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Dio, il male e il libero arbitrio nella filosofia di Leibniz

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Dio

Nello scorso articolo vi avevo promesso di parlare del concetto di male all’interno del pensiero di Leibniz; ma, per fare questo, occorre descrivere il Dio leibniziano e il libero arbitrio inteso dal filosofo.

Dio e il migliore dei mondi possibili

Dio
Firma di Leibniz

Un paio di articoli fa abbiamo detto che Dio corrisponde a ciò che è necessario affinché tutte le cose esistano; in altre parole, Dio è la causa dell’esistenza dei fenomeni. L’esistenza di Dio si può dimostrare:

  1. a posteriori, in quanto principio di armonia tra tutte le cose, in quanto loro ragione d’essere;
  2. a priori, partendo dalla definizione di Dio come essere perfettissimo: tale ragionamento è presente in un breve scritto, il Quod Ens Perfectissimum Existit, del 1676.

Stabilita l’esistenza necessaria di Dio, la sua assoluta perfezione e il suo essere alla base dei fenomeni, allora il prossimo passo è chiedersi: come avviene la creazione del mondo? In cosa consiste tale creazione, dato che:

(…) solo Dio è l’unità primitiva o la sostanza semplice originaria, le cui produzioni sono tutte monadi create o derivative, e nascono, per così dire, attraverso delle continue folgorazioni della divinità di momento in momento, limitate dalla ricettività della creatura, cui è essenziale essere limitata

Ebbene, la mente di Dio racchiude, in sé stessa, molte idee e ad ognuna di esse corrisponde una struttura, una possibilità di esistenza; ne consegue che, quando Dio crea, sceglie tra tutti questi modelli possibili che possiede. Una possibile obiezione potrebbe consistere nella domanda: perché Dio sceglie un modello piuttosto che un altro? Egli segue un criterio non solo logico ma anche morale, ovvero la regola del meglio: Dio, infinitamente buono e perfetto, sceglie di creare il migliore tra i mondi possibili.

Il mondo, dunque, è il migliore tra i mondi possibili ma resta una questione di importanza non indifferente da risolvere: il libero arbitrio. Se per Leibniz le azioni della monade non sono altro che il dover essere che si esplicita – ovvero ogni azione è già implicita nella stessa interiorità della monade – dov’è la libertà? Dove la morale?

Il duplice tipo di necessità

Se Dio, quando crea una monade qualsiasi, vede nella stessa definizione di questa monade le sue azioni future allora si può affermare la libertà di suddette azioni?

Leibniz distingue, in realtà, due tipi di necessità che riguardano le azioni:

  1. necessità logica o assoluta, che si applica alle verità di ragione;
  2. la necessità ipotetica o morale, che si applica alle verità di fatto.
Dio
Statua di Leibniz a Lipsia

Non è possibile il contrario di una verità di ragione data l’esistenza del principio di non contraddizione (il quale afferma che non è possibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo riguardo) ma è possibile il contrario di una verità di fatto anche se, a causa del principio di ragione sufficiente, è sicuro che mai si verificherà.

In sostanza, Dio vede in una monade l’azione che è futura ma l’azione opposta è possibile, perché Dio stesso si conserva il diritto di renderla compiuta in uno di quei mondi che, ora, ha deciso di non creare; l’azione che, de facto, si compie è libera, la scelta di Dio indirizza la volontà ma non la necessita e, dunque, la volontà rimane libera.

La giustificazione del male

Resta un ultimo punto da chiarire: il male. Sì, perché si potrebbe accusare Dio di aver prodotto il male che c’è nel mondo dato che tutto ciò che esiste è posto in essere dalla volontà di Dio; Leibniz, nei Saggi di Teodicea, non vuole negare il male nel mondo dato che esso è il migliore di quelli possibili, non l’ottimo in senso assoluto. Il male, però, non ha una realtà positiva in sé, si presenta solo come negazione e privazione legate alle cose create che sono limitate rispetto alla perfezione infinita di Dio.

In altre parole: possiamo giustificare la presenza del male in una parte del creato pensando all’armonia che lega il tutto, la presenza del male in una singola parte serve ad esaltare la perfezione del tutto complessivo.

Deborah Rosiello

Fonti

Fonte immagine in evidenza: www.vaticanotours.com

Fonte immagini media: www.maat.it; www.wikipedia.org

Fonte citazioni: G. von Leibniz, Monadologia, 1714, Bompiani

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