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Una lezione di Storia: il Vero e il Falso nel Web

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La storia che serve, è una storia serva, serva perché al servizio dell’uomo, serva perché al servizio della società.

Viviamo ormai in una società informatizzata, una società in rete, una società figlia della Terza rivoluzione industriale e dello sviluppo delle telecomunicazioni. Una società in cui l’informazione comincia a diventare sempre più un’attività economica, giacché industrie ed istituzioni sono coinvolte nella raccolta, elaborazione, produzione, trasmissione e distribuzione della stessa.web

E la più grande tra queste istituzioni è il Web, che con i suoi motori di ricerca e i suoi social network raccoglie, elabora, produce, trasmette e distribuisce quantitativi, infinitamente grandi, di notizie.

Ma siamo in grado di distinguere, all’interno di questo flusso incontrollabile, le notizie vere da quelle false?

Vero o Falso?

Tutti noi viviamo una difficoltà crescente nel distinguere il vero dal falso, il genuino dal taroccato, il vero dal verosimile, il falso dal “falsosimile”. vero-falso

Il Web è diventato in questo senso uno dei maggiori dispensatori di presunte verità:

Oggi, chiunque sia insegnante […] sa che i ragazzi hanno un unico criterio di verità: “L’ho trovato su internet!

Ma la rete è ingannevole e può diffondere velocemente notizie prive di qualsiasi fondamento.

Barack Obama è musulmano:

Secondo un’indagine condotta nel 2010 dal Pew Research Center:  un americano su cinque pensa che Barack Obama sia musulmano, percentuale che aumenta dal 18% al 34% ( un teste su tre ) se l’indagine viene condotta unicamente tra i Repubblicani.growingnumberchart-01

Eppure il presidente degli Stati Uniti è sempre stato chiaro sulla propria fede, ma a quanto pare per qualcuno non lo ha mostrato in maniera abbastanza evidente.

La credulità di tanti americani nella favola di Obama musulmano riflette, evidentemente, ossessioni antiche e paure nuove: l’antica ossessione del male che può venire dagli uomini con la pelle scura; la paura nuova, post 11 settembre, del male che può venire anche oltreoceano dagli uomini che riconoscono in Maometto il loro profeta.

Il prorompere del Falso:

Per avere successo una notizia falsa deve rispettare tre caratteristiche:

Deve essere verosimile, deve suscitare la curiosità del lettore e deve annebbiarne lo sguardo puntando sul sensazionale.

In pratica la falsa notizia deve adeguarsi a quella che in sociologia è chiamata “Coscienza Collettiva“:

Una notizia falsa nasce sempre da rappresentazioni collet­tive che preesistono alla sua nascita; essa non è casuale se non in apparenza, o, più precisamente, tutto ciò che v’è di fortuito in es­sa è l’incidente iniziale, assolutamente casuale, che scatena il la­vorio delle capacità d’immaginazione, ma questa messa in moto non ha luogo se non perché le immaginazioni sono già pronte e in silenzioso fermento. Un avvenimento, una percezione distorta per esempio, la quale non andasse nel senso in cui già propendono gli spiriti di tutti, tutt’al più potrebbe costituire l’origine d’un erro­re individuale, ma non una falsa notizia popolare e ampiamente diffusa.

In parole semplici: accettiamo facilmente una notizia che conferma un nostro precedente sospetto.

Il Web come vettore di false notizie:web

Come abbiamo già detto in precedenza, è ormai diffusa la convinzione che ciò che si trova in rete debba essere necessariamente vero.

Siamo abituati a porre le nostre domande e a chiarire i nostri dubbi proprio tramite la rete ed in questo modo abbiamo fornito un’incosciente validità alle risposte che la rete ci fornisce, senza chiederci da dove queste risposte provengano.

Tutto un problema di Fonti:

Un compagno vi riferisce che uno dei vostri amici ha commesso non so qual sciocchezza. Prima di cre­dergli, pregatelo di citarvi le sue fonti. Talvolta scoprirete che non ne aveva altre se non la propria immaginazione. O se ne aveva non erano degne di fiducia. Oppure le aveva interpretate male. Ri­schiate a vostra volta di farvi eco di un pettegolezzo qualunque. Prima di parlare, chiedetevi se potreste citare le vostre fonti. Fi­nirà che non aprirete bocca.web

Come in un processo, per ricostruire la realtà dei fatti, è necessario che si raccolgano delle testimonianze, ma le testimonianze non hanno tutte uno stesso valore, vanno soppesate ed è qui che corre in nostro aiuto il metodo storico.

La soluzione storica:

L’arte di discernere nei racconti il ve­ro, il falso e il verosimile si chiama critica storica.

Lo storico ha a che fare ogni giorno, nel proprio lavoro di ricerca, con numerose testimonianze e deve quindi imparare a valutarne l’attendibilità.

Deve quindi essere in grado di svolgere un’accurata indagine filologica, aiutato in questo da un istinto, acquisito con l’esperienza, durante i propri studi.

Questo istinto è lo “spirito critico“, che altro non è se non un “paranoico” sentimento di scetticismo verso tutto ciò che gli passa per le mani.

Il valore del falso:

Ma lo storico non si limita a scovare il falso:

Egli lo considera anche come un oggetto di studio sul quale si china allorché si sfor­za di capire la concatenazione delle azioni umane. Le notizie false, in tutta la molteplicità delle loro forme – semplici dicerie, imposture, leggende ‑ hanno riempito la vita dell’umanità. Come nascono? da quali elementi traggono la loro consistenza? come si propagano, guadagnando in ampiezza a mano a mano che passano di bocca in bocca o di scrit­to in scritto? 

Ed è in questo che consiste l’insegnamento della storia: nel riconoscere il falso, per cavare da esso una verità.

Un insegnamento applicabile tanto ai documenti antichi quanto ai “post” contemporanei.

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Lercio, un sito che da valore al falso, un valore satirico in questo caso.

 Mario Sanseverino

  • Marc Bloch, Riflessioni di uno storico sulle false notizie della guerra, in M. Bloch, Storici e storia, Torino, Einaudi, 1997.
  • Marc Bloch, Critica storica e critica della testimonianza, in M. Bloch, Storici e storia, Torino, Einaudi, 1997.
  • Alberto Natale, Gli specchi della paura, Carocci, Roma, 2008.
  • Sergio Luzzatto, La neo-ignoranza è un digital-divide, in: Il Sole 24 ore, 31 ottobre 2010.

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