riferimento al modo in cui si affrontano le dinamiche quotidiane manifestando una certa fusione tra mente e corpo. Secondo tale pensiero la vita è sofferenza e bisogna prendere coscienza del fatto che la sofferenza esiste e la si può superare solo se la si accetta e riconosce.

Ma quali sono le sue cause? In primis essa origina dall’attaccamento ai bisogni materiali, dai possedimenti ai desideri. Non si raggiunge mai una vera e propria felicità bensì ci si ferma alla serenità, adattandosi e semplicemente non desiderando.

Non esiste alcuna forma di ribellione o critica del giudizio bensì una grande tolleranza dove la predisposizione a un giudizio dinamico è alla base di una tolleranza concreta.

Lo Zen si rifà all’insegnamento di quell’uomo libero, il Buddha Shakyamuni che

un giorno un’immensa folla di persone si radunò per ascoltare gli insegnamenti di Shakyamuni, il Buddha.

Il Buddha non disse una parola
tenne semplicemente in mano un fiore,
solo il discepolo Kasyapa comprese
l’essenza di questo gesto.
Avvenne così la prima trasmissione
di un insegnamento senza parole,
da maestro a maestro
da mente a mente
i Shin den Shin.

Mille anni dopo un monaco indiano
arrivò in Cina dopo un lungo viaggio
si chiamava Bodhidharma.
Era il ventottesimo erede
di una ininterrotta linea
di maestri discendente direttamente
dal Buddha
e portava con sé l’essenza
di quell’insegnamento.

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Sabrina Mautone

Fonti

Fonte citazione: http://www.monasterozen.it/it/cose-lo-zen.html

Zen e ulteriori informazioni: http://www.zendoccidente.org/

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