Home Cinema Cinema statunitense moderno (1960-1999) Taxi Driver: l’analisi del film con Robert De Niro

Taxi Driver: l’analisi del film con Robert De Niro

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“Ma dici a me? Ma dici a me? Eh non ci sono che io qui”, ecco una delle battute più famose della storia del cinema. Diciamolo, non in pochi abbiamo provato questa scena davanti ad uno specchio, magari senza una pistola in mano, probabilmente ripetendo lo stesso monologo immaginando di avere davanti ai nostri occhi l’odiato di turno. Taxi Driver, film del 1976, è ritenuto uno dei capolavori di Martin Scorsese, effettivamente vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes dello stesso anno, esso permise al cineasta americano di essere annoverato tra i registi più promettenti del suo tempo.

Taxi driver, la cui sceneggiatura venne scritta da Paul Schrader, vede come protagonista un ex marine reduce dalla guerra del Vietnam interpretato da un Robert De Niro già premiato con un Oscar nel 1974 come migliore attore non protagonista ne Il Padrino – parte seconda.

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Incapace di tornare alla normalità, di integrarsi nuovamente nella società e per di più affetto da una grave forma di insonnia, Travis Bickle, decide di lavorare come tassista notturno. Si ritrova quindi a girovagare per i sobborghi di una New York degradata, popolata da ladri, assassini e prostitute, una città sporca il cui “puzzo ti piglia alla gola”.

Cercando uno sprazzo di luce, un qualcosa di salvabile in quel mondo marcio, Travis si innamora di Betsy, una creatura angelica, l’ex reginetta di bellezza del 1966 Cybill Shepherd, che sembrerebbe appunto perfetta: bellissima, impegnata politicamente e intrigante. Purtroppo l’alienazione del protagonista si fa ben presto spazio nel suo rapporto con il sesso opposto, facendo sì che scelga come luogo per il primo appuntamento un cinema porno, di certo non il posto più romantico.

taxi driverCosì anche l’ultima sua ancora di normalità viene meno quando Betsy si rifiuta di incontrarlo nuovamente. E Travis perde il controllo, decide di comprarsi un arsenale, perchè una sola pistola non basta, per poter raggiungere il suo scopo, eliminare il responsabile della sua rovina ossia il senatore Palantine.

Inizia un suo training psicologico e fisico che gli permette di diventare finalmente la persona da lui voluta, non più un timido ventiseienne ma un paladino della giustizia in ottima forma e senza paura.

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Taxi Driver, un viaggio nel viaggio

Taxi driver esplora quelli che sono i pensieri di una mente disturbata, un uomo che, dopo aver assistito a tutte le brutalità di una guerra per proteggere il suo Paese, non riesce più a riprendersi e ad uscire da un ambiente dove a regnare è la violenza.

Ma forse la follia degenerante di Travis non è solo dovuta ad uno shock postraumatico, agli omicidi e alle barbarie della guerra. Forse quello che provoca la disfatta della parte razionale del protagonista è il suo rendersi conto di aver combattuto per la salvezza del suo Paese che però è, come il mondo che ha lasciato con il congedo, a sua volta abitato dalla crudeltà e dall’odio.

“Ho avuto anche troppa pazienza con voi, sfruttatori, ladri, drogati, assassini, vigliacchi”, Travis ne ha abbastanza, è incredulo di fronte ad una società inumana e deteriorata. Il passaggio da un inferno ad un altro la cui differenza risiede solo nell’apparente inconsapevolezza del secondo del proprio modus vivendi, causa il desiderio di Travis di trasformarsi nuovamente in marine e ripulire la città da quel marciume.

Scorsese sceglie un’ambientazione scura, una città dalle strade bagnate e sporche, come se volesse portare in superficie i tunnel fognari umidi e infangati della sua New York.

La colonna sonora di Taxi driver, con la musica di Bernard Hermann, inizia coccolandoci in maniera lenta, portandoci in uno spazio che sembra quasi surreale, il mondo dei sogni e che prosegue per tutto il film fino a scatenarsi durante la scena della sparatoria.

A questo proposito vediamo uno Scorsese ancora alle prime armi, che comincia a diventare un qualcuno nella creazione di scene brutali e crude. E magari, chissà, la pellicola sarebbe potuta finire così, con un De Niro accasciato sul divano che all’apice della sua pazzia si spara alla tempia con un dito insanguinato, stremato dopo il suo ultimo tentativo di redimere la nazione.

taxi driver taxi driverIn ogni caso Taxi driver è uno dei film migliori film di sempre, quindi tanto di cappello ad un esordiente Martin Scorsese!

Celia Manzi

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