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Controriforma e letteratura: il caso italiano

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Controriforma o Riforma cattolica: lasciamo agli storici la scelta di una più giusta terminologia e diamo uno sguardo più da vicino al modo in cui la Chiesa utilizzò la cultura e l’istruzione di fronte al dilagante pericolo del protestantesimo.

Controriforma
Martin Lutero

Tale movimento nacque in Germania con Lutero, ed è rimasto impresso nell’immaginario collettivo il suo gesto simbolico di affiggere 95 tesi, in cui aveva elencato i motivi della protesta, fuori la cattedrale di Wittenberg. Protesta che si estese in tutta Europa, Italia compresa.

Le caratteristiche della riforma protestante italiana si distinsero soprattutto perché strettamente connesse all’ideologia rinascimentale e umanistica. Il centrismo dell’uomo, l’esaltazione delle sue capacità e della sua intelligenza: concetti, questi, che avevano segnato il distacco dal mondo medievale,  ancora portavoce di un’umanità in rapporto di subordinazione totale rispetto a Dio.

Ma se è vero che il movimento protestante prese piede su suolo italiano, bisogna tenere in conto anche che esso dovette fare i conti con la risposta della Chiesa cattolica, cui erano venuti a mettere zizzania proprio sotto casa.

Controriforma e controllo delle masse

La Chiesa avviò una violenta repressione, la cosiddetta Controriforma, forte del fatto che in Italia non sviluppò mai un movimento unitario così come era avvenuto in Germania con Lutero. Ciò comportò una maggiore attenzione alla religiosità popolare, laddove, soprattutto nelle campagne, si sentiva ancora l’eco di antichi culti pagani legati alla terra, con lo scopo di uniformare il credo e la sua ritualità. Al contempo s’instillò maggiore timore di Dio nelle masse attraverso il senso del peccato, favorendo un certo rigorismo di costumi; si sfruttò il terrore del demonio favorendo pregiudizi, superstizioni e la famigerata caccia alle streghe.

Ci fu un particolare ordine religioso cui venne affidato il controllo dell’istruzione: I Gesuiti o la Compagnia di Gesù. Anche se in origine non era in programma la pedagogia, questa finì col tempo per divenire la sua principale attività, e l’educazione di questo periodo fu sicuramente gerarchica, discriminante (basti pensare che il popolo non poteva avere diretto contatto con la Bibbia); il fine ultimo era quello di eliminare qualsiasi forma di spirito critico. Di contro, la Chiesa favorì varie forme di arte figurativa per rappresentare visivamente (la pittura sacra, cerimonie pubbliche..) la dottrina cattolica.

Il controllo dell’istruzione era necessario per evitare direttamente la nascita di una qualche forma di dissenso, e perciò, il più delle volte, i giovani rampolli di famiglie importanti venivano mandati a studiare nei collegi per essere avviati poi alla carriera ecclesiastica. Così si assicurava un ampio consenso nell’alto clero, mentre il substrato popolare veniva indottrinato attraverso la predicazione.

Le scuole religiose ebbero un grande successo, spodestando quasi del tutto quelle laiche. Ma il vero colpo di genio fu quello di sfruttare la corrente di pensiero umanistico, che abbiamo già detto essere in accordo con la riforma protestante, per asservirlo alla controriforma. Lo studio del latino, della letteratura e, perciò, tutta la formazione cosiddetta classica vennero strumentalizzati.

Esistevano, però, ancora le università che non potevano certo essere abolite, ma anche su quel fronte si favorì lo studio della filosofia di stampo aristotelico e dell’astronomia secondo Tolomeo. E il metodo della censura fu a tal proposito fondamentale per limitare e ostacolare la libertà di pensiero.

Indice dei libri proibiti

La Chiesa poteva sicuramente combattere le sue eresie giorno per giorno, ma che fare con la produzione letteraria del passato? Bruciarla in toto? No, non era il caso. La si poteva revisionare, però, e proprio così andarono le cose. Nel 1559 venne pubblicato, infatti, il cosiddetto Index librorum prohibitorum (indice dei libri proibiti), che, come suggerisce il titolo, è sostanzialmente una raccolta di tutti i testi scritti fino a quel momento che non dovevano essere letti nella maniera più assoluta.

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Statua in bronzo di Giordano Bruno. Accusato di eresia, fu bruciato vivo in piazza Campo de’ Fiori a Roma nel 1600

Sostenitori di immonde eresie, istigatori peccaminosi: questo erano diventati intellettuali come Niccolò Machiavelli (cui avevano censurato tutte le opere) o Dante Alighieri (solo per il De monarchia).

E la lista si allungherebbe di parecchio, se si pensa che fu oppresso solo nel 1966! Nel tempo anche Giovanni Boccaccio col Decamerone, Ludovico Ariosto, Domenico Burchiello e tanti altri finirono nella backlist della Chiesa, per non parlare di alcuni filosofi come Hobbes (con il Leviatano), Spinoza e chi ne ha più ne metta.

Ma nonostante la repressione sia stata fortissima, la letteratura di questo periodo non fu arida, anzi, e autori come Campanella o Bruno ne costituiscono un grande esempio. Stavano sempre in allerta, certo, e qualcuno finì pure sulla graticola in piazza Campo de’ Fiori, ma il più delle volte erano costretti ad un atteggiamento di nicodemismo per avere salva la vita.

Roberta Fabozzi

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