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Gender theory? Non abbiamo capito nulla

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Ultimamente si è letto di un attacco generale, soprattutto da parte di conservatori ed esponenti del mondo cattolico, nei confronti della famigerata gender theory, la teoria dei generi; affrontando l’argomento con spirito critico e partendo dai giusti presupposti, si capisce come la gender theory sia un’invenzione degli stessi che la criticano.

La gender theory come invenzione di chi la critica

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Non un maschio che sceglie di essere femmina o viceversa, come vuole la gender theory, ma la consapevolezza delle molte sfaccettature della nostra identità di genere

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza: la paura di quanti parlano di gender theory è che tale teoria porterà ad una sorta di scenario apocalittico in cui verranno cancellate le distinzioni tra maschio e femmina per arrivare ad una serie di individui che, liberamente, potranno scegliere se essere maschi o femmine.

Molto bene, tale assurdità deriva dal fatto che questa gender theory è una invenzione di quegli stessi che la criticano; eh già, sembra strano ma è così. In effetti, c’è da domandarsi se costoro abbiano inteso qualcosa circa il gender; a questo punto possiamo tranquillamente affermare che:

Il termine italiano genere traduce l’anglosassone gender, introdotto nel contesto delle scienze umane e sociali per designare i molti e complessi modi in cui le differenze tra i sessi acquistano significato e diventano fattori strutturali nell’organizzazione della vita sociale.

Come appare subito evidente, nessuno vuol negare l’esistenza di differenze tra sessi o rimuovere suddetta differenza; quest’ultima possibilità è molto temuta dal massimo esponente del mondo cattolico, il Papa, il quale si chiede “se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa”. 

Anche il Santo Padre, insomma, sembra fuorviato da questa gender theory – che continua a non esistere. Siccome rischiamo di farci fuorviare anche noi, facciamo un passo indietro e vediamo di capire come il termine sesso sia chiaramente distinto dal termine genere:

  • il sesso è un fattore determinato biologicamente, in quanto, da neonati, siamo detti maschi o femmine in base ai nostri genitali – tralasciamo i casi di ermafroditismo;
  • fattori socioculturali, invece, rendono il genere un costrutto frutto delle etichette che accompagnano la concezione di uomo e donna.

Cerchiamo di capire meglio quest’ultimo concetto: nella stragrande maggioranza dei casi, un bambino che ha una particolare passione per la danza classica sarà preso in giro dai suoi coetanei che lo giudicheranno simile ad una bambina; allo stesso modo, una bambina con una particolare passione per il calcio verrà segnata a dito dalle compagne in quanto maschiaccio. Tali atteggiamenti sono frutto di stereotipi socioculturali che mirano ad inquadrare alcuni comportamenti e alcune preferenze come strettamente maschili o come strettamente femminili. L’identità di genere, quindi il sentirsi uomo o donna, prescinde dall’orientamento sessuale, cioè dall’attrazione fisica ed emotiva che possiamo provare nei confronti di un altro essere umano.

Forti di queste informazioni, possiamo adesso affermare con ancor più convinzione l’assoluta inconsistenza della gender theory in quanto i suoi ideatori/critici non hanno compreso l’effettiva natura degli studi di genere.

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Joan Wallach Scott

Gli studi di genere

Gli studi di genere, lungi dal voler mettere in discussione il sesso inteso come fattore determinato biologicamente, indagano il modo in cui il contesto sociale ha dato vita a stereotipi che hanno categorizzato il maschile ed il femminile, cosa che ha portato all’allargarsi della frattura tra i due “mondi”; le conseguenze di questa spaccatura vanno dalla presa in giro nei confronti del ragazzo che ama veder danzare Nureyev all’omofobia e al considerare un omosessuale o anche un transessuale un qualcosa di diverso e di non naturale rispetto alla “naturale” distinzione tra maschio e femmina tanto cara ai suddetti ideatori/critici della gender theory.

Costoro, tanto preoccupati e compresi nel loro ruolo di difensori della natura – e solo sul concetto di natura si potrebbero scrivere fiumi di inchiostro, come tra l’altro è stato fatto – non sanno nemmeno, probabilmente, che il gender inteso come categoria è stato studiato in primis dal femminismo americano degli anni ’70; le posizioni del movimento miravano a rendere consapevole la società che i ruoli attribuiti in modo del tutto arbitrario agli uomini e alle donne sono frutto di stereotipi socioculturali, arbitrari appunto, che non tengono conto delle centinaia di sfaccettature che compongono l’identità di genere di ciascuno di noi. Addirittura Joan W. Scott, storica statunitense, ha affermato che uomo e donna sono categorie prive di significato, nonché contraddittorie.

Dunque capirete bene come la teoria del complotto della gender theory ordito da un’oscura e misteriosa lobby gay abbia un valore scientifico pari a zero; ma, soprattutto, lo scopo del voler spiegare il gender e gli studi ad esso legati nelle scuole è quello di far comprendere, fin dalla più tenera età, che non esiste nessun ruolo predeterminato e nessuna preferenza che sia esclusivamente maschile o esclusivamente femminile.

Insomma, si vuole insegnare la libertà di pensiero ed eliminare il pregiudizio che da secoli si accompagna alla nostra cultura; e la cosiddetta famiglia tradizionale non è certo in pericolo se una bambina comprende di non doversi vergognare se preferisce una partita di calcio ad una barbie superaccessoriata.

Luigi Santoro

Fonti

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