Supernatural, season finale: pro e contro

Con My Brother’s Keeper si è conclusa la decima stagione di Supernatural. Vi avverto: ove mai non conosceste Supernatural o non aveste ancora avuto il piacere di vedere l’episodio, fermatevi qui e non proseguite perché questo articolo contiene spoiler.

Supernatural: My Brother’s Keeper

Supernatural
Morte (Julian Richings) si polverizza dopo essere stato colpito con la propria falce da Dean

Che dire? Abbiamo assistito a un episodio di Supernatural che sicuramente ci ha lasciati di stucco; ma in senso positivo o negativo? Entrambi. Positivo perché, come sempre, la serie di Eric Kripke riesce a sorprenderci con una conclusione inaspettata, addirittura troppo inaspettata:

  • la morte di Morte (il Cavaliere), eliminato da Dean con l’unica arma (cfr. quinta stagione) in grado di ucciderlo;
  • la scoperta dell’esistenza de the Darkness (l’Oscurità), entità reclusa da Dio e dagli Arcangeli all’alba dei tempi, la cui gabbia ha come unica chiave proprio il Marchio, molto più di una semplice maledizione;
  • il Marchio, che deve essere trasmesso affinché la gabbia rimanga chiusa e che corruppe Lucifero, il quale poi lo passò a Caino che lo diede a Dean.

Ma, per gli stessi motivi, questo finale di stagione ha meravigliato anche in negativo:

  • innanzitutto, il decesso di Morte; ed è ridicolo solo dirlo: come può la Morte morire? Non avrebbe dovuto mietere Dio, come detto dallo stesso Cavaliere nella quinta stagione? Ora non morirà più nessuno?
  • The Darkness sembra tanto un Deus Ex Machina, quasi il boss finale, che ritroveremo nell’undicesima stagione, la cui esistenza non era ipotizzabile da nessuno (facile inventare un supercattivo al termine di ogni arco narrativo, no?);
  • il ruolo marginale – più di quanto possa sembrare – del personaggio di Castiel (alcuni tra i fan avevano ipotizzato che un ingrediente dell’incantesimo di Rowena – Ruth Connell – sarebbe stato proprio la sua Grazia) che, di fatto, non assume mai un ruolo di primissimo piano ai fini della storyline principale.

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Il Marchio di Caino sul braccio di Dean

Un’arma a doppio taglio

Il discorso è delicato: da una parte c’è chi apprezza la trovata del tutto inaspettata che stravolge le carte in tavola e lascia col fiato sospeso in attesa di una nuova stagione; dall’altra c’è chi preferisce avere punti cardine saldi su cui basarsi per arrivare ad un season finale non scontato ma nemmeno inverosimile, che si fonda interamente su elementi conosciuti e non del tutto inediti.

Sicuramente la prima tipologia di fan è stata accontentata: come detto, non era ipotizzabile la presenza di un’entità in grado di rivaleggiare con Dio per il controllo dell’universo, né tanto meno si poteva pensare che il Marchio fosse l’ennesima chiave dell’ennesimo luogo ultraprotetto (la gabbia di Lucifero, il Purgatorio e ora la gabbia de the Darkness) presente nel mondo di Supernatural. Se, da un lato, questi nuovi risvolti aprono una vasta gamma di possibilità per gli sviluppi futuri della serie, d’altra parte resta insoddisfatto chi aveva tentato di risolvere il problema del Marchio (alcune delle teorie dei fan prevedevano il sacrificio di Cass o di Sam e la conseguente lotta contro Rowena o Crowley) basandosi sugli elementi messi a disposizione dagli sceneggiatori durante il corso della stagione; insomma, le rivelazioni del Tristo Mietitore portano il secondo tipo di fan a dire “e io come potevo immaginarlo?“.

Non che lo spettatore abbia il diritto di conoscere il contenuto del copione in anteprima; ma, in questo modo, si ha l’impressione della ricerca affannosa di un escamotage che giustifichi il rinnovo per un’altra stagione. Poco approfonditi, inoltre, sono stati alcuni intrecci secondari come il molto interessante background della famiglia Styne – anche in questo caso, c’è chi pensava ad un loro ruolo da antagonisti principali nell’undicesima stagione – o l’affaire Metatron, appena accennato, che, almeno, vedrà il proprio sviluppo nella stagione successiva. Nota dolente, poi, il personaggio di Castiel che ha avuto rilievo solo in occasioni secondarie – come gli episodi dedicati al rapporto con Hannah o con Claire – se si esclude Soul Survivor – mentre si era imposto come protagonista a partire dalla quarta stagione; e che dire di Chuck (Rob Benedict), profeta volatilizzatosi al termine della quinta stagione e da molti ritenuto Dio, che è apparso nell’episodio Fanfiction – probabilmente l’episodio va considerato il fiore all’occhiello della stagione – per poi non farsi più vedere?

Stagione 10: esame superato

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Jimmy Novak interpretato da Misha Collins; enorme è la differenza tra il personaggio di Jimmy e quello di Castiel (“Angel Heart”)

Il giudizio complessivo sulla decima stagione, però, è senz’altro positivo: personaggi secondari da tempo dimenticati come Kate (Brit Sheridan), Claire (Kathryn Newton) e l’amatissimo Bobby (Jim Beaver) hanno fatto la loro comparsa, così come anche Benny il vampiro (Ty Olsson), lo sceriffo Jody Mills (Kim Rhodes), Charlie Bradbury (Felicia Day), che parte fondamentale ha avuto nella fase conclusiva della stagione, e lo stesso Morte (Julian Richings). La bravura degli interpreti, uno su tutti Misha Collins, che ha da sempre interpretato il doppio ruolo Castiel/Jimmy in modo magistrale, unita ad un’ottima regia ed una scelta sonora azzeccatissima – in particolare i continui richiami al rock classico – rendono ogni episodio un piccolo capolavoro tecnico.

Insomma, una stagione cominciata con ottime premesse che è venuta a mancare per quanto riguarda gli aspetti sopra descritti solo negli ultimi episodi che non si sono rivelati all’altezza di conclusioni come quelle di Lucifer Rising o di Sacrifice, tanto per citarne due. Supernatural resta una serie TV godibilissima che terrà sicuramente incollati alla TV i suoi fan per un altro anno, con la speranza di non scadere nello scontato viste le dubbie premesse con cui si aprirà l’undicesima – e probabilmente ultima – stagione.

Luigi Santoro

Fonti

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